Obbligo vaccinale, De Micheli: «Non lo escludo». Bellanova: «Va introdotto per le categorie più esposte». Miozzo: «Il Parlamento dovrà pensarci»

di Chiara Piselli

Secondo Pregliasco c’è un «clima da insulti pericoloso». «Non sarà facile mitigare l’effetto di questa onda negazionista, l’obbligo potrebbe essere necessario». D’Avack (comitato Bioetica) ritiene invece che «eticamente obbligare a un trattamento sanitario debba rappresentare un’eccezione»

Il dibattito sull’obbligatorietà del vaccino contro il Coronavirus sta facendosi via via più vivace e nel giro di 24 ore sono triplicate le dichiarazioni di coloro che – tra esponenti del governo ed esperti a vario titolo – escono allo scoperto per esprimere la loro posizione a riguardo. L’impressione generale è che si stia facendo strada a grandi passi l’ipotesi di considerare seriamente la via dell’obbligo a scapito della «forte raccomandazione» con cui il governo aveva detto di voler procedere. A funzionare da spinta sorprendente sono certamente i numerosi casi di scetticismo e addirittura negazionismo registrati negli ultimi giorni tra gli operatori sanitari. Ultimo tra tutti, solo per portare un esempio, il caso di Pavia dove nelle 85 Rsa del Comune solo 2 operatori su 10 sono disponibili a sottoporsi a vaccino su base volontaria. Che la «campagna di comunicazione efficace» del governo, da affiancare a quella vaccinale, non sia sufficiente a convincere gli scettici?


De Micheli: «Dovremo fare delle scelte collettive»

Ancora per qualcuno «non si è vista» questa campagna di persuasione. Ma intanto è proprio dal governo che si levano alcune voci che vanno in direzione diversa rispetto alla linea voluta in principio dall’esecutivo. A cominciare dalla ministra per i Trasporti e le Infrastrutture De Micheli che, dopo una lunga premessa legata alla già menzionata campagna di informazione, ha concluso: «Non escludo l’obbligatorietà». «Questa è la fase più importante e delicata, al governo spetta la responsabilità di una grande campagna di informazione – ha detto la ministra Paola De Micheli ai microfoni di Radio 1 -. Poi abbiamo il dovere di fare delle scelte collettive da prendere e le prenderemo alla luce di come andrà questa campagna di informazione. Alla fine non escludo la obbligatorietà».

Bellanova: «Con 71mila morti bisogna valutare l’obbligo per le categorie più esposte»

«Va bene la campagna di consegna del vaccino con tanti fotografi – ha detto la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova (Iv) a L’Aria che tira – ma adesso va fatta la campagna di vaccinazione e a partire dalle categorie più esposte c’è bisogno, se necessario, anche di introdurre l’obbligo. Non si può avere un approccio superficiale e arrogante, in un Paese che ha 71mila morti».

Miozzo: «Le Regioni parlano già di passaporti sanitari, il Parlamento rifletta»

Ormai nota la posizione di Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, che sembra non avere molta fiducia nella capacità di penetrazione della campagna di informazione del governo nella collettività. «Se a lungo termine la volontarietà diventerà un problema, a quel punto il Parlamento dovrà riflettere sull’opportunità di rendere obbligatorio il percorso vaccinale per le categorie più esposte e più a rischio, che dovrebbero avere una sorta d’obbligo», sostiene il numero uno del Cts, interpellato a proposito da Radio Capital. Secondo Miozzo è molto probabile che presto il Parlamento si trovi nella posizione di doverne discutere necessariamente, anche perché – spiega – «molti presidenti di Regione stanno parlando di passaporti sanitari per l’accesso a molti servizi o strutture».

Più incisivo era stato in una precedente intervista, uscita stamattina su Il Messaggero, in cui oltre a sostenere che il vaccino dovrebbe essere obbligatorio per medici, infermieri, personale sanitario e per chi lavora nelle Rsa, si spingeva oltre: «L’obbligo deve valere non solo per chi assiste gli ospiti, ma pure per chi entra a fare le pulizie – sono le sue parole -. Io andrei anche oltre. Penso a tutte le strutture pubbliche, alle scuole, a chi lavora a contatto con molte persone. La via maestra è quella del convincimento. Ma in un ospedale non ci devono essere tentennamenti: se vuoi lavorare, devi vaccinarti».

Pregliasco: «Clima da insulti pericoloso, l’obbligo potrebbe essere necessario»

Anche il virolo Fabrizio Pregliasco arriva più o meno alle stesse conclusioni. Tra i primi a vaccinarsi in quanto operatore sanitario, Pregliasco è stato bersagliato da insulti e minacce via social. Un po’ come è accaduto alla prima vaccinata in Italia, l’infermiera Claudia Alivernini, anche lei presa di mira dai no-vax in modo violento, che per proteggersi ha dovuto bloccare i suoi profili social. Pregliasco non usa mezzi termini e parla di «clima pericoloso». «Sono stato apostrofato come “incompetente”, “improvvisatore” – racconta all’Ansa – e addirittura “servo di un complotto giudaico-massonico che vuole controllare il mondo” o “a favore di poteri occulti che stanno prendendo il sopravvento”».

Per il virologo non è facile «mitigare l’effetto di questa onda negazionista e per questo è ancora più importante che le istituzioni e la scienza unitariamente lancino un messaggio forte a favore della vaccinazione». L’obbligo vaccinale «sarebbe una sconfitta ma potrebbe tuttavia rendersi necessario – spiega -. Questo perchè la ripresa economica parte proprio da una veloce realizzazione della campagna vaccinale con il raggiungimento dell’immunità di gregge. Sarà cioè una sorta di competizione tra le nazioni e chi farà più in fretta e risulterà tra i primi – conclude – sarà più avvantaggiato».

D’Avack (comitato Bioetica): «Obbligo in casi estremi per medici e docenti, ma serve cautela»

Contrario all’obbligo vaccinale, o perlomeno molto cauto, è invece il presidente del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) Lorenzo D’Avack secondo cui in questa fase è fondamentale puntare su «un principio di solidarietà». «Ritengo che eticamente obbligare a un trattamento sanitario debba rappresentare assolutamente un’eccezione», spiega il presidente. «In questa prima fase, è fondamentale incentivare la propaganda a favore delle vaccinazione. L’obbligo dovrebbe essere considerato come una extrema ratio». Dunque conclude che «solo in casi estremi si dovrebbe prevedere un obbligo per il vaccino che, inoltre, dovrebbe coinvolgere prioritariamente solo alcune categorie, come i medici e gli insegnanti».

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Chiara Piselli