Dalla scelta di centrosinistra alla legge salva Mediaset, ecco perché per sostituire Conte spunta il nome dell’ingegnere Cinquestelle Patuanelli

Triestino, 46enne e grillino della prima ora, il ministro dello Sviluppo economico ha stretto una rete di buoni rapporti che coinvolgono le forze di ogni colore politico

Non è uno dei volti più conosciuti della politica italiana, eppure il suo nome come possibile successore di Giuseppe Conte circola, tanto sui giornali quanto nei palazzi romani. E c’è un motivo: Stefano Patuanelli, ministro allo Sviluppo economico, ha tutte le caratteristiche per essere ben visto da un largo ventaglio di forze politiche presenti in Parlamento. Che poi il suo futuro sia a Palazzo Chigi è tutto da vedere. Tanto più che il ministro in prima persona è intervenuto per sopire i rumor: «Pensano di poterci usare contro Conte, ma si sbagliano».


Ma, come si sa, le smentite spesso sono conferme che la possibilità esista e alimentano voci che vorrebbero far tacere. Per il momento, la linea del Movimento 5 stelle e del Pd, i principali azionisti del prossimo esecutivo, è chiara: fare il nome di Giuseppe Conte al Quirinale e cercare di chiudere un accordo su di lui e con lui al primo giro di consultazioni. Tuttavia, se venerdì non dovesse configurarsi una maggioranza stabile per un Conte ter, l’avvocato sarebbe bruciato. E allora potrebbe scoccare l’ora dell’ingegnere triestino.


Oggi 46enne, Patuanelli si è trasferito a Roma da due anni e mezzo, dopo l’elezione a senatore. Ha condiviso un appartamento con un «un pezzo da novanta del Movimento – come racconta lui stesso – Massimo Bugani». Quando può, nel fine settimana, il ministro torna a Trieste dalla moglie e dai suoi tre figli. «Tra me e mia moglie c’è un tacito accordo, in base al quale nei weekend sceglie tutto lei, visto che io passo il resto della settimana a prendere decisioni».

I rapporti a Palazzo Madama

Dal governo Conte uno, infatti, Patuanelli ha ricoperto subito ruoli decisionali: è stato capogruppo dei Cinquestelle al Senato, funzione che gli ha permesso di tessere ottimi rapporti a Palazzo Madama. Oggi, il Partito democratico ha stima di lui per il suo orientamento progressista e per la leale collaborazione stretta con i ministri Enzo Amendola e Roberto Gualtieri, triangolo di lavoro sul Recovery Plan. Inoltre, Patuanelli si è espresso a favore di un’alleanza strutturale tra M5s, Pd e Leu alle prossime elezioni, certificando le sue simpatie verso il centrosinistra.

Matteo Renzi e Italia viva lo preferirebbero certamente a Conte: un’indiscrezione raccolta da Il Giornale in questo senso, non è stata mai smentita dai renziani. Nell’ottica, poi, di una maggioranza di salvezza nazionale che si estenda a partire del centrodestra, Patuanelli ha una buona carta da giocare: è il membro dell’esecutivo Conte due meno inviso a Forza Italia, soprattutto perché ha condotto l’operazione salva Mediaset, tutelando l’azienda di Berlusconi dalle mire espansionistiche della francese Vivendi. Persino i senatori della Lega, quando si fa il suo nome nelle sale di Palazzo Madama, ricordano di averci lavorato bene nell’anno di governo gialloverde.

Il lavoro al Mise

Tanto Confindustria quanto le parti sociali hanno apprezzato il suo lavoro al Mise. «Speriamo che Patuanelli resti al ministero», si è affrettata a dichiarare la confederazione subito dopo le dimissioni dell’esecutivo. Ma c’è un altro aspetto che lo fa ascrivere alla lista dei papabili per Chigi: la conoscenza dei dossier nazionali ed europei. Il Mise sta seguendo le crisi di impresa ancora in corso, Whirlpool, Ilva e Aspi su tutte. Patuanelli e il suo staff hanno contribuito al testo del Recovery Plan e, prima che si aprisse la crisi di governo, era stato lo stesso Conte a fare il suo nome per coordinare la cabina di regia del Recovery.

Inoltre, il dicastero di Patuanelli, in quest’anno di pandemia, è stato centrale nell’elaborazione delle misure atte ad affrontare l’emergenza economica: il decreto Cura Italia, Rilancio, Semplificazioni, e Ristori uno, due, tre, quattro sono passati anche da via Veneto. Al lavoro, come nella vita privata, Patuanelli è uno che corre dietro a tutto. Dicono che non si lasci sfuggire nessuna questione che attraversa le stanze del suo dicastero. E dicono anche che, in passato, se la cavava bene nella corsa e nel basket, sport di cui è stato allenatore e che continua a seguire da tifoso accanito.

Un (quasi) tecnico che parla con l’Europa

Nella storia parlamentare italiana, quando le crisi di governo faticano a uscire dalla palude, si suole ricorrere a figure indicate come tecniche. Patuanelli non è sicuramente vergine dal punto di vista politico, ma è il suo background ingegneristico a spiccare in molte delle sue scelte. Si è laureato con 110 e lode in Ingegneria edile all’Università di Trieste, si è iscritto all’albo nel 2004 e si è specializzato nel settore delle opere pubbliche. L’anno dopo ha costituito il gruppo Beppe Grillo Trieste. L’attività politica è rimasta secondaria al lavoro fino al 2011, quando è stato eletto consigliere comunale a Trieste.

Dal 2018, invece, è entrato in Senato. Durante le ore febbrili della crisi di governo, Patuanelli non ha smesso di lavorare ai tavoli aperti al suo ministero. Nel suo daffare al governo, più di altri ministri ha intessuto una rete di relazioni che lo accreditano agli occhi dei partner europei. L’ultimo di questi fili è stato intrecciato proprio il 27 gennaio, primo giorno di consultazioni al Colle: Patuanelli ha avuto una lunga discussione telefonica con il ministro dell’Economia francese Le Maire e la commissaria alla Concorrenza Vestager. Al centro del colloquio, le questioni relative a Fincantieri.

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