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Enrico Letta scioglie la riserva: l’ex premier dice sì al Pd

Già vicesegretario dem, presenterà la sua candidatura all’Assemblea di domenica. «Non cerco l’unanimità, ma la verità», ha dichiarato in un video pubblicato sui social

Volato a Roma da Parigi ieri sera, oggi Enrico Letta ha sciolto la riserva e ha accettato di prendere le redini del Partito democratico. Un incarico che l’Assemblea nazionale dovrebbe riconoscergli ufficialmente domenica 14 marzo. «Lo faccio per amore per la politica, passione per i valori democratici», ha dichiarato in un video Letta in cui ha ringraziato il suo predecessore Nicola Zingaretti. Adesso l’appuntamento è a domenica, per il voto. «Parlerò all’assemblea – ha aggiunto Letta -. Chiedo a tutti coloro che domenica voteranno di ascoltare la mia parola e votare sulla base delle mie parole, sapendo che non cerco l’unanimità, ma la verità».


L’endorsement di Zingaretti

Negli ultimi giorni l’ex premier ed ex vicesegretario Pd ha ricevuto anche l’endorsement di Zingaretti, che si è dimesso improvvisamente il 4 marzo in polemica con il proprio partito «ostaggio» delle correnti. «È la soluzione più forte e autorevole – ha scritto l’ex segretario su Facebook in riferimento a Letta -. La migliore garanzia per un rilancio della nostra sfida di grande partito popolare, vicino alle persone e non alle polemiche. Promotore di un progetto per l’Italia e l’Europa e baricentro di qualsiasi alternativa alle destre». Inviso agli ex renziani, a partire da Base riformista guidata da Lorenzo Guerini, Letta può fare affidamento non soltanto sulla maggioranza zingarettiana del partito, ma anche su altri “big”, come Dario Franceschini e Paolo Gentiloni.

Il rilancio del Pd e il bivio M5s

La missione di Letta, che lascerà il suo incarico come direttore della Scuola di Affari internazionali di Sciences Po in Francia, è rilanciare un Pd ostaggio delle tensioni tra correnti interne, riportandolo a essere un partito a vocazione maggioritaria. Per farlo, dovrà decidere se continuare nel solco dell’alleanza con i 5 stelle fortemente voluta da Zingaretti, oppure tracciare una strada diversa. L’unica condizione che Letta ha posto prima di sciogliere la riserva è di rimanere in carica fino al termine previsto dal mandato nel 2023 e di essere votato dall’Assemblea nazionale che si terrà domenica, costringendo le varie correnti a rinunciare al congresso e alle primarie anticipate. «Aprirò un dibattito in tutti i circoli – ha dichiarato nel video di candidatura Letta -. Chiedo alle democratiche e ai democratici nelle prossime due settimane di discutere. Poi faremo insieme una sintesi e troveremo il modo per andare avanti».

Il ritorno al Nazareno da Sciences Po

Per Letta si tratta di un ritorno a casa. Nonostante diriga la Scuola di affari internazionali di Science Po, l’Istituto di studi politici di Parigi, Letta vive tra la capitale francese e la sua casa a Testaccio, quartiere di Roma. Anche se ha ufficialmente lasciato la politica dopo essere stato “spodestato” dal suo ex alleato di partito Matteo Renzi, che gli è succeduto come primo ministro nel febbraio 2014, Letta non ha mai lasciato il Partito democratico, commentando le vicende del centrosinistra italiano da bordo campo senza mai essere direttamente coinvolto negli affari del partito.

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