Terminato il vertice sul futuro del M5s: faccia a faccia tra i big e Grillo. Conte verso un ruolo ad hoc

La riunione all’Hotel Forum di Roma. Il garante è arrivato con un casco da astronauta ed è andato via senza fare dichiarazioni. Silenzio anche dall’ex premier: ecco le mosse per far cambiare pelle a un Movimento allo sbando

È durato quasi quattro ore il vertice tra i big del M5s per tentare di uscire dal pantano in cui è piombato il partito dopo la crisi di governo tra espulsioni, pendenze legali e sostegno al governo Draghi. L’incontro a porte chiuse all’Hotel Forum di Roma è iniziato verso le 11.30 ed è terminato attorno alle 15. Presente il garante Beppe Grillo, che è arrivato però nel pomeriggio indossando un casco da astronauta, dopo aver espresso la sua rabbia per la fuga di notizie che ha preceduto il conclave.


Alla riunione c’era anche l’ex premier Giuseppe Conte – vero protagonista dell’appuntamento – insieme all’ex capo politico Luigi Di Maio, l’attuale reggente Vito Crimi, il presidente della Camera Roberto Fico, Paola Taverna, Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro e i capigruppo a Camera e Senato Ettore Licheri e Davide Crippa. Davide Casaleggio, pure invitato, avrebbe avuto altri impegni. Sia Conte, sia Grillo hanno lasciato l’Hotel senza fare dichiarazioni alla stampa. Ma fonti qualificate hanno riferito che il vertice si è concluso «positivamente». Per l’ex premier sarebbe pronto un ruolo ad hoc all’interno del M5s. Nelle prossime ore non si escludono quindi nuove decisioni su eventuali modifiche allo Statuto.

I temi al centro del confronto

Negli ultimi giorni proprio Grillo, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, sarebbe stato prodigo di telefonate per sedare i mal di pancia nati dopo la nomina dei sottosegretari del governo Draghi. Sul tavolo c’è il futuro di un Movimento spaccato, orfano di Alessandro Di Battista, su cui pendono cause legali e che ha all’attivo un’emorragia di ben 36 espulsioni, spesso eccellenti, che non hanno votato la fiducia al nuovo esecutivo.

Un futuro fatto prima di tutto di modifiche al famoso Statuto del M5s, con l’introduzione di un direttorio di cinque persone al posto del capo politico. Ma secondo il Corriere della Sera ci sarebbe anche l’ipotesi di introdurre la figura di un presidente con ampie deleghe e coadiuvato da vice. Per permettere a Giuseppe Conte, non iscritto al M5s, di correre per queste figure apicali, in ogni caso, basterebbe anche una modifica al regolamento. Se l’operazione dovesse andare in porto, potrebbe essere data in pasto al processo di approvazione su Rousseau: un voto che diventerebbe un test sull’effettivo gradimento dell’avvocato del popolo tra i grillini militanti.

Conte, d’altra parte, ha sempre portato a casa sondaggi lusinghieri. Inevitabile contare su un suo effetto pacificatore nella bufera che ha travolto il M5s che fu, ma anche sul suo potenziale politico di allargamento delle simpatie elettorali. «Sono convinto, ora più che mai, che la sua figura debba essere centrale nel progetto di rilancio del M5s e sono pronto a essere al suo fianco anche in questa fase. Coraggio», dice per esempio Stefano Buffagni.

E Casaleggio? «Esistono sempre soluzioni diverse a quelle che abbiamo utilizzato fino ad oggi: Rousseau sta costruendo un processo di de- centralizzazione per dare agli attivisti sempre più strumenti per autodeterminarsi e incidere sulla vita politica», dice il presidente dell’Associazione Rousseau. Senza nominare il Movimento.

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