Lo stop ad AstraZeneca per evitare cause? «Dubbi infondati: i meccanismi legali sono già regolati» – L’intervista

In Germania «Bild» ha accusato Angela Merkel di aver adottato una «strategia difensiva per evitare le azioni legali dei cittadini». Ne abbiamo parlato con l’avvocato Michele Maria Gambini, esperto di responsabilità penale in campo medico

Perché l’AIFA nel giro di poco tempo ha deciso di sospendere il vaccino contro il nuovo Coronavirus di AstraZeneca, nonostante tutti i maggiori esperti avessero già escluso un collegamento, con le recenti morti sospette? Mentre che le indagini vanno avanti, c’è chi, come al solito, trova risposte semplici. In Germania Bild ha accusato Angela Merkel di aver adottato una «strategia difensiva […] per evitare le azioni legali dei cittadini». Effettivamente spesso in casi analoghi alcuni tribunali hanno concesso indennizzi e le stesse case farmaceutiche riportano nel bugiardino dei farmaci eventi avversi non dimostrati, proprio per minimizzare il rischio di cause legali.


Strategia legale o procedura cautelare comunicata male?

Abbiamo chiesto maggiori chiarimenti all’avvocato Michele Maria Gambini, penalista ed esperto nel campo della responsabilità penale in campo medico. «Nel campo della responsabilità sanitaria si deve sempre dimostrare il profilo di colpa – afferma Gambini -. Esiste infatti un criterio di responsabilità, che con la riforma Gelli del 2017 è stato addirittura rafforzato. Se intento un procedimento penale o civile, quel che devo dimostrare è la sussistenza di un rapporto di causa-effetto, tra l’atto medico e il danno che ha subito il paziente».

Chi lo stabilisce? «Avvocati e giudici fanno il loro mestiere, non hanno conoscenze mediche. Nelle cause di responsabilità sanitaria si affidano, per le consulenze tecniche di parte e per le perizie, alla competenza di medici specialisti nel settore di riferimento e a medici legali». Solitamente questi periti dovrebbero essere esperti del settore, ma nulla esclude che siano affetti da bias, come dimostrano alcune sentenze shock di cui ci siamo occupati spesso nel progetto Open Fact checking

«Sarebbe problematico se negassimo a un cittadino il diritto di intentare una causa, anche se la sua convinzione di essere stato danneggiato da un atto medico risultasse al termine del procedimento scientificamente infondata. Infatti solo in sede giudiziaria è possibile certificarne l’infondatezza; cosa che per fortuna succede nella stragrande maggioranza dei casi». Questo però, oltre ad appesantire la già satura agenda dei tribunali italiani, in questi casi può causare danni sanitari, togliendo dal mercato un vaccino utile a contrastare – se non la trasmissione del virus – almeno il manifestarsi dei casi di Covid-19.

«La sospensione cautelativa e in via preventiva non è un blocco definitivo. I meccanismi legali che regolano l’agire di AIFA e a livello europeo l’EMA, sono rigidamente regolati dalla normativa di riferimento. Le autorità regolatorie in campo medico devono, anche in virtù di un mero sospetto, accertarsi se un farmaco (e il vaccino è un farmaco) possa aver arrecato o meno danni ai pazienti, sospendendone momentaneamente la commercializzazione. Si tratta con ogni probabilità, in virtù dell’emergenza pandemica che stiamo vivendo, di un lasso di tempo piuttosto breve (questione di giorni) durante il quale AIFA dovrà verificare che effettivamente non sussiste alcun nesso di causa-effetto tra il vaccino e la morte dei pazienti».

Il Regno Unito in virtù dell’uscita dall’Europa e di uno scudo a protezione degli operatori sanitari ha potuto evitare questi provvedimenti fino a oggi. «C’è da dire che questi meccanismi, oltre a garantire la trasparenza al di là di ogni ragionevole dubbio, ci dovrebbero riparare anche da casi in cui realmente viene distribuito un farmaco difettoso, a tutela della salute pubblica e della massima trasparenza nei confronti della cittadinanza».

Allora forse il problema sta nel modo confusionario con cui i governi europei hanno fatto pressione sui propri enti regolatori, comunicando lo stato delle cose in maniera quasi schizofrenica: prima rassicurano che non vi è un nesso causale tra il vaccino e i casi di trombosi; poi arriva la sospensione del vaccino. Questi meccanismi hanno ispirato un senso di panico e impreparazione, che in questi tempi non possiamo permetterci.

Ogni anno in Italia muoiono 1650 persone, alcune «misteriosamente»

Nel momento in cui scriviamo in Italia si contano sei morti. Dai recenti dati autoptici è stato già escluso un collegamento col vaccino. Nella Sicilia dove il professor Antonio Cascio insegna infettivologia all’Università degli studi di Palermo, si contano tre decessi.

«In generale possiamo dire che ogni giorno in Italia muoiono 1650 persone: circa 600 mila all’anno – afferma Cascio – È normale che in questa fase in cui stiamo vaccinando tutti, qualcuno vaccinato il giorno prima o 15 giorni prima potrà morire, a prescindere dalle vaccinazioni. Questo è il messaggio importante che secondo me deve essere dato. Poi è giustissimo fare gli accertamenti sui singoli casi e capire se ci sia qualche nesso col vaccino. Non di meno, a prescindere ogni giorno tante persone muoiono, certe volte anche in maniera improvvisa e apparentemente misteriosa».

A proposito dell’ipotesi dello scudo sanitario, il docente si dice favorevole: «Facciamo finta che alcune dosi siano state conservate male; questa responsabilità ricadrebbe in coloro che si sono occupati della logistica, non del medico o dell’infermiere che inocula il farmaco. Al momento la decisione di AIFA di sospendere il vaccino AstraZeneca non è supportata da elementi solidi. Sono comunque dell’idea che sia giusto essere prudenti. Si spera che queste verifiche vengano fatte presto e si ricominci a far lavorare gli operatori sanitari in serenità».

Foto di copertina: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO | A staff personel of Multimedica walks in the empty Vaccination Area set up at the Museums of Science and Technology, 16 March 2021. The Italian drugs agency AIFA suspended the use of the AstraZeneca vaccine for Covid-19 across the country as a precautionary measure pending a ruling from the European Medicines Agency, in line with several other countrie.

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