Coronavirus, i numeri in chiaro. Sebastiani: «I contagi calano, ma l’uso dei tamponi rapidi danneggia il monitoraggio» – Il video

Secondo il matematico del Cnr, le Regioni che usano un numero elevato di tamponi rapidi hanno una percentuale di positivi più bassa. «L’unico modo che abbiamo per spiegare questa diminuzione – spiega – è la riduzione della mobilità»

Anche se i decessi per Coronavirus sono sostanzialmente statici – oggi erano 521, ieri 524 il giorno prima 603 – rispetto alla settimana scorsa i ricoveri e i nuovi positivi vanno progressivamente diminuendo. «Si mantiene la tendenza che abbiamo dai primi giorni di gennaio, della discesa della percentuale di positivi sui tamponi che misura la circolazione del virus» dichiara a Open il matematico del Cnr Giovanni Sebastiani. «Abbiamo raggiunto il picco attorno al 6 gennaio e da allora siamo in discesa. Ora però siamo in un momento critico. Dobbiamo vedere nei prossimi sette giorni cosa succede. Per quanto riguarda invece l’impatto della circolazione del virus sulle terapie intensive e i ricoverati con sintomi, vediamo che c’è una diminuzione, seppure non così marcata». «Le misure hanno avuto il loro effetto – continua Sebastiani -. Lo possiamo dire per esclusione nel senso che tutti gli altri fenomeni vanno nella direzione opposta, come per quanto riguarda la trasmissibilità delle nuove varianti, per esempio. L’unica maniera che abbiamo per spiegare questa diminuzione è effettivamente la riduzione della mobilità».


Il rebus dei test antigenici

Il confronto con la settimana precedente risente però anche dell’introduzione dei test antigenici rapidi a partire dalla settimana del 15 gennaio. «Qui sorge un problema perché non tutte le Regioni presentano separatamente i positivi relativi ai tamponi rapidi o gli antigenici, infatti sono soltanto dieci le Regioni che lo fanno. Facendo un calcolo su queste dieci Regioni si scopre che la media dei positivi sugli antigenici è di 1,6%, mentre sui test molecolari è del 7,7%».

«Quindi c’è una differenza significativa – continua Sebastiani -. Più la percentuale di tamponi molecolari è alta, più cresce in modo lineare la percentuale di positivi sui tamponi. Questo comporta un problema, per esempio, quando andiamo a confrontare i valori delle percentuali delle Regioni diverse, perché ovviamente Regioni che usano molti più tamponi rapidi rispetto ai molecolari avranno mediamente dei valori più bassi. Infatti, bisognerebbe calcolare la percentuale con i positivi solamente relativi ai molecolari».

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