Coronavirus, a Milano «probabile zona rossa entro due settimane»: l’incidenza dei positivi è aumentata del 40% in 7 giorni

L’epidemiologo La Vecchia: «A breve scatteranno le misure più dure in tutta la Lombardia». I servizi sanitari possono reggere, ma il pericolo che aumentino i decessi è concreto

Entro le prossime due settimane, la città di Milano e l’intero territorio della Lombardia «probabilmente diventeranno zona rossa». La previsione è del professor Carlo La Vecchia, docente di Statistica medica ed Epidemiologia all’Università statale di Milano. Attualmente, nel capoluogo lombardo, l’incidenza dei casi di Coronavirus è di 192 ogni 100 mila abitanti. Non siamo ancora arrivati alla fatidica soglia settimanale di 250, che il nuovo Dpcm targato Mario Draghi ha fissato per far scattare la possibile chiusura di tutte le scuole sul territorio nazionale, indipendentemente dal colore della regione, su disposizione dei governatori. Ma la città si sta avvicinando rapidamente a questo valore.


La Vecchia: «È probabile che entro la prossima settimana arriveremo a 250 casi ogni 100 mila abitanti»

«Per quanto riguarda l’incidenza dei casi positivi, a Milano l’aumento è stato di circa il 40% nell’ultima settimana», spiega ancora La Vecchia, «è quindi probabile che entro la prossima settimana arriveremo a 250 casi ogni 100 mila abitanti». Il professore si augura che l’aumento dei casi, in termini assoluti, sia inferiore rispetto a quello registrato a ottobre-novembre dell’anno scorso, ovvero durante il picco della seconda ondata, ma il trend ormai è chiaro: «Nel breve periodo, è difficile invertire la tendenza».

Al momento, tuttavia, la situazione dei ricoveri negli ospedali e nei reparti di terapia intensiva non desta particolare allarme. Dalla Asst Grande ospedale metropolitano Niguarda, per esempio, fanno sapere a Open che ad oggi «la situazione rispetto agli accessi di pazienti Covid positivi è pressoché stazionaria. Abbiamo avuto lievi variazioni negli ultimi giorni, ma che non possiamo ancora definire come trend, sia negli accessi in pronto soccorso che nel numero di ricoveri». Attualmente al Niguarda sono ricoverati 88 pazienti Covid, di cui 18 in terapia intensiva e 16 in assistenza ventilatoria non invasiva. Mentre a ottobre, nella fase più critica della seconda ondata, «abbiamo raggiunto picchi di circa 350 pazienti Covid ricoverati». In ogni caso, l’ospedale si dice pronto «ad attivare ulteriori posti letto, qualora purtroppo i numeri anche su Milano dovessero crescere».

«In Lombardia, per quanto riguarda le terapie intensive, siamo scesi dai 900 posti occupati a metà novembre ai 350 di inizio febbraio»

Su questo punto, anche La Vecchia sottolinea come i servizi sanitari lombardi abbiano retto al picco della seconda ondata: «Purtroppo ci sono stati molti morti, ma i servizi sanitari hanno assorbito il colpo. In Lombardia, per quanto riguarda le terapie intensive, siamo scesi dai 900 posti occupati a metà novembre ai 350 di inizio febbraio. Adesso siamo risaliti a 476». Il professore, quindi, non si aspetta una Caporetto degli ospedali, ciononostante il rischio che la curva dei decessi si alzi di nuovo è concreto. Del resto la prima variabile a dare indicazioni è proprio l’incidenza dei positivi, poi vengono le terapie intensive e infine il dato più tragico: quello del numero di vittime.

Un aumento dell’incidenza dei positivi, come prima conseguenza, porterebbe alla chiusura automatica di tutte le scuole: «Probabilmente scatterà anche a Milano. Ma quello che penso io è che entro la prossima settimana o quella successiva, l’intera Lombardia sarà zona rossa. Se ragioniamo con i criteri standard in vigore dal 5 novembre, è molto probabile che finirà così». La speranza, ovviamente, è che le cose migliorino nella seconda metà di marzo: «La stagione è più favorevole perché l’inverno ormai è alle spalle. E abbiamo una maggiore quantità di persone immunizzate anche grazie ai vaccini».

Vaccini che però è assolutamente necessario somministrare senza ritardi. Conclude La Vecchia: «Le dosi vanno usate tutte il prima possibile, senza tenere scorte per i richiami. Ai richiami ci penseremo quando avremo sufficienti quantità di siero». Entro la fine di questa settimana il Pirellone attende la consegna di 109 mila dosi di vaccino Pfizer. La speranza, ora che la struttura commissariale è nelle mani del generale Paolo Figliuolo, è che arrivino davvero nei tempi previsti.

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