Coronavirus, i numeri in chiaro. Sebastiani: «La riapertura della scuola non è un pericolo? I dati dicono l’opposto»

di Giulia Marchina

«A gennaio, se continua così, non scenderemo sotto 5-10 mila casi al giorno, come invece è necessario per il tracciamento». E sul commissario Arcuri: «Ha detto che avrebbero fatto 300 mila tamponi al giorno. Dove sono?»

In Italia sono 887 i decessi legati al Coronavirus registrati nell’ultimo monitoraggio di oggi, 10 dicembre. Ieri le vittime erano state 499, in calo rispetto alle 634 di due giorni fa. Secondo i dati trasmessi dalla Protezione Civile e del Ministero della Salute, i nuovi positivi sono stati +16.999. Ieri se ne erano segnalati +12.756, a fronte dei +14.842 dell’8 dicembre. «A gennaio avremo ancora più di 10-15 mila casi al giorno», spiega il matematico Giovanni Sebastiani.


Professore, il presidente del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo durante l’audizione in Senato oggi, 10 dicembre, è tornato a dire che, secondo lui, le scuole vanno riaperte perché non costituiscono un pericolo e non sono la causa della seconda ondata. Lei invece è dell’idea opposta.


«Se hai un fenomeno, cerchi di interpretarlo. Finché ho una sola teoria che mi spiega lo scoppio della seconda ondata, io adotto quella. Cos’abbiamo a favore dell’ipotesi sulle scuole? Due dati di correlazione: il primo, che dimostra che dopo i 14 giorni dalla riapertura a metà settembre, siamo passati da un trend lineare a una crescita esponenziale con un tempo di raddoppio di una settimana. E’ importante ricordare che l’età media dei contagiati era molto bassa, sotto i 30 anni. Dopo una settimana circa crescevano in modo esponenziale anche le terapie intensive e i ricoverati nei reparti ordinari, con lo stesso tempo di raddoppio. Questo perchè molto probabilmente tra i ragazzi c’era un’alta percentuale di asintomatici, che poi hanno trasmesso il virus ai familiari, che si sono invece ammalati»

GIOVANNI SEBASTIANI |Percentuale positivi su casi testati

Il secondo?

«A metà novembre, due settimane circa dopo il DPCM della didattica a distanza, abbiamo raggiunto il picco della percentuale dei positivi sui casi testati. A questo punto, non abbiamo dati perché il ministero della Salute sono mesi che non fornisce i dati completi del tracciamento negli istituti scolastici, e soprattutto non è stata fatta nessuna indagine statistica campionaria tra gli studenti.  La didattica in presenza è l’evento che è accaduto due settimane prima dell’aumento esponenziale dei casi, non ce ne sono altri. Bisognerebbe allora chiedere a Miozzo qual è secondo lui la causa. Quando avremo a disposizione almeno due teorie, ne discuteremo».

A proposito di tracciamento, crede vengano fatti ancora troppi pochi tamponi?

«A fine ottobre il Commissario all’emergenza Domenico Arcuri ha detto che avrebbero messo su un piano per eseguire circa 300 mila tamponi al giorno, dato che, come è stato dimostrato e detto più volte, ci siamo giocati l’attività di tracciamento. Bene, dove sono questi tamponi? Quando siamo davanti a una percentuale di positivi alta, bisogna fare molti tamponi. Sia per limitare il contagio che per abbassare il tasso di errore nel monitoraggio, avere dati precisi, bisogna aumentare il numero di test. Le medie del numero giornaliero di tamponi molecolari nelle ultime tre settimane, esclusa quella corrente, sono rispettivamente 213000, 204000 e 187000. Il trend è di diminuzione».

GIOVANNI SEBASTIANI | Percentuale positivi su casi testati

Qual è invece l’andamento delle percentuali?

«In questo momento l’Italia ha un tasso di positività, rispetto ai casi testati, di circa il 25%. Da una settimana questo dato è costante. Perché? Da un’analisi a livello regionale, posso dire che ci sono alcune Regioni in cui le percentuali sono in crescita approssimativamente lineare dall’inizio di ottobre (Veneto e Puglia) e vuol dire che non è stato raggiunto picco circolazione. Mentre Lazio, Toscana, provincia di Trento hanno cominciato a scendere dopo il picco e ora sono di nuovo in risalita. In altre, come la Lombardia e il Piemonte, c’è sì una discesa, ma con una frenata».

GIOVANNI SEBASTIANI | Percentuale positivi su casi testati

Cosa significa?

«Che non tutte le Regioni spingono nella stessa direzione, anzi, spingono in direzioni diverse».

E a proposito delle terapie intensive?

«Se uno va a vedere, le terapie intensive, così come i ricoverati con sintomi stanno calando sul piano nazionale. Questo accade per effetto delle misure di contenimento. Più precisamente però, le variazioni giornaliere ci dicono che la situazione frena. Penso che siamo di fronte ad un aumento della circolazione del virus».

A cosa è dovuta l’ulteriore diffusione del virus?

«Per come la vedo io all’inizio dello shopping natalizio, attorno al 20 novembre, sull’onda del Black Friday».

Quale sarà la situazione da qui ai prossimi mesi?

«Da ora, 10 di dicembre, fino al 10 febbraio abbiamo tre grossi potenziali pericoli: le vacanze di Natale, la riapertura delle scuole e i picchi influenzali. La combinazione di questi tre fattori può essere veramente deleteria. Dobbiamo fare in modo di non avere un boom di contagi. Possiamo avere il controllo, sappiamo cosa dobbiamo fare».

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