La Lega scarica Putin dopo l’arresto di Navalny in Russia: sta rivedendo la sua posizione in Europa?

Una critica così netta nei confronti della Russia di Putin non può lasciare indifferenti, e porta a farsi delle domande: stiamo assistendo a un “cambio di strategia” che porterà la Lega verso il PPE e su una linea più euro-realista, o è solo l’eccezione che conferma la regola?

Ieri è stata una giornata in cui la Lega ha sorpreso gli osservatori del Parlamento europeo. Nel suo intervento, l’eurodeputato leghista e capogruppo di Identity and Democracy (ID), Marco Zanni, ha criticato in maniera netta e inequivocabile le azioni del governo russo nei confronti dell’oppositore Alexei Navalny: «Quanto vissuto negli ultimi mesi sulla vicenda Navalny è inaccettabile, la democrazia deve seguire certi principi e certe regole», ha dichiarato Zanni, che ha applaudito la condanna di Mosca da parte della comunità internazionale e in nome della difesa dei diritti civili e umani.


Zanni ha proseguito in chiave atlantista, sottolineando che l’Ue deve avere: «un approccio comune con tutti gli Stati terzi con cui si trova a collaborare e dialogare, condannando in maniera uniforme e unanime i comportamenti sbagliati, allineandosi con gli alleati occidentali e con gli Stati Uniti, guardando verso l’Atlantico come punto di riferimento». L’intervento si poi è concluso con una critica ai vertici dell’Unione europea per l’accordo “di principio” sugli investimenti con la Cina, mettendo in evidenza «il mancato rispetto dei diritti umani, civili e politici» da parte di Pechino, facendo l’esempio di Hong Kong.

La posizione filo-atlantista e quella anti-cinese rientrano nel linea pro-Trump tipica della Lega di Salvini degli ultimi quattro anni, così come la critica nei confronti di Pechino (anche se il memorandum d’intesa Italia-Cina sulle vie della seta fu negoziato proprio dal leghista Michele Geraci). La vera sorpresa però è la posizione così esplicitamente critica nei confronti della Russia di Vladimir Putin, da sempre un punto di riferimento della Lega di Salvini e in particolare di Zanni, esponente dell’ala più euroscettica del partito.

Con questa dichiarazione Zanni sembra allinearsi al responsabile esteri, e vicesegretario federale, Giancarlo Giorgetti, che da tempo chiede a Salvini di mettere fine all’euroscetticismo sterile e di dare un taglio a certi totem del sovranismo come la simpatia per la Russia di Putin. Giorgetti non ha fatto mistero di desiderare che la Lega a Bruxelles costruisca un dialogo con il gruppo del Partito popolare europeo (PPE) che, come detto dallo stesso
Giorgetti, «va dove va la CDU/CSU tedesca».

Eppure a settembre la Lega si era schierata ancora una volta con la Russia di Putin votando contro una risoluzione di condanna dell’avvelenamento di Navalny al Parlamento europeo, e astenendosi su una risoluzione contro la repressione violenta del regime di Alexandr Lukashenko nei confronti dei manifestanti in Bielorussia. In quell’occasione Zanni aveva parlato di una «risoluzione sbilanciata contro la Russia».

A febbraio 2019 l’argomento Putin risultò così sensibile che Zanni perse le staffe durante un’intervista con l’emittente tedesca Deutsche Welle. In quell’occasione, dopo più di 20 minuti passati a discutere sulle posizioni politiche su immigrazione e altri temi, Zanni perse la calma e abbandonò la conversazione quando il giornalista Tim Sebastian iniziò a fargli domande sul conflitto in Ucraina e l’annessione russa della Crimea.

Perciò, ieri, assistere a una critica così netta nei confronti della Russia di Putin non può lasciare indifferenti, e porta inevitabilmente a farsi delle domande. Con i suoi 28 eurodeputati, la pattuglia leghista in Europa è la delegazione più numerosa del gruppo ID, di cui fanno parte anche i francesi del Rassemblement National di Marine Le Pen e i tedeschi di Alternative für Deutschland. Si tratta del gruppo più euroscettico, più a destra e più vicino alla visione del mondo propagandata dalla Russia di Putin.

Stiamo assistendo a un “cambio di strategia” che porterà la Lega verso il PPE e su una linea più euro-realista, o è solo l’eccezione che conferma la regola? Lo capiremo solo con il tempo, di sicuro prendere le distanze dal “putinismo” sarebbe un passo importante in quella direzione, e anche se la delegazione europea della Lega è oggi indiscutibilmente euroscettica, i suoi 28 eurodeputati farebbero molto comodo al PPE e anche al nuovo presidente della CDU Armin Laschet, che a differenza di Angela Merkel ha bisogno di far dimenticare un passato di dichiarazioni discutibili verso la Russia.

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