Covid 19, over 80 vaccinati già a inizio febbraio? Il governo giura di sì, ma i conti non tornano e un piano per loro ancora non c’è

La piattaforma per prenotarsi è ancora “in fase di elaborazione”, l’ordine di precedenza non è stato stabilito e le Regioni cominciano a fare da sé. A due settimane dall’inizio della nuova fase mancano ancora risposte chiare

Negli annunci del governo sulla campagna vaccinale anti-Covid l’ottimismo non manca: già a febbraio si partirà con gli over 80, mentre procedono i secondi richiami per operatori sanitari e Rsa. Ma lo scenario descritto dal Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri che, come Open ha sottolineato più volte, non smette di destare dubbi sul piano dei numeri, sembra non dare ancora risposte su come la carica dei 4,4 milioni di ultra 80enni potranno sottoporsi alla prima dose di vaccino anti Covid. Le ultime vicende di Pfizer lanciano ombre sugli obiettivi dichiarati dal governo riguardo le secondi dosi: se il rallentamento annunciato per una sola settimana dovesse prolungarsi, le dosi necessarie per il secondo richiamo non basterebbero per i quasi 2 milioni di persone in attesa.


Ma se l’azienda farmaceutica dovesse rispettare la promessa e i conti del governo rivelarsi coerenti, il primo di febbraio busseranno alla porta delle vaccinazioni più del doppio delle persone finora impegnate nella prima fase. Ma a quale porta esattamente dovranno presentarsi gli oltre 4 milioni di anziani per l’iniezione della prima dose? Come faranno a prenotarsi? E con quale priorità?


Le incognite a 10 giorni dalla partenza annunciata

Sono tante le domande a cui il governo, a poco più di 10 giorni dall’ipotetico inizio della nuova fase, non è ancora in grado di rispondere con certezza. Il confronto tra Stato e Regioni avvenuto giorni fa non ha prodotto finora decisioni definitive, se non la consapevolezza di dover recuperare con urgenza nuovo personale per le iniezioni e prevedere un aumento immediato del numero di hub per le vaccinazioni.

Dove somministrare?

Gli esperti hanno più volte confermato quanto il siero Pfizer e quello di Moderna siano per caratteristiche piuttosto compatibili tra loro. Nonostante questo il governo dovrà dare risposte su quale vaccino utilizzare per primo sugli over 80 perché è da questa scelta che dipenderanno anche luoghi e modalità di somministrazione. Se si comincerà con lo Pfizer allora sarà necessario portare gli ultra 80enni negli ospedali, al momento le strutture dotate dei refrigeratori per la conservazione delle dosi ai -70°C necessari.

Se si dovesse scegliere Moderna, a vaccinare potranno essere anche i medici di famiglia, insieme a pediatri e farmacisti, date le temperature di frigorifero (2°C- 8°C) in cui il vaccino può conservarsi fino a 30 giorni. Tutto questo ovviamente nell’ipotesi di una fornitura sufficiente a sostenere gli oltre 4 milioni di persone in attesa. Negli ospedali di diverse Regioni i medici sono in allarme per la mancanza di dosi anche per il secondo richiamo da dover effettuare a operatori sanitari e Rsa: da qui la decisione di utilizzare le prime fiale di Moderna arrivate, all’inizio pensate per la popolazione degli over 80.

Chi far entrare per primo?

L’ipotesi più accreditata è quella di seguire il criterio anagrafico, e quindi di favorire per la prima somministrazione i soggetti più avanti con l’età. Ma dalle Regioni arrivano obiezioni sullo stato di fragilità dei soggetti: non tutti gli over 80 si trovano cioè nelle stesse condizioni di salute, la priorità potrebbe dunque essere data ai più precari, per esempio ai malati oncologici, e non necessariamente ai più anziani. Il punto rimane centrale per mettere ordine nell’affollamento di richieste che i singoli territori stanno già registrando, ancor prima dell’inizio ufficiale della fase.

Come e dove prenotarsi?

L’idea a grandi linee sarebbe quella di un’unica piattaforma nazionale di cui le Regioni potrebbero fare uso per le prenotazioni dei cittadini. A 10 giorni dall’inizio per gli over 80, il team di Arcuri non ha dato ulteriori direttive se non quella di «un portale ancora in elaborazione», e quindi tra le altre cose ancora non reperibile online. Insieme alle strutture sanitarie, sul fronte prenotazioni potrebbero rivelarsi centrali i medici di famiglia, probabili figure di convoglio per le future richieste, insieme a farmacisti e pediatri.

Come preparare i territori?

Il Commissario Arcuri avrebbe chiesto un punto vaccinale ogni 40 mila abitanti, assicurando l’arrivo di nuovo personale di supporto raccolto dal bando pubblicato settimane fa per 3 mila dottori e 12 mila infermieri. Un gruppo di risorse che le Regioni però sembrano ancora non avere visto.

Le Regioni del fai da te

In assenza di un piano comune che indirizzi i singoli territori a un’organizzazione condivisa, alcune Regioni hanno deciso di provvedere in autonomia alle prime iniezioni sugli over 80. Prima tra tutte il Lazio dove, secondo quanto spiegato dall’amministrazione, il secondo richiamo per operatori sanitari ed Rsa è stato permesso «dal 30% di dosi Pfizer conservate dalle forniture arrivate finora».  

La campagna sugli over 80 annunciata dal presidente Zingaretti il 14 gennaio scorso, raggiungerà il pieno regime il 1° di febbraio, con la possibilità di prenotarsi dal 25 gennaio su una piattaforma apposita o direttamente dal proprio medico di base. L’attività vaccinale per i 470 mila soggetti ultra 80enni potrà essere effettuata anche presso il domicilio dei pazienti non autosufficienti, impossibilitati a raggiungere in maniera autonoma lo studio o altri punti sanitario di vaccinazione.

«Se ci saranno consegnati i quantitativi necessari dei vaccini, l’obiettivo per la campagna sulla fascia degli over 80 anni è di 6 settimane», aveva detto l’assessore alla Sanità Alessio D’amato prima dei ritardi annunciati da Pfizer. In queste ore anche la Regione Lazio ha dovuto fare i conti con la decisione dell’azienda americana di tagliare quasi 13 mila dosi sulla fornitura settimanale prevista per il territorio. «Una decisione che ora rallenterà il programma almeno di due mesi», ha fatto ancora sapere D’amato, «stiamo costruendo una macchina da 20 mila vaccini al giorno, poi però devi avere la benzina».

L’urgenza a stretto giro di nuove direttive da parte del governo, viene confermata anche da quanto successo nelle ultime ore in Abruzzo. Dal 18 gennaio la Regione ha messo a disposizione per i cittadini una piattaforma digitale rivolta alle vaccinazioni di ultra 80enni, diversamente abili e soggetti fragili. In meno di 7 ore il sito è andato in tilt provocando un rallentamento significativo del servizio. L’idea era stata formulata per raccogliere le dichiarazioni di interesse delle nuove categorie di popolazione alla prima somministrazione del vaccino anti Covid. «Potranno iscriversi anche tutti coloro che nella fase uno della campagna non siano stati ancora sottoposti a vaccinazione», ha precisato il Dipartimento regionale Sanità della Regione Abruzzo.

«I soggetti saranno successivamente contattati dalla Asl di appartenenza per ricevere tutte le informazioni ai fini della sottoscrizione del consenso informato», si legge ancora sul portale dei servizi online di Abruzzo Sanità. Le richieste dunque si prospettano già moltissime e centrale per i singoli territori sarà poter dare una risposta chiara su priorità di somministrazione e modalità quanto prima.

I conti che continuano a non tornare

Il piano per gli ultra 80enni che ora il governo è chiamato a spiegare prevede un conto su forniture e ritmi da garantire ancora piuttosto faticoso. La carica dei 4,4 milioni di over 80 pronti alla prima somministrazione dovrà infatti scontrarsi con i 3 milioni di dosi attualmente mancanti nelle forniture previste da Pfizer e Moderna (ammesso che si rispettino i ritmi promessi). Se i rallentamenti annunciati da Pfizer dureranno effettivamente soltanto una settimana, la ripresa a pieno ritmo del 25 gennaio contribuirebbe all’arrivo in Italia di 8,794 milioni dosi totali entro marzo, che sommati a 1,3 milioni di dosi di Moderna, arriverebbero a circa 10 milioni.

Ma i conti sulla fornitura, come già evidenziato da Open in altre occasioni, non tornano e a rimetterci prima di tutti sono proprio gli ultra 80enni. La cifra delle 10 milioni di dosi garantite dai due vaccini attualmente autorizzati non è sufficiente per le circa 13 milioni di dosi necessarie alla vaccinazione di tutti i soggetti della fase 1. Un gap cioè di 3 milioni di dosi, per un numero complessivo di persone da vaccinare pari a 6,5 milioni di persone. L’arrivo di Astrazeneca potrebbe cambiare le cose, ma il via libera di Ema per il 29 gennaio è ancora in forse, con il rischio, tra le altre cose, di un’autorizzazione concessa soltanto per i soggetti under 55. Un bel problema per la categoria degli over 80, che vedrebbe così svanita la possibilità di attingere a una delle più grandi forniture contrattualizzate dal Paese. E sui tempi?

Il mese di febbraio continua a essere sbandierato come periodo ufficiale della seconda fase del primo trimestre, quella che si allarga a ulteriori fasce di popolazione. Alla prima settimana di somministrazioni il ritmo di circa 45 mila dosi giornaliere era risultato totalmente insufficiente al raggiungimento degli obiettivi annunciati, e cioè alla vaccinazione entro marzo di circa 6 milioni di persone. Con il ritmo attuale non va molto meglio. La media di 60 mila dosi al giorno raggiunta garantisce un numero di vaccinati entro il primo trimestre 2021 pari a poco più della metà di quelli predicati dal governo.

Sono difatti circa 3,3 milioni le persone che ai dati di oggi non raggiungerebbero l’immunità a fine fase 1. Lo scenario ideale, ora ricalcolato, per garantire a tutti i soggetti del primo trimestre una difesa completa dall’infezione, sarebbe un aumento di almeno 90 mila dosi al giorno rispetto a quelle attuali. Garantendo cioè un ritmo di circa 150 mila iniezioni ogni 24 ore.  

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