La Camera vota la fiducia al governo Draghi con 535 Sì. In 16 del M5s votano No, 12 assenti

È il leghista Vinci a lasciare per primo il partito di Salvini da quando è nato il governo Draghi. Si spacca anche il gruppo Cinque Stelle, nel quale almeno dieci deputati hanno annunciato di votare contro la fiducia

Il governo Draghi ha ottenuto la fiducia anche alla Camera con 535 Sì e 56 No, mentre cinque sono stati gli astenuti. Al Senato Draghi aveva ottenuto  262 voti a favore, 40 contrari e 2 astenuti. Numeri ampi a Montecitorio, ma non da record, visto che il primato resta quello della fiducia al governo Monti, che nel 2011 aveva ottenuto la quota storica di 556 voti a favore. La maggioranza di Draghi supera comunque abbondantemente quella sostenuta dai due governi Conte: nel 2018 i voti a favore alla Camera per il Conte I erano stati 350, mentre l’anno dopo il Conte II aveva ottenuto 343 Sì.


La replica di Draghi a Montecitorio è durata 13 minuti e ne ha ricevuti otto di applausi da parte dell’assemblea. Particolarmente apprezzati i passaggi sulla necessità di semplificare la burocrazia, lottare contro la corruzione e riformare la giustizia civile e penale, con l’obiettivo di avere processi che durino quanto negli altri Paesi europei.


La conta dei ribelli M5s

Sono 16 i deputati del M5s che hanno votato contro il governo Draghi e che quindi potrebbero essere espulsi dal Movimento, come già annunciato oggi dal capo politico grillino Vito Crimi nei confronti dei primi dissidenti. Quattro deputati M5s si sono astenuti, due risultano in missione, mentre 12 non hanno risposto alla votazione. I deputati grillini che hanno contro la fiducia sono stati Corda, Sapia, Spessotto, Testamento, Volpi, Baroni, Cabras, Colletti, Costanzo, Forciniti, Giuliodori, Maniero, Russo, Sarli, Termini e Vallascas. Gli assenti, che non hanno quindi risposto alla chiama del voto sono stati: Corneli, Ehm, Menga, Romaniello, Spadoni, Tucci, Di Lauro, Masi, Penna, Scutellà, Suriano e Zanichelli. In missione invece risultavano: Mammì e Vianello.

Il leghista Vinci passa a Fratelli d’Italia

Prima uscita dalla Lega da quando si è formato il governo Draghi. A lasciare il partito di Matteo Salvini è il deputato Gianluca Vinci, che ha votato No alla fiducia al governo e ha annunciato il passaggio a Fratelli d’Italia. «Ho deciso di votare No a questo governo e di non far parte di una maggioranza variopinta dove tutti odiano tutti ma si sta uniti, si danno nuove cariche e si cambiano i “programmi” della legislatura senza mai andare al voto». Quella di Vinci è stata «un atto dovuto» perché «gli elettori di centrodestra non siano traditi».

I dissidenti pentastellati: «Draghi è la storia di trent’anni di austerità»

I dissidenti pentastellati hanno confermato nell’Aula della Camera la loro opposizione al governo Draghi. Paolo Giuliodori ha spiegato che voterà no «con dolore nel cuore». Andrea Colletti ha aggiunto: «Faremo opposizione ferma e sincera, non sguaiata, deve nascere culturalmente qualcos’altro». Mentre Francesco Forciniti ha puntato il dito direttamente contro il premier Draghi: «Lei arriva a Palazzo Chigi presentato come l’ennesimo salvatore della patria, io purtroppo penso il contrario e dico no perché non voglio legittimare una manovra di palazzo, il cui unico obiettivo era buttare giù Giuseppe Conte. E dico no perché in questo governo non c’è il M5s, tagliato fuori da tutti i ministeri importanti». Anche Pino Cabras ha confermato il suo no: «Draghi è la storia di trent’anni di austerità».

Sei deputati del M5s annunciano il voto contrario

Sei deputati del M5s hanno deciso di votare contro la fiducia al governo Draghi. Si tratta di Pino Cabras, Andrea Colletti, Jessica Costanzo, Paolo Giuliodori, Alvise Maniero e Andrea Vallascas. I sei hanno motivato così la loro scelta: «Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai senatori M5s espulsi per aver votato contro la fiducia a questo governo della grande ammucchiata, per essersi astenuti o per non essere stati presenti. La loro espulsione suona anche come un avvertimento nei confronti di noi deputati. Anche noi voteremo convintamente no».

«Il nostro impegno nel solco del programma elettorale non verrà certo meno, nonostante le minacce e i tentativi di condizionare il nostro voto. Lavoreremo insieme per costruire un’alternativa a un governo del tutti dentro e dell’austerità. L’alternativa c’è!». Nel frattempo Alessandro Di Battista ha annunciato una diretta social su Instagram sabato 20 febbraio: «Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere ed una sana e robusta opposizione da costruire. Ci vediamo sabato alle 18.00 con #DiBattistaLive su Instagram. Coraggio!».

Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere ed una sana e robusta opposizione da…

Pubblicato da Alessandro Di Battista su Giovedì 18 febbraio 2021

L’intervento di Giorgia Meloni: «Voteremo no alla fiducia, per coerenza e serietà»

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha ribadito alla Camera che il suo partito voterà no alla fiducia al governo Draghi: «Ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati», ha esordito, citando Bertolt Brecht.

Poi ha aggiunto: «Presidente Draghi, potrei giustificare così la scelta di votare contro la fiducia al suo governo. Per coerenza e serietà. Perché i cittadini devono diffidare dei partiti che non mantengono la parola data. Ma anche perché se Fdi fosse entrata nel suo governo, l’Italia sarebbe stata protagonista di una duplice anomalia. Unico Paese europeo ad avere alla guida una persona non legittimata dal voto popolare, e unica democrazia a non avere un’opposizione parlamentare. Questo avrebbe finito per indebolire tutti, anche lei. La nostra scelta è scomoda, ma ponderata».

Poi l’attacco a Luigi Di Maio, Roberto Speranza e Domenico Arcuri: «Presidente Draghi, in cuor suo davvero pensa che Luigi Di Maio sia il miglior ministro degli Esteri possibile? E perché Roberto Speranza è ancora lì? Perché Domenico Arcuri è ancora lì? Noi speriamo che lei faccia bene. Ma l’Italia non si riprenderà con gli stessi che l’hanno affossata».

L’impegno di Draghi per riformare la giustizia civile e penale

Nella sua replica alla Camera, Draghi ha detto che il governo da lui guidato si impegnerà per «migliorare la giustizia civile e penale», con l’obiettivo di arrivare ad avere «un processo giusto e di durata ragionevole in linea con gli altri Paesi europei». Non dovrà inoltre essere trascurata «la condizione di tutti coloro che lavorano e vivono nelle carceri, spesso sovraffollate, ed esposte al rischio del contagio». Infine, l’esortazione ai deputati a guardare al futuro: «Spero che condividiate questo sguardo costantemente rivolto al futuro che confido ispiri lo sforzo comune» per uscire dalla pandemia e dalla crisi economica.

Sforzo che «certamente caratterizzerà l’azione del mio governo». Draghi ha anche parlato del Made in Italy, precisando che per tutelarlo dalla concorrenza sleale «l’impegno del governo sarà totale». E per la ripartenza delle piccole e medie imprese, bisognerà «sostenere l’internazionalizzazione, potenziare il credito imposta per investimenti in ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno e estendere il piano di industria 4.0».

La replica di Draghi: «Dobbiamo difenderci dalla corruzione, deprime l’economia»

Alle 18 il premier Draghi ha iniziato la sua replica alla Camera dei deputati: «Un Paese capace di attrarre investitori deve difendersi dai fenomeni corruttivi, anche con meno burocrazia. Lo deve fare comunque, intendiamoci, ma la corruzione porta a effetti depressivi sul tessuto economico e sulla libera concorrenza», ha scandito Draghi, e le sue parole sono state sottolineate dagli applausi dell’Aula.

Zingaretti: «Un Pd isolato è perdente. Assenza donne? Ferita grave che affronteremo e risolveremo presto»

ANSA/RICCARDO ANTIMIANI | Il segretario del PD e presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti

«Un Pd isolato e senza alleanze è perdente. Nel 2018 avevo preso un partito sconfitto, isolato e marginale, oggi è un partito più centrale con una rete di alleanze. Un partito come il Partito Democratico deve avere una sua identità, ma anche preoccuparsi di stare insieme ad altri». A dirlo è il segretario dem Nicola Zingaretti, intervenendo ai microfoni di Oggi è un altro giorno su Rai1. Quanto alla creazione dell’intergruppo parlamentare fondato sull’asse Pd-M5s-LeU, il segretario dem risponde che è «utile» vi sia un coordinamento per favorire i lavori parlamentari, ma al contempo riterrebbe opportuno «non accendere su questo troppi riflettori o casi politici». Quanto alla questione dell’assenza di donne dem nell’esecutivo, Zingaretti osserva che «il Pd è l’unico partito che ha parità di genere in tutti gli organi statutari», e promette di «porvi rimedio presto», poiché «il passaggio del Governo ha rappresentato una ferita grave e affrontarlo e risolverlo fa parte della nostra cultura».

Borghi (Lega): «Mi aspetto pulizia sui conti. Non abbandonare Quota 100»

ANSA/RICCARDO ANTIMIANI | Il deputato leghista Claudio Borghi

«Non sono stato tenero con il suo predecessore (Giuseppe Conte) e sono contento di voltare pagina. D’altra parte, a differenza di molti laudatores dell’ultima ora, io non ho dovuto cancellare nulla sui social: l’ho criticata quando ritenevo giusto farlo, e l’ho applaudita quando pensavo lo meritasse. Lei oggi ci domanda fiducia e in cambio Le è toccato ascoltare ore delle nostre richieste, e altre ne ascolterà. Occorre ripristina le libertà costituzionali e un corretto funzionamento della democrazia».

«Traduco: basta chiudere persone o aziende con Dpcm o con dirette Facebook o comunicati stampa. Riportiamo tutto in parlamento e condividiamo le scelte. A ciò si aggiunge un altro punto fondamentale: la fine dell’austerità. C’è un Paese da ricostruire, abbiamo molti disoccupati e molte cose utili da fare: quindi spesa buona, ad alto moltiplicatore: mancano solo i soldi. Ma chi meglio di Lei per trovarli?». Così il deputato della Lega Claudio Borghi durante la discussione a Montecitorio prima del voto di fiducia al governo Draghi. 

«Vede, io sono un appassionato d’arte – prosegue Borghi mostrando una banconota da 50 euro – e so che la firma è il segno di chi crea e su questa banconota vedo la sua: quindi ci siamo capiti. Non ci deve essere tassazione senza reddito: se ci sono tante persone disoccupate ma che hanno la casa io non posso pagare le tasse venendo l’abbaino, o vendendo un bagno. Le pensioni: Quota 100 è stata venduta molto male, confidiamo su di Lei per spiegare che se il sistema è contributivo, non si regala niente a nessuno per andare in pensione».

A Lei e al ministro Franco spetta una doverosa operazione verità sui conti: crediti garantiti, il patrimonio destinato, il credito d’imposta, le cartelle esattoriali. Mi aspetto pulizia sui conti e che Lei ci riporti tra gli Stati adulti dell’Unione europea, quindi senza domandare soldi a fondi di emergenza tipo il Mes che essendo divenuto inutile mi aspetto che non si ratifichi la riforma». 

Madia (Pd): «Spero in un patto sociale tra sindacati sartoriali e governo»

ANSA/ALESSANDRO DI MEO | La deputata Pd, Marianna Madia

«Siamo dentro una pandemia che fino a un anno fa non potevamo neanche concepire. C’è una luce in fondo al tunnel, che è la campagna vaccinale, ma ci sono anche molte incognite: penso alle varianti, penso all’approvvigionamento dei vaccini. In questo momento i governi del resto d’Europa stanno aumentando le restrizioni. Il secondo elemento di straordinarietà è che la crisi economica derivata da questa pandemia è già diventata crisi sociale».

«Sono state le donne le più penalizzate e io penso che la priorità del governo debba essere quella di tutelare chi non è stato tutelato in questi mesi, ma anche tutelare chi vive nell’incertezza: i lavoratori che non sanno ancora cosa succederà allo sblocco dei licenziamenti e gli imprenditori che non sanno come riorganizzarsi per ripartire. Di grande importanza sarà il coinvolgimento delle parti sociali e spero ci sia un vero e proprio patto sociale tra sindacati datoriali e governo per evitare in modo condiviso il dramma sociale».

Sono le dichiarazioni della deputata del Partito Democratico Marianna Madia, responsabile nazionale Pd per l’Innovazione, a margine della discussione in Aula alla Camera per la fiducia al governo Draghi.

Palazzotto (LeU): «Sì alla fiducia per rispetto a Mattarella. Richiediamo verità per Giulio Regeni»

ANSA/ANGELO CARCONI | Il deputato di Liberi e Uguali, Erasmo Palazzotto

«Votare la fiducia ad un Governo come il suo ha, per chi ha la mia storia, un prezzo molto alto. Ma noi come lei qui oggi rispondiamo ad un appello del Presidente Mattarella che avendo saggiamente escluso la possibilità del voto ci ha chiamati tutti ad un Governo ed una maggioranza di emergenza per portare il Paese fuori da questo momento così difficile»”. Così il deputato Erasmo Palazzotto, ex Sinistra Italiana e unitosi al gruppo di Liberi e Uguali, intervenendo a margine della alla Camera sulla fiducia al Governo Draghi.

«Il suo Governo – prosegue Palazzotto – raccoglie una pesante eredità: quest’anno si aprirà in Italia il processo per l’omicidio di Giulio Regeni. Questa vicenda investe la coscienza civile di questo Paese ma riguarda anche la sua dignità e la credibilità internazionale. Dovremmo affermare con chiarezza che non possiamo fare affari e mantenere normali rapporti diplomatici con un Paese che non ci permette di processare i responsabili dell’uccisione e della tortura di un cittadino italiano ed europeo. Lo dobbiamo alla memoria di Giulio Regeni, al diritto di giustizia della sua famiglia ma lo dobbiamo in primo luogo a tutti noi»

Fontana (M5s): «Si annuncia un governo ambientalista: vedremo se sarà davvero così»

ANSA/MASSIMO PERCOSSI | La deputata e vicepresidente del Gruppo alla Camera del MoVimento 5 Stelle, Ilaria Fontana

«Quello che chiede la fiducia oggi si annuncia come un governo ambientalista: vedremo se sarà davvero così anche da come saprà difendere e rafforzare le conquiste ottenute dal Movimento 5 Stelle dall’inizio della legislatura. Non tollereremo una visione miope basata su tecnologie vetuste, basate sul tamponare i danni fatti o in generale sul recuperare materia, calore o energia da fonti inquinanti. Abbiamo ascoltato dal presidente Draghi parole rivolte alle rinnovabili e all’idrogeno: per noi sono le opzioni fondamentali della rivoluzione energetica che serve al Paese e al Pianeta».

«Sull’idrogeno vogliamo chiarire subito che è un’opzione utile soltanto se affiancata all’aggettivo verde, l’unica tecnologia effettivamente pulita su cui possiamo e vogliamo investire». A dirlo è la vicepresidente del Gruppo alla Camera del MoVimento 5 Stelle, Ilaria Fontana, a margine della discussione alla Camera prima del voto di fiducia al governo guidato dal professor Mario Draghi.

Salvini: «Finita l’emergenza torneremo a dividerci. Ci sono parlamentari pronti a passare alla Lega»

ANSA/MATTEO CORNER | Il leader della Lega, Matteo Salvini

«Sarebbe stato più comodo mettersi a criticare e restare fuori. Tutti devono dare il loro contributo, collaborare in modo costruttivo. Finita l’emergenza, torneremo a dividerci». Così il leader della Lega, Matteo Salvini, intervenendo su Telelombardia sottolineando come «in questo momento salute, scuola, lavoro, rinascita sono prioritari». Quanto al discorso del presidente Mario Draghi, il leader del Carroccio dice di aver apprezzato «la sintesi, la precisione e il fatto che non inventerà nuove tasse. Ha sottolineato la necessità di accelerare sul piano vaccinale e sanitario. Ha anche ammesso la necessità di cambiare la politica europea delle espulsioni e quindi di intervenire in Europa sul tema dell’immigrazione; ha garantito la volontà di sbloccare le opere pubbliche. Così si parte bene».

Quanto alla durata dell’esecutivo Salvini non pone margini: «Prima si sconfiggono le emergenze sanitaria ed economica e poi parleremo di futuro». Ma nel futuro immediato della Lega pare essere in atto qualche piccolo cambiamento. «Nelle prossime ore, e non solo dal MoVimento Cinque Stelle – dichiara Salvini – ci saranno diverse persone che cominceranno il loro cammino con la Lega, sia alla Camera che al Senato, dove oggiLega e Forza Italia, quindi il centrodestra, sono forza di maggioranza rispetto al Pd e M5s». 

Grillo tiene il punto sulla transizione ecologica: «Il patto verde è l’unica strada»

ANSA/MASSIMO PERCOSSI | Beppe Grillo

«Siamo nell’era della resilienza, dell’antropocene, e dobbiamo necessariamente effettuare un salto quantico, passare da un regime di equilibrio (che realmente non lo è più) a un altro e l’unità, il patto verde, è l’unica strada. La transizione ecologica è proprio questo, un processo necessario di trasformazione a livello tecnologico, economico, ecologico, socio-culturale e istituzionale, scale che si influenzano e si rafforzano vicendevolmente, è un processo sistemico che tiene conto della complessità della natura, e che deve concentrarsi sulle interazioni e le interconnessioni tra il sistema economia ecologico e sociale».

A scriverlo su Facebook è il co-fondatore e garante del MoVimento 5 Stelle Beppe Grillo, mentre a Montecitorio è in corso la discussione prima del fiducia al governo Draghi e il M5s ha annunciato l’espulsione dei 15 parlamentari che nella giornata di ieri non hanno votato la fiducia in Senato.

Crimi: «I 15 senatori del M5S che non hanno votato la fiducia a Draghi saranno espulsi»

EPA/ROBERTO MONALDO | Foto d’archivio: il capo politico ad interim del M5s, Vito Crimi

«I 15 senatori che ieri hanno votato no alla fiducia al governo Draghi saranno espulsi dal Movimento 5 Stelle». A comunicato il capo politico ad interim dei pentastellati, Vito Crimi, in un post su Facebook mentre alla Camera è in corso la discussione prima del voto di fiducia al neo esecutivo guidato dal professor Mario Draghi.

«Ieri al Senato il M5s ha votato sì. Non lo ha fatto a cuor leggero, è evidente. Ma lo ha fatto. Lo ha fatto con coerenza nel rispetto dell’orientamento emerso in seguito all’ultima consultazione, dove la maggioranza dei nostri iscritti si è espressa a favore – prosegue Crimi -. E lo ha fatto con coraggio, assumendosi la responsabilità di una scelta che non guarda all’interesse esclusivo del MoVimento o al facile consenso, bensì agli interessi di tutti i cittadini italiani e della nostra comunità nazionale».

Tra le 15 espulsioni spiccano i nomi di volti storici del MoVimento. Su tutti Barbara Lezzi e di Nicola Morra, cui si aggiungono i senatori e le senatrici Abate, Angrisani, Corrado, Crucioli, Di Micco, Giannuzzi, Granato, La Mura, Lannutti, Mantero, Mininno, Moronese e Ortis. 

Renzi: «Destra spaccata, conversioni, grillini estremisti fuori dalla maggioranza: altro che buio»

ROBERTO MONALDO/ LAPRESSE | Foto d’archivio: Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi

«Ieri il Senato ha votato la fiducia al Governo Draghi. Abbiamo a Palazzo Chigi l’italiano più stimato nel mondo, una maggioranza molto ampia e senza compravendita di senatori, i 209 miliardi europei in buone mani, lo spread che scende, la destra che è spaccata, molte conversioni all’europeismo, i grillini estremisti fuori dalla maggioranza, il ritorno della competenza, i professionisti a pagamento dei talk show spiazzati dalla politica. Non male, dai. E c’è ancora chi dice che è stato un errore aprire una crisi al buio. Altro che buio, qui si vede la luce. Viva il coraggio, viva l’Italia». A scriverlo su Facebook è il leader di Italia Viva, Matteo Renzi.

Gribaudo (Pd): «Senza paga sufficiente non c’è dignità del lavoro, senza parità fra uomini e donne non c’è l’Italia che vogliamo»

ANSA/ VINCENZO TERSIGNI | La deputata del Pd, Chiara Gribaudo

«Lo sforzo collettivo che abbiamo davanti è iniziato nel 2021 con il piano vaccinale, un piano che dobbiamo accelerare per tornare a vivere, per riaccendere la luce nella vita di tutti noi. Purtroppo per molti cittadini l’oscurità di questi mesi si è fatta più buia. Le nuove generazioni sono state letteralmente travolte dalla crisi: l’impossibilità di recarsi a scuola ha indebolito la già scarsa capacità del nostro sistema di istruzione di appianare le disuguaglianze sociali».

«I tirocinanti sono stati lasciati soli da uno Stato che consente di sfruttare questi ragazzi senza diritti per tagliare il costo del lavoro. Il blocco dei licenziamenti non è servito alla maggioranza dei giovani per fermare l’emorragia di posti di lavoro a tempo determinato o autonomo. Dobbiamo mettere fine a categorie Novecentesche». A dirlo è la vice capogruppo del Partito Democratico alla Camera, Chiara Gribaudo, intervenendo nella discussione generale alla Camera prima del voto di fiducia al governo Draghi.

«Tutele universali per tutti e per tutte: questo deve essere il Welfare che torniamo a disegnare dopo la pandemia. Occorre far presto: l’ora X della fine dello stop ai licenziamenti sta per arrivare: ci saranno lavoratori che perderanno il posto e altri che lo ritroveranno. Non possiamo far finta che non sia così. Ma dobbiamo fare in modo che nessuno venga lasciato solo nella fatica del cambiamento. Condividiamo l’impegno per una vera unione fiscale, perché abbiamo bisogno di un capacità di spesa a livello europeo, ma allo stesso tempo abbiamo bisogno anche di una vera unione sociale».

«La direttiva europea sui salari minimi ci fornisce l’occasione di costruire risposte anche in Italia, a chi non ha un reddito dignitoso nonostante svolga spesso lavori essenziali. Dobbiamo rafforzare la contrattazione collettiva, rendere più moderne e universali le nostre relazioni industriali, introdurre la garanzia di salari minimi: senza una paga sufficiente non c’è dignità del lavoro. E senza parità fra uomini e donne non c’è l’Italia che vogliamo».

Durigon (Lega): «Necessaria riduzione fiscale sul costo del lavoro»

ANSA/ANGELO CARCONI | Il deputato della Lega, Claudio Durigon

«Le sfide che il governo dovrà affrontare sono sotto gli occhi di tutti, ieri lei presidente Draghi ha detto che non esiste un prima e un dopo, dobbiamo occuparci di chi soffre adesso, ha detto che centrali sono le politiche del lavoro, non posso che condividerlo. È necessario fin da subito la riforma degli ammortizzatori sociali. Il nostro auspicio è che ci sia una significativa riduzione della pressione fiscale sul costo del lavoro». A dirlo è il deputato della Lega, Claudio Durigon, a margine della discussione generale alla Camera prima del voto di fiducia al governo Draghi.

Magi (+Europa/Azione): «Il governo Draghi ci riporta alla realtà»

ANSA/FABIO FRUSTACI | Il deputato di +Europa/Azione/Radicali, Riccardo Magi

«In questi anni si è molto speculato attaccando con forza non solo le imperfette istituzioni europee, ma l’idea stessa e i valori che ne sono fondamento. Si è lucrato un consenso immediato contro la stessa idea di integrazione e di Europa. Poi di fronte alla gravissima emergenza sanitaria che stiamo vivendo e alle sue conseguenze sociali ed economiche è apparso in maniera inoppugnabile come gli strumenti, le risorse, la speranza di un futuro di ripresa e di rilancio avessero il volto dell’Europa, non solo delle banconote che recano la sua firma, ma del rinnovato senso di un destino comune. La formazione del suo governo ci riporta alla realtà e sancisce quali siano le scelte del nostro Paese rimettendo la barra dritta in un momento delicatissimo».

A dirlo è Riccardo Magi, deputato di +Europa/Azione/Radicali, a margine della discussione in Aula alla Camera prima del voto di fiducia al governo Draghi.

Donzelli (FdI): «Non tradiremo i nostri elettori. Bisogna cacciare Arcuri»

ANSA/ ANGELO CARCONI | Foto d’archivio: il deputato di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli

«Il nostro posto, quello di Fratelli d’Italia, l’abbiamo chiarito tre anni fa, il 18 febbraio 2018, quando siamo saliti con tutti i candidati di Fratelli d’Italia all’Altare della Patria e abbiamo giurato che non avremmo mai tradito il mandato popolare. Abbiamo giurato che noi non saremmo stati d’accordo con accordi in spregio al voto che avremmo chiesto da lì a pochi giorni e che non avremmo mai partecipato a patti di governo diversi da quelli della coalizione con cui ci siamo presentati alle elezioni». Così Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia, intervenendo durante il dibattito a Montecitorio. 

«Il nostro non è un capriccio – spiega Donzelli – è la profonda convinzione del primato della politica anche su tecnici pur autorevolissimi. È la consapevolezza che mettere insieme idee incompatibili non porti a chiarezza, ma porti al caos. In democrazia non vale la dialettica della tesi, dell’antitesi e della sintesi, ma crediamo valga la teoria per cui si confrontano le tesi e il popolo decide le tesi migliori: non arriva un tecnico non scelto da nessuno che fa sintesi tesi e antitesi». 

«Quando parlo di idee diverse – prosegue Donzelli – mi riferisco a alcune cose banali di buonsenso, perché un qualsiasi governo di buonsenso avrebbe impedito che tre intermediari, in piena pandemia, avessero preso in commissioni 70 milioni di euro per comprare le mascherine dai cinesi in commissioni. Un governo di buonsenso, come quello che mi auguro si stia varando oggi, la prima cosa che dovrebbe fare è cacciare Domenico Arcuri, perché un uomo che si prende così tante responsabilità di così tanti fallimenti in un governo di buonsenso non può rimanere un minuto in più».

Carelli: «Sì alla fiducia, ma i provvedimenti non verranno accettati supinamente»

ANSA/GIUSEPPE LAMI | Foto d’archivio: l’ex deputato M5s Emilio Carelli

«Oggi ci stringiamo attorno a lei votando la fiducia per il bene del Paese, dei nostri figli. Considero l’insediarsi di un governo di responsabilità nazionale un fatto estremamente positivo». A dirlo è l’ex deputato M5S Emilio Carelli durante la discussione generale alla Camera. Ma Carelli puntualizza che non verranno accettati «supinamente tutti i provvedimenti», ma con «spirito critico» ogni qual volta verranno adottate le misure, verificando «che gli impegni presi da Draghi davanti al Paese e al Parlamento vengano puntualmente rispettati». 

Giachetti (IV): «Cambio di passo necessario. Draghi come Totti»

ANSA/RICCARDO ANTIMIANI | Il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti

«La sua agenda è la nostra agenda, la sua visione è quella che mancava e che siamo felici di poter misurare in queste ore. Non creiamo intergruppi, non ci sono distinguo da parte nostra. Quello che pensavamo fosse la migliore soluzione per il Paese, l’abbiamo ottenuta, l’abbiamo anche forse promossa e per questo siamo stati insultati. Ma ora il suo governo vola e lo spread precipita: forse qualcuno dovrebbe interrogarsi e capire che era proprio necessario un cambio di passo». A dirlo è il deputato di Italia viva Roberto Giachetti, intervenendo a Montecitorio durante la discussione generale sulle comunicazioni programmatiche del presidente del Consiglio, Mario Draghi.

«Non me ne voglia presidente: ho sentito paragonarla a Ronaldo, ho sentito paragonarla a Baggio – ha proseguito Giachetti rivolgendosi al presidente Draghi, con cui condivide la fede calcistica per la Roma -. Lei mi consentirà, visto che conosco la sua fede calcistica, che abbiamo in casa nostra un grande Capitato al quale riconosciamo lungimiranza, intelligenza e precisione nei passaggi. A lui preferisco accostarla, se dobbiamo stare in questa metafora». 

Barzotti (M5s): «Siamo qui per migliorare il Paese: nessun passo indietro deve essere fatto»

FACEBOOK/VALENTINA BARZOTTI | La deputata del M5s, Valentina Barzotti

«Il M5s è entrato nelle istituzioni per dar voce e strumenti a chi stava restando indietro. Infatti la società corre sempre più veloce e la politica non si è mai preoccupata di chi restava indietro. Noi l’abbiamo fatto e lo rivendichiamo con forza, perché le disuguaglianze sociali che hanno serpeggiato e tuttora serpeggiano nel nostro Paese hanno strappato a molti una prospettiva di futuro». A dirlo è la deputata del M5s Valentina Barzotti, in apertura della discussione in Aula alla Camera prima del voto di fiducia al governo Draghi. 

«Il reddito di cittadinanza ha avuto una funzione sociale importantissima spesso sottovalutata o denigrata – prosegue Barzotti – Noi riteniamo necessario continuare su questa strada nei mesi che verranno per avere uno Stato veramente vicino ai cittadini e che garantisca pari opportunità, in particolare per i giovani al termine del loro percorso di studi, affinché abbiano una prospettiva di lavoro. E penso alle donne che ancora troppo spesso sono vittime di retaggi culturali che impediscono il loro accesso al lavoro. Nessun passo indietro deve essere fatto, questo è quello che chiede il M5s. Abbiamo scelto di difendere i risultati ottenuti e di proseguire per migliorare il Paese e la vita quotidiana dei nostri cittadini».

L’agenda della giornata

Anche oggi sarà una lunga giornata, costellata da ben 63 interventi da parte delle deputate e dei deputati di Montecitorio nelle fasi di discussione generale. Dalle 9 alle 12 è prevista la discussione generale, cui farà seguito un’ora e mezza di pausa per la sanificazione dell’Aula di Montecitorio. La discussione generale riprenderà alle 13.30 fino alle 16. Dopo una nuova pausa per la sanificazione dell’Aula, alle 18.00 il presidente del Consiglio Mario Draghi prenderà la parola per la replica all’Aula. Alle 18.30 i gruppi parlamentari espliciteranno le proprie dichiarazioni di voto, mentre alle 20.00 si procederà con il voto di fiducia vero e proprio.

Video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
Foto di copertina: ANSA

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