Riaprire le scuole finora non è stato davvero rischioso. L’analisi del biologo Bucci: «Il ritorno in classe non c’entra con la seconda ondata»

di Fabio Giuffrida

A dimostrarlo è uno studio del professor Bucci insieme ad altri ricercatori: «Nella scuola ci si contagia esattamente come altrove. A causare la seconda ondata forse i nostri comportamenti estivi»

Non ha dubbi Enrico Bucci, professore di biologia alla Temple University di Philadelphia che, intervistato dal quotidiano la Repubblica, ha escluso che il rientro a scuola possa aver peggiorato la situazione epidemiologica in Italia. Le scuole non c’entrano nulla con la seconda ondata di Covid. «Non vi è un eccesso di contagi nelle scuole italiane rispetto ad altre situazioni: i casi sono diffusi nelle aule esattamente come in altri contesti sociali», ha spiegato.


«Nella scuola ci si contagia esattamente come altrove»

Non si tratta, però, di una buona notizia – ci tiene a precisare Bucci – perché questo significa che la scuola «non è stata difesa, non si è fatto abbastanza per metterla in sicurezza tanto che, in termini di contagio, è diventata come tutti gli altri luoghi non protetti». In uno studio, condotto dal professore di Biologia insieme ad altri ricercatori riuniti nel Patto trasversale per la scienza, si vede come «nella scuola ci si contagia esattamente come altrove».


Nel Lazio «più casi tra gli studenti che nel resto della popolazione»

Nello specifico, in Campania sono stati registrati «più contagi extrascolastici che scolastici». Il motivo? La Regione, su volere del governatore Vincenzo De Luca, «ha lasciato a casa gli studenti prima di tutte le altre». Nel Lazio, invece, ci sono stati «più casi tra gli studenti che nel resto della popolazione»: «Vuol dire che qualcosa non ha funzionato nelle sue scuole».

Cosa ha causato la seconda ondata

E allora – se non è stata la scuola – cosa ha causato la seconda ondata? «Forse ha più a che fare con i nostri comportamenti estivi che con il ritorno in classe», ha dichiarato Bucci secondo cui «le scuole non sono più a rischio di altri luoghi».

Foto in copertina: SCIENZA IN RETE

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