Crisi di governo, Conte archivia Renzi e si appella ai volenterosi contro il sovranismo: «È il momento giusto per ammodernare il Paese»

Il premier parla alla Camera e spiega il suo progetto politico: patto di fine legislatura, riforme e legge elettorale proporzionale. E rinuncia alla delega sui servizi segreti

«Nulla sarà come prima» dopo la pandemia di Coronavirus, «non possiamo offrire risposte mediocri come se nulla fosse accaduto. Il Governo deve essere all’altezza. Confesso di avvertire un certo disagio nel trovarmi qui non per annunciare misure di sostegno per i cittadini, per le nuove modifiche al Recovery Plan, ma per spiegare una crisi in cui, io stesso, non ravviso alcun possibile fondamento». Così, in attesa della resa dei conti di domani, 19 gennaio, al Senato, il premier Giuseppe Conte ha aperto alla Camera la parlamentarizzazione della crisi di Governo. «Le nostre energie dovrebbero essere tutte sempre rivolte verso le risposte al Paese, mentre così appaiono dissipate, in contrappunti spesso sterili. Rischiamo di perdere contatto con la realtà. C’era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase? No», ha detto il premier.


L’appello ai «costruttori europeisti» per far ripartire il Paese

«Se posso parlare a nome di tutto il Governo a testa alta è grazie alla consapevolezza di chi ha impegnato tutte le proprie energie fisiche e intellettive alla comunità nazionale – ha proseguito il premier Conte dando conto dell’azione di Governo sulla gestione della pandemia -. Nel dibattito pubblico che si è levato in questi mesi di emergenza, alcuni hanno opinato che la pandemia avrebbe schiacciato la politica. Ma è stata politica la scelta di tutelare la salute, ma anche nella consapevolezza che solo tutelando quel bene primario si sarebbe potuta preservare la tenuta economica del Paese». Conte ha poi rivolto il proprio appello ai «costruttori europeisti»: «Sarebbe un arricchimento per questa alleanza poter acquisire il contributo delle migliori tradizioni europeiste liberali, popolari e socialiste. A tutte le forze dell’Italia dico: aiutateci. Servono donne e uomini che sappiano andare oltre gli egoismi, servono donne e uomini capaci di non guardare all’utile personale: servono persone disponibili a mantenere elevata la dignità della politica».


La promessa di una nuova legge elettorale con impianto proporzionale

«Anche le opposizioni hanno contribuito – ha proseguito Conte rivolgendosi alle forze del centrodestra – ad affrontare alcuni passaggi critici. Avete votato lo scostamento di bilancio e avete portato avanti proposte qualificanti». Il premier ha poi sottolineato come la politica debba esser vissuta «come servizio, e non gestione del potere o mera gestione del contingente». Appellandosi nuovamente ai «volenterosi», il premier ha promesso che «il governo si impegnerà a promuovere una legge elettorale di impianto proporzionale quanto più possibile condivisa». Poi, Conte, ha annunciato che «designerà un’autorità delegata per l’intelligence» e che non manterrà la delega all’Agricoltura (incarico ricoperto ad interim dopo le dimissioni dell’ex ministra Teresa Bellanova).

Se otterrà la fiducia la fiducia, l’esecutivo si occuperà di una serie di riforme, ha garantito il premier, senza però entrare nei dettagli. Per il lavoro, occorre «razionalizzare il sistema degli ammortizzatori sociali e proporre politiche attive». Per la salute, il presidente del Consiglio prevede «il rafforzamento della medicina territoriale e dell’assistenza domiciliare». Per l’istruzione e la ricerca, è necessario «rafforzare gli investimenti e promuovere la connessione tra ricerca e mondo produttivo». Poi, dopo i passaggi su «rivoluzione verde, politica industriale, turismo, digitalizzazione, riforma fiscale, politiche di genere e welfare», Conte ha anche sottolineato come l’Italia viva un momento cruciale sul piano internazionale, con la presidenza del G20 e la co-organizzazione con il Regno Unito della Cop26.

I voti di fiducia a Conte

I voti di fiducia, oggi, non dovrebbero mancare, e dovrebbero oscillare attorno a quota 320, con una maggioranza assoluta fissata a 315 voti. A sostenere il premier e il Governo ci saranno sicuramente i voti di Movimento 5 Stelle (191), Partito Democratico (92) e Liberi e Uguali (12), nonché di alcuni deputati di Italia Viva, tra cui Michela Rostan (che ha definito l’apertura della crisi da parte di Matteo Renzi «un errore») e Vito De Filippo (che torna nel Pd). A questo gruppetto di «costruttori» si dovrebbero aggiungere tra i 18 e 21 voti provenienti dal Gruppo Misto. Restano incognite dell’ultimo minuto, specialmente tra gli ex pentastellati e tra gli esponenti che siedono sugli scranni centrali dell’emiciclo dell’Aula. Intanto le opposizioni incalzano. Il centrodestra, con una nota congiunta, ha reso noto che non voterà la fiducia al premier a causa del «fallimento del suo governo contro la pandemia sia da un punto di vista sanitario che economico».

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