Vaccini, la Ue pronta a fermare l’esportazione in Uk. Londra risponde con il blocco dei medicinali. Effetto Brexit?

La situazione sta sfuggendo di mano, e improvvisamente sono tutti nazionalisti e protezionisti. La riservatezza nella gestione degli accordi con le case farmaceutiche, criticata dal Parlamento europeo, minaccia di rivoltarsi contro la Commissione

È passato quasi un mese dalla Brexit, e le relazioni tra Regno Unito e Unione europea stanno già diventando velenose. L’Ue minaccia di bloccare l’esportazione verso il Regno Unito di milioni di dosi di vaccino contro il Covid-19 per rispondere alle carenze nella fornitura per gli Stati membri. La settimana scorsa l’ottimismo dei Paesi europei è stato spazzato via dall’annuncio di AstraZeneca: la fornitura di vaccini del primo trimestre (gennaio-marzo) potrà soddisfare solo il 25% delle 100 milioni di dosi ordinate in anticipo. La casa farmaceutica ha giustificato il ritardo con dei problemi di produzione nel suo impianto in Belgio, ma mentre gli ordini destinati all’Ue venivano ridotti fin da subito del 60%, AstraZeneca continuava a onorare puntualmente le consegne del Regno Unito.


Il vaccino AstraZeneca dovrebbe essere autorizzato oggi dall’Ema, ma la Commissione europea lo ha considerato fin dall’inizio un pilastro della sua campagna vaccinale, e lo rivendica tutto sostenendo di aver speso milioni per i suoi impianti di ricerca e produzione, aspettandosi quindi che il contratto venga rispettato. AstraZeneca dal canto suo afferma di essere obbligata a rispettare il contratto con Londra, che ha approvato il suo vaccino già dal 30 dicembre 2020 iniziando subito a vaccinare.

Per i britannici questa libertà normativa è uno dei vantaggi della Brexit, cosa che gli ha permesso di muoversi in anticipo rispetto agli altri europei. Michael Gove ha detto che Londra è disposta ad aiutare l’Ue, ma solo se ci sono fiale di riserva. Perciò, dopo le ripetute segnalazioni di consegne ridotte che hanno messo in crisi la campagna vaccinale degli Stati membri, la Commissione si è mossa e ha annunciato una regolamentazione che permetterà ai governi nazionali di bloccare le richieste di esportazione verso Paesi extra-Ue.

La decisione, prevista per oggi, mette in discussione il trasferimento nel Regno Unito di 40 milioni di dosi di vaccino Pfizer/BioNTech prodotto in Belgio. Senza quelle dosi, Londra potrebbe fare affidamento solo sui vaccini prodotti in Gran Bretagna, cosa che secondo l’analisi di Airfinity pubblicata dal Guardian ritarderebbe di quasi due mesi il raggiungimento dell’immunità di gregge. La decisione di Bruxelles è una reazione alla fermezza di AstraZeneca, che si è rifiutata di deviare verso l’Ue una parte delle dosi prodotte nei siti di Oxford e Staffordshire, cosa che avrebbe causato una forzata “condivisione della scarsità” con il Regno Unito.

Ieri il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha accolto con favore il piano della Commissione, aggiungendo che l’Ue deve «esplorare tutte le opzioni, e fare uso di tutti i mezzi legali e le misure di attuazione a nostra disposizione secondo i trattati». E poi ha aggiunto: «Pur proseguendo il dialogo, credo che l’Ue debba intraprendere un’azione decisa per garantire la sua fornitura di vaccini, e dimostrare concretamente che la protezione dei suoi cittadini rimane la nostra priorità assoluta».

I funzionari europei hanno detto di sperare che non ci sarà bisogno di applicare divieti di esportazione, ma hanno ammesso che ciò è possibile. Un funzionario ha anche citato la decisione del governo britannico di vietare l’esportazione di alcuni medicinali contro il Coronavirus, presentandolo come il motivo per cui Bruxelles si deve proteggere dagli atti di protezionismo.

La situazione sta sfuggendo di mano, e improvvisamente sono tutti nazionalisti e protezionisti, come quando all’inizio della prima ondata venivano bloccati i carichi di mascherine, anche all’interno dell’Ue. L’Europa è attraversata dal panico, come esemplificato da Angela Merkel, la pandemia è andata fuori controllo. La cattiva gestione è avvenuta a vari livelli, ma l’organizzazione dei contratti sembra essere tra le principali cause. La riservatezza nella gestione degli accordi con le case farmaceutiche, criticata apertamente dal Parlamento europeo (escluso dal negoziato), minaccia di rivoltarsi contro la Commissione.

Sono stati fatti molto errori, ma adesso più che cercare ossessivamente colpevoli e causare escalation, la cosa da fare è lavorare a pieno regime per per colmare il divario. La via più costruttiva è nella cooperazione, non sarà una guerra commerciale ad accelerare la vaccinazione di massa. L’Ue e la sua industria devono costruirsi immediatamente una nuova capacità di produzione e distribuzione, il piano di Sanofi per la produzione di vaccino BioNTech è un buon esempio.

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