AstraZeneca, studio inglese: basta una dose (per tre mesi). L’immunologo Mantovani: «Per Pfizer e Moderna obbligatoria anche la seconda»

Il direttore dell’istituto Humanitas prova a fare chiarezza osservando come per i vaccini a mRna l’unica questione sia quando fare la seconda dose (non se farla o meno)

Per gli over 80 una dose vaccinale di Pfizer o di Astrazeneca può portare a «una sostanziale riduzione del rischio» di ricoveri per Covid-19. Questo è quanto emerge dallo studio coordinato dai ricercatori dell’Università di Bristol al momento in fase di pre-pubblicazione su Lancet. Secondo i dati raccolti l’efficacia della prima dose è al 79,3% per Pfizer e dell’80,4% per Astrazeneca. Il lavoro è stato realizzato tra il 18 dicembre 2020 e lo scorso 26 febbraio, grazie alla partecipazione di 466 persone con un’età media di più di 80 anni.


Questi dati, spiegano gli studiosi, sono simili a quelli di altri report già realizzati in Scozia e in Inghilterra, ma che hanno seguito un approccio diverso. Invece di collegare grandi database di risultati con i registri di immunizzazione, il lavoro di Bristol ha comportato un esame dettagliato dei ricoveri in due ospedali. Lo studio fornisce informazioni sui pazienti, molto anziani, che sono stati ricoverati e nei quali i vaccini stanno avendo effetto. Si è trattato di persone con diverse fragilità, altre malattie e vulnerabilità.

Un tema, quello della seconda dose, affrontato anche dall’immunologo Alberto Mantovani che in un commento pubblicato su la Repubblica ha provato a chiarire la questione inerente alla somministrazione di una o due dosi. Il direttore di Humanitas ricorda come sia molto recente l’indicazione ufficiale «da parte del Consiglio superiore di sanità, di somministrare una sola dose di vaccino a chi è stato malato di Covid-19». Tuttavia, chiarisce Mantovani, «i vaccini anti Sars-CoV-2 si basano su due piattaforme, adenovirus e mRna». Della prima, fanno parte AstraZeneca, Johnson & Johnson e ReiThera. Pfizer e Moderna si basano invece su mRna.

Sulla base della sperimentazione clinica sul vaccino AstraZeneca, «il gruppo di Oxford ha introdotto una seconda dose per migliorare il livello e la durata della risposta immunitaria – osserva Mantovani – non sorprende, dunque, che i dati ottenuti con questo vaccino mostrino che, con la sola prima dose, si è protetti fino a 3 mesi, il tempo ora indicato per la seconda somministrazione». E’ dunque possibile, a fronte della scarsità di vaccini, procedere con una sola dose, in attesa di un richiamo che può avvenire anche a tre mesi di distanza. «Diverso il discorso – dice l’immunologo – e diversi i dati, per i vaccini a mRna: una tecnologia innovativa, ma una logica di tempi simile a quella dei vaccini tradizionali che richiedono una prima dose e un successivo (a volte più di uno) richiamo».

«Nella lettura scientifica – chiarisce ancora Mantovani – non vi è nessun dibattito sul ‘non fare’ una seconda dose di un vaccino a mRna: la domanda è solo ‘se e quanto posticiparla’. Personalmente, seguendo i dati, credo sia meglio effettuarla rispettando il più possibile l’intervallo dei 20-40 giorni, come indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità». Insomma, sì a una dose di AstraZeneca, e no per quei vaccini a mRna.

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