Letta apre (di nuovo) al voto ai 16enni: «Una scelta identitaria per rendere incisivo il partito» – L’intervista

Non è la prima volta che il neosegretario dei Dem parla di abbassamento dell’età di voto. Adesso, però, la sua posizione serve al Pd per individuare nuove battaglie. Martina Carone (YouTrend): «Una scelta molto intelligente»

«So che è una battaglia divisiva, complicata, ma dobbiamo allargare il peso dei giovani nella società». Enrico Letta, nel giorno dell’investitura a segretario del Partito democratico, ha spiegato così uno dei suoi obiettivi: abbassare a 16 anni l’età minima di voto in Italia. «Ho vissuto con una nuova generazione – ha raccontato in riferimento ai suoi ultimi sette di insegnamento passati tra il Sciences Po di Parigi e la Scuola di politiche a Roma -, mi hanno insegnato tanto e, parafrasando don Mazzolari, mi sento di dire che questo non deve essere il partito che parla dei giovani ma che fa parlare i giovani: saranno al centro della mia azione a tutto campo e su tutti i temi».


Non è una novità, per Letta, farsi portavoce di questa battaglia: già nel settembre 2019, quando nessuno avrebbe scommesso sul suo ritorno a ricoprire un incarico di partito, il neosegretario del Pd propose una riforma costituzionale da concludere in un anno per estendere il voto a 16enni e 17enni. «L’aveva avanzata già due anni fa – disse in un’intervista a Repubblica, – ma adesso è urgente: occorre dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi».

Quanti sono i giovani di 16 e 17 anni in Italia?

La banca dati dell’Istat fornisce la fotografia della fetta di popolazione alla quale Letta vorrebbe garantire il diritto di voto. Nel 2021, i 16enni residenti in Italia sono 572.210, i 17enni 568.006. Se ci fossero quest’anno delle elezioni nazionali, l’elettorato si amplierebbe dunque di 1.140.216 aventi diritto tra i 16 e 17 anni: una percentuale bassa, numericamente quasi ininfluente considerando che, se andassero votare tutti i ragazzi di questa età, costituirebbe il 2,16% del bacino elettorale italiano. Secondo l’ultima rilevazione del ministero dell’Interno – risalente al 30 giugno 2020 – sono infatti 51.619.453 gli elettori totali in Italia.

La percentuale di potenziale elettorato under 18 si assottiglia con l’avanzare degli anni a causa dell’andamento demografico e dell’invecchiamento della popolazione del Paese. Proiettando i dati Istat alla fine della XVIII legislatura e alle elezioni politiche del 2023, in quell’anno saranno 569.063 i 16enni e 565.871 i 17enni residenti in Italia, per un totale di 1.134.934. Il peso elettorale dei giovani che Letta indica essere sottorappresentati nella società sfuma ulteriormente in una simulazione degli aventi diritto di voto under 18 tra dieci anni: allora, saranno 499.144 i cittadini di 16 anni in Italia e 507.291 quelli di 17. Ammesso che la proposta di Letta si concretizzi nell’ordinamento italiano, nel 2031 sarebbero 1.006.435 gli elettori under 18: quasi 140 mila ragazzi in meno rispetto a oggi, come se le intere città di Varese e Matera insieme non votassero più.

Il meccanismo di partecipazione

«Tralasciando per un attimo il posizionamento e la strategia politica, la proposta di Letta è interessante dal punto di vista del meccanismo di partecipazione alla cosa pubblica». A commentare a Open l’idea di abbassare a 16 anni l’età minima per il voto è Martina Carone, consulente in comunicazione per Quorum/YouTrend e docente di analisi dei media all’Università di Padova. «L’allargamento del voto vorrebbe dire dare uno spazio di partecipazione ai giovani – non una centralità, perché i numeri degli under 18 sono ininfluenti sul totale dell’elettorato -. Significherebbe dare loro una voce diretta e convogliare nella partecipazione politica le energie che oggi si disperdono nell’associazionismo e nei circoli studenteschi».

Martina Carone, consulente in comunicazione politica per Quorum/YouTrend e docente di analisi dei media all’Università di Padova

Questo, per Carone è l’aspetto più positivo. Poi, però, elenca quali sono le argomentazioni di chi è contrario all’abbassamento dell’età di voto a 16 anni: «C’è chi ritiene che, negli anni dell’adolescenza, i giovani siano tendenzialmente più radicalizzati nelle posizioni politiche, e ciò andrebbe a vantaggio dei partiti più estremisti». L’altra critica alla misura riguarda il tipo di informazioni a cui attingono i più giovani: «Altri detrattori ritengono che i ragazzi siano influenzati negativamente dai social media, ritenendo che, informandosi su TikTok, non siano in grado di esprimere un voto consapevole. Io penso che al contrario – aggiunge -, il sapersi destreggiare tra diversi canali informativi dia ai giovani più consapevolezza nell’analizzare le fonti. E poi, se ci troviamo in una situazione politica disastrata, la colpa non è certo dei 16enni che si sono informati su TikTok».

La strategia politica

Per quanto riguarda la linea politica che dovrà prendere il nuovo Partito democratico, avrebbe una sua ragione il coinvolgimento dei giovani di 16 e 17 anni nell’arco delle proposte: prima del lockdown, gli appartenenti a questa fascia di età si sono resi protagonisti delle manifestazioni di piazza più importanti nell’alveo del centrosinistra. «Pensiamo ai Fridays for Future – afferma Carone – sono stati loro a portare al centro del dibattito italiano il tema dell’ambiente. Al contrario, i Verdi, che nascono con quella issue, non sono mai riusciti a farsi sentire con la stessa forza di questi ragazzi».

Questo è il primo livello di strategia. C’è un aspetto ancora più sottile che ha portato Letta a inserire la questione sull’età di voto nel discorso di presentazione della sua candidatura al Nazareno: «Non è la prima volta che Letta si intesta questa battaglia. E l’ha ripresa in assemblea perché è una l’idea dell’allargamento alla partecipazione giovanile è una battaglia di area, molto identitaria. Per lui – aggiunge la consulente di comunicazione – è necessario individuare alcune battaglie identitarie per legare la propria segreteria a proposte politiche misurabili. Come lo ius soli: o lo fai o non lo fai. Così il voto per i 16enni». Proposte chiare, nette e semplici da comprendere che fanno passare un messaggio: «È iniziata la segreteria di Letta».

Il posizionamento politico

«Nicola Zingaretti non è stato un segretario divisivo perché non ha preso posizioni forti: questa è stata la critica più ripetuta dai suoi detrattori». Il nuovo corso del Pd, per Carone, non può prescindere dunque dal legare l’indirizzo politico ad alcune battaglie chiare, identificabili. «Con un governo meno politico come quello di Draghi, è bene che i partiti si facciano sentire su tematiche di area». La maggioranza che sostiene l’esecutivo è talmente ampia e impegnata dai temi correlati alla pandemia che è difficile staccare su altre tematiche: «Letta ha calibrato in modo intelligente il suo discorso, e il fatto che si sia acceso un dibattito sullo ius soli e sulla partecipazione al voto giovanile ne è la dimostrazione».

Certo è che la partecipazione al voto dei ragazzi di 16 e 17 anni non stravolgerebbe direttamente i risultato elettorali, «ma il fatto di averli nelle urne assicurerebbe una certa attenzione sui temi che li riguardano e spesso ignorati dal dibattito». Carone conclude auspicando che oltre all’allargamento del corpo elettorale, «sarebbe nello assicurare a quegli stessi giovani degli spazi pubblici per informarsi, vedi l’ora di educazione civica a scuola. Avrebbe più senso, anticipando l’età di voto, insegnare ai ragazzi dei rudimenti di educazione civica, diritto, economia, Costituzione. Oggi, a 16 anni, con le possibilità fornite dalla rete, esistono gli strumenti per permettere ai ragazzi di partecipare alla vita pubblica. Avrebbe senso iniziare a educarli a questo già durante gli anni scolastici».

La lista di Paesi dove è consentito il voto a partire dal raggiungimento del 16esimo anno di età

  • Argentina (solo per i nativi, per gli argentini naturalizzati l’età minima è di 18 anni);
  • Austria;
  • Bosnia ed Erzegovina (solo se impiegati);
  • Baliato di Guernsey;
  • Baliato di Jersey;
  • Brasile (suffragio volontario per i cittadini tra i 16 e 18 anni e per gli over 70, obbligatorio per tutti gli altri);
  • Cuba;
  • Ecuador (suffragio volontario per i cittadini tra i 16 e 18 anni e per gli over 65, obbligatorio per tutti gli altri);
  • Estonia (solo nelle elezioni locali);
  • Galles (solo nelle elezioni locali e nelle elezioni per il Senedd Cymru, il parlamento gallese);
  • Germania (solo per le elezioni regionali negli stati di Brandeburgo, Brema, Amburgo e Schleswig-Holstein. Per le elezioni municipali negli stati di Baden Württemberg, Berlino, Brandeburgo, Brema, Amburgo, Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Bassa Sassonia, Renania settentrionale-Vestfalia, Sassonia-Anhalt, Schleswig-Holstein e Turingia);
  • Grecia;
  • Isola di Man;
  • Malta;
  • Nicaragua;
  • Scozia (solo per i referendum sull’indipendenza e le elezioni di parlamento e governo);
  • Svizzera (solo per le elezioni locali nel Canton Glarona).

La lista di Paesi dove è consentito il voto a partire dal raggiungimento del 17esimo anno di età

  • Corea del Nord (i militari votano senza limiti di età);
  • Indonesia (le persone sposate votano senza limiti di età);
  • Israele (solo per le elezioni comunali);
  • Stati Uniti (gli Stati che consentono ai 17enni di votare alle elezioni primarie e ai caucus se avranno 18 anni entro il giorno delle elezioni: Colorado, Connecticut, Delaware, Illinois, Indiana, Kentucky, Maine, Maryland, Mississippi, Nebraska, New Mexico, Carolina del Nord, Ohio, Carolina del Sud, Virginia, Vermont e Virginia Occidentale. Iowa, Minnesota e Nevada consentono ai 17enni di partecipare a tutti i caucus presidenziali, ma non possono votare alle elezioni primarie per altri uffici. Alaska, Hawaii, Idaho, Kansas, Washington e Wyoming consentono ai 17enni di partecipare solo ai caucus democratici, ma non al caucus repubblicano);
  • Timor Est.

Leggi anche: