Coronavirus, la testimonianza di Galli: «Variante inglese in un paziente su tre. Acceleriamo sui vaccini o non ne usciamo»

L’infettivologo del Sacco: «Si tratta di un ceppo molto pericoloso per la sua capacità di diffusione. Può diventare dominante in poco tempo»

Contro la variante “inglese” del Covid «serve una campagna vaccinale molto rapida ed estesa, altrimenti è difficile venirne fuori». A dirlo è il direttore delle Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano Massimo Galli. E mentre il governo medita una stretta alle misure anti-Coronavirus per limitare la diffusione delle mutazioni, Galli spiega: «Io ho il reparto invaso da nuove varianti e questo a breve potrebbe portarci problemi seri. Nel nostro laboratorio da tempo studiamo le sequenze del virus dei nostri ricoverati: quello che posso dire è che dei 20 letti che seguo direttamente almeno uno su tre ormai è occupato da contagiati da una variante. Non ho ancora dati precisi, ma possiamo ipotizzare si tratti di quella inglese», dice in un’intervista al Corriere della Sera.


«In Lombardia incidenza del 30%»

Per l’infettivologo del Sacco, in Lombardia l’incidenza della variante “inglese” del Covid è del «30-35%». A preoccupare Galli sono i tempi con cui la situazione epidemiologica rischia di precipitare. «Nel Regno Unito, tutto è partito intorno al 23 settembre scorso. Se ne sono accorti più o meno due mesi dopo e nel giro di poco ha sostituito l’altro ceppo, che era quello che girava da noi», dice. «Se arriva qui, essendo altamente più diffusiva, ci metterà poco a diventare dominante, imprimendo un ritmo più veloce. Diciamo che se prima era un andamento moderatamente lento, potrebbe diventare molto più rock, con tutti i danni del caso».

La variante inglese è molto pericolosa in termini di capacità di diffusione

La variante «”inglese”, in termini di capacità di diffusione, è molto pericolosa. Per questo serve una campagna vaccinale molto rapida ed estesa, altrimenti è difficile venirne fuori», prosegue Galli. E sulla possibilità che la mutazione in questione abbia conseguenze più gravi, Galli precisa: «In questa fase serve tenere i nervi saldi e fare le scelte giuste nel segno della prudenza. Ma non c’è nessun motivo di credere che sia più virulento come virus, semplicemente è una variante più contagiosa e quindi se genera grandi numeri sarà più alta anche la percentuale di malati gravi».

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