Fiducia al governo Draghi, il fronte del no del M5s: 15 ribelli e 6 assenti. Crimi: «Saranno espulsi». Lezzi: «Mi candido per il direttivo»

Il capo politico lo annuncia su Facebook: «I dissidenti si collocano, nei fatti, all’opposizione». Lezzi: «Credo che il 41% degli iscritti contrari ad allearsi con tutti, compresi Berlusconi, Salvini e Renzi, debbano essere rappresentati»

Dopo aver perso ministeri chiave ed essersi ritrovato al governo con la Lega, il M5S deve fare i conti da giorni con i problemi di governance interna e spaccature profonde che potrebbero dar luogo a una scissione. Nonostante la linea dettata dalla leadership pentastellata, ieri sera sono stati 15 i senatori del M5S a votare contro il governo Draghi (Abate, Angrisani, Corrado, Crucioli, Di Micco, Giannuzzi, Granato, La Mura, Lannutti, Lezzi, Mantero, Mininno, Moronese, Morra, Ortis). Tra i dissidenti, anche volti storici del Movimento, come Barbara Lezzi e Nicola Morra che hanno guidato il fronte del no. In 6 invece erano assenti e non hanno partecipato alla votazione (Auddino, Botto, Campagna, Dessì, Garruti, Nocerino). Tra gli assenti – ma giustificati – anche Vanin, in congedo, e Castiello in missione.


Dopo 24 ore è infine arrivato il verdetto di Vito Crimi: «I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi», ha annunciato il capo politico del M5s su Facebook. «Si collocano – aggiunge – nei fatti, all’opposizione. Per tale motivo non potranno più far parte del gruppo parlamentare del Movimento al Senato. Ho dunque invitato il capogruppo a comunicare il loro allontanamento, ai sensi dello Statuto e del regolamento del gruppo». Intanto, dopo la decisione presa sulla piattaforma Rousseau, sarà un comitato direttivo a guidare il Movimento. Ma – come fa notare il Corriere – il nuovo corso dei pentastellati potrebbe partire senza nomi di peso. Mancherebbero, infatti, sia Giuseppe Conte, che non può candidarsi in quanto non iscritto entro giugno 2020 e Roberto Fico: quest’ultimo dovrebbe rinunciare alla presidenza della Camera.

Vito Crimi ha voluto chiarire fin da subito che la sua funzione di reggenza «proseguirà fino a quando non saranno eletti i cinque membri del nuovo comitato». Ma dentro al movimento è ormai già iniziata la campagna elettorale. Ed è proprio uno dei dissidenti, Nicola Morra, a farsi avanti per l’organo collegiale, come confermato ad Adnkronos. E per il nuovo corso pentastellato non si esclude neanche un ritorno di Alessandro Di Battista. Mentre, a restare ancora in silenzio è l’ex capo politico, Luigi di Maio, riconfermato nel governo Draghi alla Farnesina. E proprio oggi il presidente Mario Draghi tornerà in Parlamento, questa volta davanti alla Camera per chiedere anche qui la fiducia.

Lezzi: «Io espulsa? Mi candido per un posto nel direttivo»

A stretto giro è arrivata la replica di Barbara Lezzi, personaggio vicino a Davide Casaleggio e ad Alessandro Di Battista, che ha guidato il fronte del no ieri in Senato: «Ho appena letto il post del reggente perpetuo in cui comunica l’espulsione dal gruppo parlamentare dei 15 senatori, tra cui ci sono anche io, che ieri non hanno dato la fiducia al governo Draghi. Ho preso la decisione. Mi candido a far parte del comitato direttivo del M5s (da cui non sono espulsa) – ha scritto sulla sua bacheca Facebook la senatrice -. Credo che il 41% degli iscritti contrari ad allearsi con tutti, compresi Berlusconi, Salvini e Renzi, debbano essere rappresentati. Sono convinta, inoltre, che se il quesito fosse stato riproposto, come lo statuto prevede, quel 41% sarebbe stato più alto. Auspico, quindi, la massima serietà nel percorso che porta alle candidature e l’urgenza necessaria a sbloccare l’azione del M5S». L’ipotesi però, a detta dei vertici, non sarebbe praticabile.

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