I timori di Merkel e lo scontro tra Stati membri: perché neanche Sputnik V può risolvere i problemi sui vaccini dell’Europa

La Germania vede nel vaccino un’ancora di salvezza. Ma i Paesi baltici e la Polonia guardano con diffidenza a Mosca. E mentre in Europa si dibatte sull’affidabilità dei dati, Putin ha già vinto

Per l’agenzia del farmaco europea (Ema), l’approvazione del vaccino russo Sputnik V contro il Coronavirus è l’incarico più politicamente delicato che poteva capitare. I primi dati sono arrivati ​​sulle scrivanie dell’Ema giovedì, ma nell’Ungheria di Viktor Orbán l’agenzia del farmaco locale l’ha già approvato, mentre Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia valutano di fare lo stesso. Al contrario, la Polonia e i tre Paesi baltici, storicamente diffidenti (per non dire nemici) nei confronti della Russia, sono dichiaratamente ostili verso lo Sputnik V e mettono in guardia gli alleati da quello che considerano un grimaldello geopolitico con cui il Cremlino vuole allargare le divisioni all’interno dell’Ue. La scelta di valutare il vaccino russo però è supportata da Stati membri influenti, in particolare la Germania – il più influente di tutti – che ha detto di sostenere lo Sputnik V a condizione che superi «gli elevati standard qualitativi imposti dall’Ema». 


La posizione di Berlino

La Germania vede lo Sputnik V come una boccata d’ossigeno, in caso di approvazione si valuta anche la possibilità di farlo produrre su licenza ad aziende tedesche. Il governo è nervoso per lo stato dell’epidemia e lo stallo nella campagna vaccinale. Angela Merkel è sotto pressione, con un’opinione pubblica sempre più arrabbiata e sfinita. Una situazione che può trasformarsi in una crisi politica a tutto campo, in un Paese che a settembre deve affrontare elezioni politiche che segnano la fine di un’era. Per Merkel questi sono gli ultimi mesi della sua lunga e brillante carriera. Dopo la fine di questo mandato, la cancelliera si ritirerà dalla politica, un fallimento rischia di segnare l’eredità storica del suo operato.

I tedeschi erano pronti a una vaccinazione di massa degna di quella americana o israeliana, ora sono terrorizzati dall’idea di non riuscire a contenere la diffusione delle varianti. Se Berlino dovesse trovarsi a usare il vaccino russo – inizialmente neanche preso in considerazione – a causa dei ritardi delle case farmaceutiche del mondo occidentale, ci sarebbero conseguenze sulle relazioni europee e internazionali.

Le implicazioni geopolitiche 

La Germania difficilmente potrebbe fare affidamento su un vaccino russo per sfuggire a una crisi politica autoinflitta e poi sanzionare duramente la Russia. Vista la centralità di Berlino nella politica comunitaria, lo Sputnik V inoculato ai tedeschi finirebbe per vaccinare Mosca dalle sanzioni europee. Ecco perché Polonia e Paesi baltici sono così nettamente contrari.

Una decisione che avrebbe effetti negativi anche sul rapporto transatlantico oltre che sulle relazioni tra Paesi europei, senza contare l’effetto che farebbe vedere gli Stati Uniti che negano le esportazioni di vaccini in Europa mentre arrivano vaccini dalla Russia. La Commissione europea ha sottolineato che l’analisi dell’Ema sarà basata esclusivamente su valutazioni scientifiche. «La geopolitica non ha nulla a che fare con la valutazione del vaccino da parte dell’Ema in base ai dati forniti dall’azienda», ha detto giovedì Eric Mamer, il portavoce della Commissione. Ma, chiaramente, non è così semplice.

La diffidenza sui dati

Secondo la rivista scientifica The Lancet, lo Sputnik V ha un’efficacia del 92% e una tecnologia simile al vaccino Oxford/AstraZeneca. Tuttavia, alcuni parlamentari europei sono molto diffidenti. L’eurodeputato tedesco Peter Liese, portavoce per la salute del Ppe, mette in dubbio l’efficacia delle sperimentazioni cliniche presentate dai russi, dato che non è chiaro se siano state condotte su un campione rappresentativo o se la presenza eccessiva di volontari militari, presumibilmente più giovani e sani della media, abbia falsato i dati. 

L’eurodeputata tedesca Viola von Cramon-Taubadel, dei Verdi, ha una posizione ancora più scettica e mette apertamente in dubbio la possibilità che l’Ema o la Commissione europea possano garantire che gli studi russi siano stati eseguiti secondo gli standard dell’Ue. Inoltre, secondo l’eurodeputato tedesco Christian Ehler, membro del Ppe con un passato nel settore della farmaceutica, l’industria russa non è in grado di produrre una quantità sufficiente di dosi. «Dato il tasso di vaccinazione relativamente basso in Russia, non possiamo non vedere che i russi stanno usando lo Sputnik V come strumento politico», ha detto Ehler. 

Secondo gli eurodeputati, se approvato Sputnik V sarebbe solo il settimo vaccino disponibile nell’Ue, dato che in coda ci sono le revisioni di Johnson & Johnson, Novavax e CureVac. Oltre alla validità dei dati quindi, viene anche messo in dubbio che il vaccino russo possa fare differenza. L’efficacia del vaccino sarà stabilità dagli esperti dell’Ema; quello che si può dire adesso è che, in caso di approvazione, lo Sputnik V verrebbe usato solo da alcuni Paesi (cosa che succederà comunque) mentre verrebbe scartato a priori da altri. Le sorti della campagna vaccinale europea (in particolare quella tedesca) non verrebbero risolte dal vaccino russo, mentre aumenterebbero le spaccature e la diffidenza tra Paesi europei. Se invece non venisse approvato, al Cremlino Vladimir Putin sfrutterà l’accaduto per rinnovare la propaganda anti-Ue a uso interno.

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