L’ex inviato speciale per l’Italia in Siria e Medio Oriente: «Difficile parlare di alleanza con l’Arabia Saudita. Da Renzi piaggeria e indecenza»

Per il diplomatico Marco Carnelos, le affermazioni dell’ex premier su Riad non sono giustificabili: «Mi domando chi sia il suo consigliere di politica estera, se fossi in lui lo cambierei»

Il senatore di Italia Viva Matteo Renzi insiste. Dopo le rivelazioni sulla sua visita per partecipare a un evento della fondazione saudita Future investment initiative – di cui fa parte come consulente per un gettone che arriva fino a 80 mila dollari l’anno – Renzi non fa marcia indietro. Di fronte al principe ereditario saudita, Mohammed Bin Salman, in un gioco di lusinghe Renzi ha definito il Paese come la patria di un «neo-rinascimento». E il 31 gennaio, in un’intervista al Corriere della Sera, è andato addirittura oltre elevando Riad a «baluardo contro l’estremismo islamico».


Difficile pensare che il senatore non sia a conoscenza delle violazioni dei diritti umani, l’incarcerazione di attivisti e attiviste, e l’uccisione di un giornalista. «Soltanto chi non conosce la politica estera ignora il fatto che stiamo parlando di uno dei nostri alleati più importanti» ha dichiarato Renzi. Ma «la sensazione è che il primo a non conoscere la politica estera, e in particolare quella che caratterizza il Medio Oriente, sia proprio Renzi», commenta a Open Marco Carnelos, ex ambasciatore italiano in Iraq, e inviato speciale dell’ex ministro degli Esteri Paolo Gentiloni per il processo di pace in Medio Oriente e in Siria.

«È vero – dice Carnelos – che l’Arabia Saudita è un partner importante dell’Italia ma non al punto da giustificare la piaggeria di cui Renzi ha dato prova. Non si può parlare di alleanza con l’attuale Arabia Saudita a meno che l’Italia non intenda assumere un atteggiamento bellicoso in Medio Oriente».

Dottor Carnelos, Renzi ha anche parlato dell’Arabia Saudita come di un baluardo contro l’estremismo islamico. Ma che cosa ci dicono gli ultimi 20-10 anni del ruolo regionale dell’Arabia Saudita proprio in merito al contrasto, o meno, del radicalismo islamico?

«Quando Renzi identifica l’Arabia Saudita come un baluardo contro l’estremismo islamico è evidente che non sappia di cosa stia parlando. Il Paese che negli ultimi 40 anni ha maggiormente sostenuto l’estremismo islamico è proprio l’Arabia Saudita, che ha sovvenzionato copiosamente il filone più estremista dell’Islam, quello wahabita che è nato in quel Paese circa tre secoli fa; quello che, per intenderci, ha originato Al Qaeda, l’11 settembre e ISIS».

Pochi giorni fa l’Italia ha bloccato la vendita di armi ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi in particolare alla luce della guerra nello Yemen. Qual è l’azione saudita nel Pese?

«L’Arabia Saudita ha intensificato lo conflitto nello Yemen tentando di imporre un’irrealistica soluzione militare e determinando un’immane catastrofe umanitaria ed esponendo se stessa ed i suoi alleati a probabili crimini di guerra. La decisione italiana sull’embargo sulle armi – adottata anche dall’Amministrazione Biden – va inquadrata anche in questo contesto».

Renzi ha parlato di neo-rinascimento. Perchè elogia il piano Vision 2030, e cosa prevede veramente?

«Il piano 2030 sulla carta sembra piuttosto attraente in materia di riforme, ma il giudizio sulla monarchia saudita deve fondarsi sui fatti e non sulle visioni proiettate verso il futuro. Sotto la gestione de facto del principe ereditario Mohammed bin Salman abbiamo avuto il conflitto fratricida nello Yemen ancora in corso, il sequestro del Primo Ministro libanese Saad Hariri, l’uccisione truculenta del giornalista Jamal Kashoggi, il sequestro a fini intimidatori ed estorsivo di decine di membri della famiglia reale saudita e la crisi nell’ambito del Consiglio di Cooperazione del Golfo con il fallito tentativo di isolare il Qatar. Ho qualche difficoltà a riconciliare questa condotta con un atteggiamento Rinascimentale. Mi domando chi sia il consigliere di politica estera di Renzi, se fossi in lui lo cambierei».

Pochi giorni fa anche Macron ha invitato l’Europa a includere l’Arabia Saudita nell’accordo sul nucleare iraniano. Perché questo “avvicinamento”, sia d parte di Macron, che di Renzi, a Riad?

«Un conto è tenere in conto l’opinione dell’Arabia Saudita sul programma nucleare iraniano ben diverso è conferire a quest’ultima un diritto di veto sulla possibilità di ritornare al rispetto dell’accordo nucleare JCPOA siglato nel 2015 che, credo, sia nell’interesse di tutti coloro che ambiscano ad una de-escalation della tensione. La presa di posizione di Macron, che in altre circostanze ha dato prova buon senso, è francamente stupefacente, specialmente quando ha di recente scimmiottato la posizione (assurda) dell’Amministrazione Biden secondo cui è l’Iran che deve tornare a rispettare il JCPOA quando è risaputo che il primo Paese ad aver violato platealmente l’accordo sono stati gli Stati Uniti con il Presidente Trump nel 2018 e quindi sarebbero quelli che dovrebbero fare il primo passo».

Oltre alla componente economica, quali interessi ci sono secondo lei dietro alle affermazioni di Renzi?

«Non saprei proprio. Azzarderei che Renzi si sia iscritto a quel gruppo di Paesi che vede negli Accordi di Abramo, nella liquidazione della questione palestinese e in un atteggiamento bellicoso verso l’Iran la soluzione delle tensioni in Medio Oriente. Per quanto gli accordi di Abramo siano uno sviluppo interessante, a me francamente sembra che il resto del percorso sia alquanto pericoloso e rischi di provocare un’escalation potenzialmente incontrollabile. Non c’è pace senza giustizia e la condizione dei palestinesi è tutto fuorché giustizia».

Come diplomatico, e inviato speciale in zone guerre, come vede la posizione di Renzi verso un regime repressivo e la sua totale assenza di un discorso sullo stato di diritto?

«Renzi non è il primo è non sarà nemmeno l’ultimo ad adottare un doppio standard in materia di relazioni internazionali. È purtroppo una prassi ampiamente in voga, specialmente tra i paesi occidentali che predicano bene ma sovente razzolano malissimo. La politica internazionale è ancora dominata dalla realpolitik. Ma anche quest’ultima va condotta con un minimo di accortezza e di decenza e credo che, in questa circostanza, siano entrambe venute meno».

Può l’Italia fare a meno dell’Arabia Saudita?

«Certamente no. Il Paese è il maggior produttore di greggio al mondo e un significativo mercato per il nostro export ma un conto è intrattenere relazioni economico-commerciale un altro è appiattirsi in modo imbarazzante verso l’interlocutore». 

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