Crisi di governo, Carelli: «Vedrete, i Cinquestelle non si spaccheranno. E Di Maio sarà il nuovo capo» – L’intervista

Il deputato che ha lasciato il Movimento sta lavorando al consolidamento della formazione politica centrista “Popolari italiani”. Ci sono «cinque, sei deputati dei 5 stelle interessati al progetto». E assicura la sua fiducia al nascente governo Draghi

Dopo le prime dichiarazioni a caldo del reggente Vito Crimi, «non voteremo mai Mario Draghi», il Movimento 5 stelle sembra aver cambiato rotta. Al momento, gli smottamenti interni sono sopiti in attesa della consultazioni del presidente del Consiglio incaricato. Emilio Carelli, deputato che il Movimento l’ha lasciato durante la crisi di governo, crede che «non ci sarà una frattura» tra i 5 stelle. Mentre lavora al consolidamento del suo nuovo soggetto politico Popolari italiani, conserva ottimi rapporti con Luigi Di Maio: «Vedo in lui la futura guida del Movimento».


Onorevole, qual è l’obiettivo a breve termine della formazione Centro – Popolari italiani e che ruolo giocherà nella prossima legislatura?

«L’obiettivo a breve termine è portare avanti questo percorso di consolidamento di una componente centrista ispirata ai valori dell’Europa e della difesa dell’ambiente. La sua collocazione naturale è nell’area più moderata del centrodestra. La strategia a lungo termine è quella di portare al governo la coalizione di centrodestra: lì, i Popolari italiani saranno la formazione moderata che servirà ad attenuare le spinte sovraniste di Lega e Fratelli d’Italia».

Per formare un sottogruppo alla camera servono almeno tre deputati, ma a che punto sono le trattative per dare più peso alla componente in parlamento?

«Al momento siamo già in tre, ma sto avendo colloqui con altri sei deputati che mi hanno contattato in questi giorni e che sono interessati al progetto. La ragionevole speranza è di costituire un gruppo di dieci persone. Al momento sono tutti deputati che non si riconoscono più nella linea del Movimento 5 stelle, poi vedremo se riusciremo a essere attrattivi anche per altri colleghi».

Ha detto di aver ricevuto chiamate. C’è stato anche uno scouting da parte sua?

«Io non ho chiamato nessuno perché non voglio fare il cacciatore di teste. Se qualcuno è interessato al progetto mi chiama e riceve tutte le informazioni. Non voglio cercare di persuadere nessuno perché voglio che chi fa il passaggio dev’essere convinto del progetto».

State già lavorando a un programma organico?

«Ci stiamo lavorando tanto, sì. Al primo punto del programma, certamente, ci sono i valori dell’Europa, facendo nostra la linea del Ppe. Come secondo punto, c’è la difesa dell’ambiente e tutto quello che ne consegue: energie rinnovabili, economica circolare, sviluppo sostenibile. Al terzo punto stiamo inserendo delle specifiche per un corretto utilizzo del Recovery Plan. Sarà il nostro contributo per gli enormi investimenti che il Paese dovrà fare nei prossimi anni».

A proposito di sviluppo sostenibile, Giuseppe Conte nel suo discorso di ieri – 4 febbraio – ha usato questa locuzione per definire gli intenti dell’alleanza tra Pd, M5s e Leu. Vi muovete verso la stessa direzione?

«Lo sviluppo sostenibile è una cosa importante che, però, molti declinano in modi diversi. Nella nostra visione c’è sicuramente un’attenzione alle aziende e ai costi che devono sobbarcarsi per seguire uno sviluppo sostenibile. Non so se Conte abbia in mente la stessa cosa».

Dopo l’uscita dal Movimento, come sono rimasti i rapporti con Luigi Di Maio, suo interlocutore durante lo strappo?

«Da parte mia, i rapporti con Luigi sono rimasti ottimi. Lo considero la figura che è maggiormente maturata dal punto di vista politico dentro il Movimento. Personalmente, credo che sia un riferimento fondamentale per i 5 stelle. Anche in questa situazione, sul dilemma se sostenere Draghi o no alla presidenza del Consiglio, è stato l’esponente che ha fatto la scelta più corretta. Nelle prime ore, ricorderete, il reggente Crimi aveva sentenziato “Draghi non avrà mai la nostra fiducia”. E per concludere, i rapporti con Luigi sono rimasti buoni anche dal punto di vista umano».

Sta dicendo che sarebbe il miglior capo politico per il Movimento 5 stelle in questo momento?

«Vedo in Luigi la futura guida del Movimento. Però non ho ben capito se il discorso del presidente Conte di fronte a Palazzo Chigi possa rappresentare un’auto-candidatura alla guida del Movimento. Conte dovrebbe chiarire il significato delle parole “Io ci sono” rivolte ai 5 stelle».

Le tensioni nel Movimento sono, in questo momento, molto forti. Vede una scissione all’orizzonte?

«Con tutta franchezza, non vedo una prossima frattura nel Movimento: alla fine si ricompatta sempre. Anche adesso, sulla questione Draghi sono partiti scomposti con uscite pubbliche che andavano in direzioni contrarie. Nelle ultime ore, con le dichiarazioni di esponenti importanti, è cambiato tutto: mi sembra di capire che la maggioranza del Movimento sia a favore del sostegno a Draghi».

Il gruppo dei Popolari italiani è a favore?

«Certo che saremo a favore anche noi. Come si può dire no a una soluzione di questo genere? La politica, con i tavoli imbastiti da Roberto Fico, ha fallito. Il presidente della Repubblica è stato costretto a cercare un outsider difronte al quale penso sia impossibile, irresponsabile dire no. Certo, tutti ricordiamo l’esperienza di un governo totalmente formato da tecnici, quello presieduto da Mario Monti che, col senno di poi, ha fallito. Doveva risanare l’economia italiana, la verità è che l’italia è stata l’ultimo dei Paesi a recuperare da quella crisi: evidentemente, le ricette messe in atto non sono state così valide».

Siamo nel pieno del toto-nomi per il prossimo esecutivo. C’è qualche 5 stelle del precedente esecutivo che, secondo lei, potrebbe essere chiamato a farne parte?

«Al Mise hanno lavorato molto bene, sia il ministro Patuanelli che la sottosegretaria Todde hanno portato grande competenza nel governo. Detto questo, non so cosa succederà: è tutto nelle mani di Draghi».

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