Caos M5s, Di Battista si sfila: «Non lavoro a nuove correnti». Da Italia dei valori la conferma: «Contatti coi dissidenti per il simbolo»

Il pasionario ex 5 Stelle scalda però i motori: domani la sua diretta social. Espulsi dal gruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera i 21 deputati grillini che ieri non hanno votato la fiducia al nuovo governo Draghi

Dopo i 15 senatori ribelli, adesso tocca ai deputati. Espulsi dal gruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera i 21 deputati grillini che ieri non hanno votato la fiducia al nuovo governo Draghi, decisione resa nota formalmente con una lettera del capogruppo Davide Crippa. Andrea Colletti, tra i deputati M5s che hanno votato in dissenso dal gruppo la fiducia al governo Draghi, su Facebook pubblica la lettera di Crippa ma dice di non serbare rancore per l’accaduto: «Come c’era da aspettarsi è arrivata, da poco, l’espulsione, mia e di altri Colleghi, dal Gruppo Parlamentare del Movimento 5 Stelle della Camera dei Deputati. Non serbo rancore. Comprendo le loro estreme difficoltà nell’accettare una situazione del genere e anche un Governo del genere», scrive nel post su Fb l’ormai ex deputato m5s Colletti.


«Oltre a denotare il mancato rispetto delle decisioni assunte dagli iscritti con la votazione in rete e, conseguentemente dagli organi del M5s, pregiudica l’immagine e l’azione politica del nostro gruppo. Ritengo ancora che siano compagni che sbagliano ed avendo fatto attività politica prima nei Meet-Up e poi nel Movimento da 15 anni, spero che le nostre strade possano ancora incrociarsi per il bene dell’Italia». Adesso per capire le sorti degli esponenti grillini, non solo all’interno dei gruppi parlamentari ma nel Movimento 5 Stelle stesso, si dovrà aspettare la decisione dei Probiviri pentastellati. Il pallottoliere indica per la votazione di ieri tra i grillini 16 contrari, 12 assenti e 4 astenuti.

Il capo politico reggente del M5s, Vito Crimi, ne aveva già annunciato l’espulsione. «Chi ha scelto di votare diversamente ha scelto di chiamarsi fuori da questo gruppo, lasciando dei vuoti. Ora le fila vanno serrate, affinché l’azione del gruppo, della squadra, sia ancora efficace», ha spiegato lo stesso Crimi in un post su Facebook. La ratifica dell’espulsione spetta adesso al collegio dei probiviri, ma una big del M5s come Paola Taverna la contesta: «Oggi siamo qui, ancora una volta, senza tirarci indietro davanti alle difficoltà. Ed io farò del mio meglio nel dare il mio contributo. Ricordo che tanti colleghi che hanno votato in dissenso sono parte fondamentale del Movimento, oltre che amici fraterni e compagni di tante battaglie. Serve unità adesso, perché proprio in questo momento comincia la nostra più grande partita».

Il simbolo di IdV e Di Battista

La decisione di Crimi era prevista, ma è comunque destinata ad aggravare la spaccatura interna al M5s, con Alessandro Di Battista che scalda i motori in vista della diretta social di domani, 20 febbraio. Un evento che somiglia molto a una discesa in campo. Crimi sottolinea che chi in questi due giorni non ha votato la fiducia a Draghi «ha contribuito – involontariamente o volontariamente, non importa – al tentativo di frantumare il gruppo, quella forza collettiva che ci ha portati fin qui. Ha deciso di mettere davanti a tutto le proprie posizioni, imponendo la propria coscienza individuale su quella collettiva, in un voto che di coscienza aveva poco e che rappresentava solo l’avvio, o il non avvio, di un governo».

Secondo fonti M5s citate dall’AdnKronos, «Di Battista farà come Renzi con Italia Viva quando ha fatto la scissione dal Pd». Sarebbero in corso contatti con l’Italia dei valori, secondo le suddette fonti, con il nuovo gruppo che potrebbe ereditare il simbolo del vecchio partito di Antonio Di Pietro. Di Battista respinge seccamente l’ipotesi su Facebook.

«Invito i miei ex-colleghi che hanno scelto legittimamente di passare dal Sì Conte NO Renzi al NO Conte Sì Renzi Sì Lega Sì Calenda Sì Bonino Sì Berlusconi Sì Draghi, a non passare (oltretutto coprendosi dietro fantomatiche “fonti”) stupidaggini del genere sul mio conto ai giornali», si legge sui social. «Non ci fate, onestamente, una bella figura. Sono uscito dal Movimento, vivo la mia vita, non mi occupo di correnti, scissioni, nuove forze politiche. Ho solo idee diverse dalle vostre», scrive l’ex deputato. Poi l’affondo: «Paragonarmi a Renzi significa paragonarmi ad un vostro alleato di governo».

La conferma di contatti per il simbolo con i dissidenti del Movimento 5 Stelle – a prescindere dal ruolo di Dibba – arriva però, secondo quanto scrive Il Fatto Quotidiano, dall’attuale segretario dell’Italia dei Valori Ignazio Messina: «Sì, ci sono stati contatti con alcuni parlamentari ‘dissidenti’ del M5S per creare un nuovo gruppo al Senato. Mettere a disposizione il simbolo dell’Idv per finalità meramente tecniche non ci appassiona. Di contro, se c’è un progetto politico nuovo partendo da idee e valori condivisi, da parte nostra c’è una collaborazione piena».

Crimi: «Non è una fiducia incondizionata, come non lo era quella che abbiamo accordato ai governi precedenti»

Anche alla Camera, come al Senato, l’appello all’unità lanciato da Beppe Grillo è caduto nel vuoto: «Perseverare alla Camera dei deputati. I Grillini non sono più marziani. I Grillini non sono più marziani», aveva scritto il garante, nel tentativo di ricompattare gli eletti. E Crimi oggi ha ribadito che quella espressa dal M5s «non è una fiducia incondizionata, come non lo era quella che abbiamo accordato ai governi precedenti. Faremo la nostra parte, come sempre, lavorando con spirito critico e propositivo ogni giorno, come abbiamo già fatto».

Ma per farlo serve «un gruppo che sia solido, coeso, consapevole della propria forza e del fatto che solo camminando ancora fianco a fianco i suoi portavoce potranno continuare a ottenere risultati per la collettività». La prima reazione all’espulsione è arrivata dalla deputata Emanuela Corda: «Come fa il nulla a espellermi dal nulla?», ha detto all’Adnkronos, «la decisione di Crimi mi fa ridere, ma io sono serena. Sono convinta di ciò che ho fatto e lo rifarei». Mentre il collega Pino Cabras puntualizza: «L’espulsione? Non ho ricevuto comunicazioni da nessuno».

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