Da modello il Veneto diventa un caso: +40% di morti a novembre, gli ospedali sotto pressione rinviano gli interventi

Ieri sono state registrate 165 vittime. Zaia pronto a nuove misure: «Fondamentale che ci siano i ristori»

La situazione è pesante e il presidente Luca Zaia non lo nasconde. «3.324 ricoverati, più 57 nelle ultime 24 ore, sono un numero importante; è come se quasi 7 ospedali grandi di provincia fossero orientati per i pazienti Covid», ha dichiarato il governatore ieri 15 dicembre. In quello stesso stesso giorno il Veneto ha registrato ancora una volta il più alto numero di contagi in Italia, davanti anche alla Lombardia. Uno stato di crisi che preoccupa anche per il bilancio delle vittime: +165. «I ricoveri nei reparti non critici sono cresciuti di un terzo rispetto ad aprile», ha chiarito Zaia.


La situazione è critica un po’ in tutte le province venete, da Treviso a Verona. Nella città scaligera gli ospedali, ha annunciato il direttore dell’azienda ospedaliera Francesco Cobello, saranno costretti a ridurre del 40% gli interventi ordinari. E uno studio presentato da Francesca Russo, medico a capo del dipartimento di Prevenzione del Veneto, conferma la criticità in cui si trova la Regione: «Abbiamo considerato il tasso medio di mortalità degli ultimi tre anni. L’eccesso rispetto a questa media è stato del 38% tra la fine di marzo e l’inizio di aprile. Durante l’estate è sceso drasticamente, nei primi 15 giorni di novembre è salito al 32% e nella seconda metà ha toccato il 44%».

Statistiche da cui non si può scappare e che dovrebbero portare presto a nuove misure restrittive. Misure che però Zaia ha annunciato di non voler prendere in autonomia, ma che intende invece aspettare i prossimi provvedimenti del governo. Per il governatore il tema caldo è quello dei ristori: «Si fa presto a fare gli eroi con il portafoglio degli altri. Se c’è una soluzione nazionale, che garanzia ci danno?», dichiara Zaia. «Se si va nella zona arancione che prevede già una serie di restrizioni, che sono pesanti, è fondamentale che ci siano i ristori».

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