Hong Kong, torna in carcere il magnate dei media pro-democrazia Jimmy Lai. Per Pechino è un «traditore»

di Fabio Giuffrida

L’attivista ed editore milionario è accusato di frode. Ad agosto era stato arrestato per collusione con forze straniere: il governo cinese, infatti, non ha mai apprezzato le sue battaglie pro-democrazia

Jimmy Lai, magnate dei media di Hong Kong e attivista pro-democrazia, torna in carcere in attesa del processo. A deciderlo è stata la Corte suprema, su richiesta della pubblica accusa. Sull’uomo, 73 anni, attivista milionario pro-democrazia e fondatore di Next Digital, il gruppo che pubblica il tabloid Apple Daily (uno dei giornali più critici nei confronti del governo di Hong Kong, ndr), pende l’accusa – insieme ad altri due manager della sua holding – di frode legata legata all’uso degli immobili adibiti a uffici delle sue società, presi in locazione da una compagnia del governo di Hong Kong. Il magnate, arrestato all’inizio di dicembre, era stato rilasciato su cauzione 20 giorni dopo. Ora dovrà tornare dietro le sbarre.


Per Pechino è un “traditore”

Ad agosto, invece, era stato arrestato per collusione con forze straniere. Nello specifico gli erano state contestate le visite a Washington per incontrare alcuni alti funzionari tra cui il segretario di Stato Usa Mike Pompeo per sollecitare il sostegno alla causa democratica di Hong Kong. Da tempo, infatti, migliaia di persone scendono in piazza, nel territorio autonomo per manifestare contro i metodi illiberali usati dalla Cina per arginare le proteste. Per Pechino, dunque, è un “traditore”.


Foto in copertina: EPA/VERNON YUEN

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