«I contagi reali in Italia sono il 50% in più», il report riservato dell’intelligence frena le possibili riaperture

Il documento sarebbe già arrivato sul tavolo di Giuseppe Conte e dimostrerebbe la grande quantità di positivi non rilevati dal monitoraggio nazionale. Alla base anche un calcolo falsato sui tamponi: «Vengono contati
anche i test fatti per
accertare la guarigione»

Secondo un report dei servizi segreti italiani consegnato al premier Giuseppe Conte, il numero dei contagi di Coronavirus finora riportati quotidianamente dal ministero della Salute è stato ampiamente sottovalutato. Il documento citato da la Repubblica riporta che nei monitoraggi giornalieri manca almeno il 40-50% dei casi reali sul territorio nazionale. Effetto, spiegano le agenzie di intelligence, del «calo del numero dei tamponi, avvenuto a metà novembre 2020» e poi del «calcolo dei tamponi fatti per confermare l’avvenuta guarigione».


La falla nel sistema di monitoraggio si sarebbe allargata con l’introduzione dei tamponi rapidi nei conteggi, che «ha reso impossibile un confronto con le serie storiche passate». La confusione è aumentata sui mancati tamponi che si sarebbero dovuti fare alla fine della quarantena per certificare i guariti. I dati a disposizione oggi contengono: «solo i tamponi di prima diagnosi» che fotografano la situazione epidemiologica. I test di conferma non vanno oltre il 65% a livello nazionale: «Troppi per non alterare sensibilmente la rappresentazione della curva di contagio».

L’ondata nascosta

Con l’aiuto di statistici e matematici l’intelligence ha saputo fornire i numeri reali che, secondo i calcoli, sarebbero finora stati esclusi dai dati Covid riportati nei bollettini nazionali. «Osservando le terapie intensive nella parte finale dell’anno, si può dedurre che vi è stata una fase di ripresa dell’epidemia verso la metà dicembre» spiegano gli analisti. Una ripresa che non sarebbe stata tracciata né comunicata alla popolazione per via dei pochi test effettuati in quel periodo.

Poco prima di Natale secondo l’intelligence la curva dei contagi aveva ricominciato a salire con una conferma che arriva anche dagli stessi dati di terapia intensiva. I pazienti a rischio vita negli ospedali non sono diminuiti come ci si aspettava: la cifra è rimasta stabile, oscillando intorno alle 2.580 unità. «Non ci siamo accorti del rialzo della curva perché nei bollettini ministeriali veniva detto il contrario», spiega il report, «e cioè che dal picco del 13 novembre (+40.902 contagiati) in avanti la conta delle nuove positività è andata progressivamente calando, salvo un breve sussulto intorno al 25 dicembre».

Il calcolo su cui si basano le analisi dell’intelligence si basa sulla proporzione matematica tra nuovi ingressi nelle terapie intensive, che indipendentemente dai tamponi fotografano la situazione delle due settimane precedenti, e la quota giornaliera di positivi aggiornata dal bollettino. Quello che ne esce fuori è una grossa percentuale di contagi non rilevati che attesterebbero così l’ inattendibilità del monitoraggio effettuato da Ministero della Salute, Protezione Civile e Regioni.

«Se i dati non ci sono prudenza nelle riaperture»

Il report sul tavolo del premier Conte ora dovrà essere vagliato. Quello che si evince con certezza è come ad oggi risulti impossibile fornire un’analisi del reale andamento della curva epidemiologica. A questo proposito l’invito dell’intelligence al governo è quella di mantenere la massima prudenza sulle riaperture facili e di tenere ancora conto di quell’ondata “fantasma” non rilevata poco tempo fa. «Gli effetti benefici delle misure “rosse” imposte sotto Natale stanno terminando e le varianti hanno preso a circolare in maniera importante» si legge nel report, «la ripresa incontrollata dell’epidemia è uno scenario da cui doversi ancora difendere».

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