Coronavirus, proteste no vax a Los Angeles. Berlino minaccia azioni legali per i ritardi nella consegna delle dosi

Bloccato temporaneamente l’accesso a uno dei più grandi centri per le vaccinazioni anti-Covid della città. In Germania, il ministro Altmaier alza la voce: «Nessuna azienda può favorire un altro paese rispetto all’Ue a fronte di un accordo già siglato»

USA

EPA/ETIENNE LAURENT | Staff al centro di vaccinazione del Dodger Stadium a Los Angeles

Proteste a Los Angeles contro i vaccini

A causa delle proteste di un gruppo di manifestanti, nella notte italiana è stato bloccato temporaneamente l’accesso a uno dei più grandi centri per le vaccinazioni anti-Covid di Los Angeles, al Dodger Stadium. Le proteste, riportano i media americani, hanno richiesto l’intervento della polizia per disperdere il gruppo di manifestanti, fra i quali c’erano no vax e appartenenti a gruppi di estrema destra contrari ai vaccini e che gridavano a coloro in fila per l’inoculazione di non farlo.


I funzionari del Los Angeles Fire Department hanno chiuso l’ingresso del centro, ha detto David Ortiz, un portavoce del dipartimento. La chiusura è durata circa un’ora prima che l’ingresso venisse riaperto, mentre le vaccinazioni continuavano all’interno e i manifestanti cercavano di attraversare i cancelli. Una portavoce del dipartimento di polizia di Los Angeles ha detto che non ci sono stati arresti.

Le foto pubblicate sui social media mostrano persone che tengono in mano cartelli che recitano «tasso di sopravvivenza 99,96%», «end the lockdown», o «i produttori di vaccini non hanno alcuna responsabilità per lesioni o morti». Il sito di vaccinazione al Dodger Stadium ha aperto il 15 gennaio. Los Angeles ha uno dei più alti tassi di vaccinazione degli Stati Uniti: quasi l’83% delle dosi che la città ha ricevuto sono state somministrate.

GERMANIA

EPA/HAYOUNG JEON | Il ministro dell’economia tedesco Peter Altmaier

Azioni legali contro il taglio delle forniture

Il governo tedesco ha minacciato azioni legali contro i laboratori che non hanno consegnato i vaccini all’Unione europea nei tempi previsti. «Se si scopre che le aziende non hanno rispettato i loro obblighi, dovremo decidere le conseguenze legali», ha detto il ministro dell’economia Peter Altmaier al quotidiano tedesco Die Welt. «Nessuna azienda può favorire un altro paese rispetto all’Ue a fronte di un accordo già siglato», ha aggiunto.

Nelle ultime settimane è cresciuta la tensione tra i leader europei e i colossi farmaceutici che hanno tagliato le forniture, tra cui l’azienda anglo-svedese AstraZeneca. L’azienda ha fatto sapere che potrebbe consegnare solo un quarto delle dosi originariamente promesse per il primo trimestre dell’anno a causa di non meglio precisati problemi in una delle sue fabbriche europee.

Venerdì l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha autorizzato il vaccino prodotto da AstraZeneca per l’uso all’interno dell’Unione europea, il terzo vaccino anti-Covid che ha approvato dopo Pfizer-BioNTech e Moderna. AstraZeneca non è l’unica azienda farmaceutica nel mirino. La settimana scorsa l’Italia ha minacciato un’azione legale contro l’azienda farmaceutica statunitense Pfizer per i ritardi e l’Avvocatura dello Stato ha presentato un esposto.

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