Usa, al via al Congresso la ratifica della vittoria di Biden. Pence rompe con Trump: «Non ho autorità sull’esito dei voti»

di Cristin Cappelletti

A Capitol Hill le due Camere si sono riunite in seduta plenaria per certificare il risultato del voto dei grandi elettori

Negli anni scorsi sarebbe stata una semplice formalità. Ma la cerimonia con cui il Congresso certifica i voti del collegio elettorale ha assunto un’importanza enorme dopo i continui tentativi di Donald Trump di screditare il processo elettorale. In seduta plenaria le due Camere del Congresso si sono riunite per certificare la vittoria di Joe Biden con i suoi 306 grandi elettori contro i 232 che hanno votato per Trump. Trump ha provato a fare pressione sul suo vicepresidente, Mike Pence, per screditare la vittoria di Biden. Ma, pochi minuti prima dell’inizio della seduta, Pence ha respinto l’invito di Trump: «La presidenza appartiene agli americani. Non ritengo che i padri fondatori volessero investire il vicepresidente con l’autorità unilaterale di decidere quali voti devono essere contati e quali no».


Anche il leader dei repubblicani in Senato, Mitch McConnell, tra i primi a prendere la parola ha dichiarato che «le elezioni non sono state rubate. Non ci sono stati brogli. Il Congresso non può nominarsi come il board delle elezioni: capovolgere il risultato delle elezioni significa danneggiare la repubblica per sempre».

Tuttavia, come precedentemente annunciato anche da Ted Cruz, sono tanti i fedelissimi di Trump che proveranno a contestare il voto. Il primo a presentare l’opposizione è stato il senatore repubblicano Roy Blunt. L’obiezione riguarda il risultato in Arizona e fa sì che la sessione congiunta del Congresso venga interrotta, con la Camera e il Senato che tornano nelle rispettive aule per una discussione che può durare fino a due ore. Nel corso del processo di ratifica sono attese diverse interruzioni analoghe per gli stati almeno di Georgia e Pennsylvania.

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Cristin Cappelletti