Crisi di governo, i dubbi di Zingaretti sul voto al Senato: «Strada strettissima. Numeri angusti e compagine complessa»

di Cristin Cappelletti

Il segretario dem si lascia andare a qualche critica sull’operato del premier: «Non sempre ha condiviso l’esigenza di affrontare i nodi politici sul tappeto, soprattutto sulle riforme istituzionali»

Da responsabili a volenterosi. Il discorso di Giuseppe Conte di oggi alla Camera, in attesa del voto di fiducia, ha fatto nuovamente appello ai «costruttori» invocati dal presidente Sergio Mattarella a fine anno, seppur per altri motivi. Nel suo discorso a Montecitorio, Conte ha archiviato Matteo Renzi. Il nome del segretario di Italia Viva non è infatti mai stato pronunciato, piuttosto l’accento è stato posto su quegli europeisti «volenterosi» che Conte ha invitato a farsi avanti per frenare l’avanzata del sovranismo. Un appello, quello del premier, che sembrava aver messo d’accordo le forze di maggioranza.


«Bene, Conte. L’appello ad andare avanti per cambiare. Patto di legislatura, apertura al coinvolgimento del Paese, priorità allo sviluppo per creare lavoro, alla difesa della salute, al rafforzamento del protagonismo europeo a cominciare da Next Generation Eu. Non fermiamoci ora», aveva detto il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, subito dopo la fine dell’intervento. Ma, mentre si avvicina il voto in Aula, il segretario dem non nasconde riserve sul futuro dell’esecutivo.

Zingaretti si allontana dal Conte ter: «Numeri molto angusti»

«La strada è strettissima, molto più stretta di quanto si immagini, perché non possiamo in prospettiva accettare di tutto», ha detto Zingaretti al termine dell’assemblea dei senatori del Pd. Senatori che domani saranno chiamati al voto chiave a Palazzo Madama dove la maggioranza assoluta a favore di Conte continua a traballare. «La strada non può che essere quella di ottenere una fiducia con il massimo del consenso al governo», evidenzia appunto il leader dem consapevole che l’appoggio a Conte non è forte come quello alla Camera.

«Oggi il presidente Conte in modo molto importante nel suo intervento ha riproposto il tema del patto di legislatura e quindi non con una visione statica, “non arriviamo al massimo dei voti possibili e poi si vede”», ha sottolineato Zingaretti aprendo anche a qualche critica sull’operato del premier. «Non sempre Conte ha condiviso l’esigenza di affrontare i nodi politici sul tappeto, soprattutto sulle riforme istituzionali. C’è stata una interlocuzione affinché si facesse un passo avanti. La crisi ha interrotto questo tentativo. Conte ha preso su di sé l’esigenza di continuare una stagione di rilancio dell’azione di governo che però avviene non solo con numeri molto angusti, ma all’interno di una compagine che è molto più complessa di quello che ci si immagina».

L’Udc ribadisce il «no» al voto di fiducia

Le parole di Zingaretti sembrano in qualche modo riproporre i dubbi espressi dal Colle su una maggioranza risicata che mancherebbe di una solida legittimità politica. Dubbi su cui in Aula si è soffermato anche il centrodestra: «Siete sicuri che il presidente della Repubblica vi faccia governare senza una maggioranza assoluta?», ha dichiarato la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Anche la segreteria nazionale dell’Udc, dopo le prime indiscrezioni che la vedono pronta a sostenere, almeno in parte, il premier Conte, ha invece ribadito il suo «no«» alla fiducia al governo.

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