Migranti al confine tra Messico e Usa, la denuncia di un operatore umanitario: «Non abbiamo gli strumenti per accoglierli con dignità»

Per Matthew Bocanumenth, assistente del programma Colombia e Migrazioni per l’ong americana Wola, in questi decenni è mancata la volontà politica di cambiare le politiche sull’immigrazione

Le immagini di minori sdraiati per terra, o su materassini improvvisati, nei centri di detenzione per migranti al confine tra Messico e Stati Uniti hanno aperto la prima vera, grande crisi della presidenza Biden. Da settimane, il flusso di migranti proveniente in particolare dall’America Centrale per cercare asilo negli Stati Uniti è aumentato. Nel solo mese di febbraio sono stati 96.974 i migranti fermati per aver cercato di attraversare il confine. Un aumento che secondo gli esperti era prevedibile. La politica sull’immigrazione dell’amministrazione Trump, definita «Rimani in Messico», aveva costretto oltre 70 mila richiedenti asilo ad aspettare in Messico la data fissata dai tribunali statunitensi per valutare le loro richieste di asilo.


Criticato dall’opposizione, e sotto pressione da membri del suo stesso partito, Biden ha scelto la vice Kamala Harris per gestire la crisi e decidere le prossime mosse sull’immigrazione. Intanto, secondo l’agenzia non governativa americana Wola, delle 96.974 persone che hanno provato ad attraversare il confine, le autorità di frontiera ne hanno espulse il 72%. Un numero lievemente inferiore all’85% del mese di dicembre – quando Trump era ancora in carica – e all’83% di gennaio. Nonostante le promesse pronunciate durante la campagna elettorale, la politica immigratoria di Biden non si è distanziata molto da quella del suo predecessore, per il momento.

Attualmente solo un numero esiguo di persone è autorizzato a presentarsi a uno dei punti di ingresso per presentare una domanda di asilo. Inoltre, Joe Biden ha deciso di continuare a fare uso del Titolo 42, un ordine esecutivo del segretario della sicurezza della presidenza Trump, che permette, a causa della pandemia, di vietare viaggi non essenziali. Sul piano concreto questo ha permesso alla polizia di frontiera di rimandare indietro migliaia di persone senza seri motivi. La neo amministrazione ha concesso però un’esenzione ai minori non accompagnati. Una scelta che ha fatto aumentare velocemente il numero di minori che si sono presentati al confine per cercare asilo negli Stati Uniti.

EPA/Martin Juarez | Migranti dall’America centrale deportati dagli Stati Uniti al Messico, Tamaulipas, Messico. 26 marzo, 2021

A febbraio le autorità di frontiera hanno fermato 9.297 minori non accompagnati, il numero più alto da maggio 2019. Secondo le previsioni dunque il 2021 potrebbe essere un anno record per il numero di arrivi di minori non accompagnati. Secondo le stime dell’amministrazione Biden questo numero si aggira attorno ai 117.000. Il record precedente era stato di 76.020 nel 2019. 

Tuttavia, nonostante le previsioni, i letti per accogliere i minori scarseggiano. E le condizioni di accoglienza sono degradanti e disastrose. «È assurdo parlare di una crisi quando sappiamo benissimo che questi flussi migratori sono stagionali e ciclici», commenta a Open Matthew Bocanumenth, assistente del programma Colombia e Migrazioni per l’Ong Advocacy for Human Rights in the Americas (WOLA). Dalla città di El Paso, nel Texas, Bocanumenth ha raccontato a Open come la situazione al confine sia drammatica. Soprattutto per il crescente numero di minori non accompagnati che si presentato dalle autorità di frontiera: «Vengono mandati avanti dalle famiglie nella speranza di un futuro ricongiungimento», spiega Bocanumenth.

EPA/Luis Torres |Una mamma con in braccio una bambina viene respinta dalla polizia di frontiere e deportata in Messico. Chihuahua, Mexico, 19 March 2021

«Vorremmo essere in grado di accoglierli, cosi come le loro famiglie, nel modo più dignitoso più possibile, ma non ci sono abbastanza strutture. E quelle che ci sono sono inadatte», chiarisce. La decisione di Biden di permettere ai minori di entrare negli Stati Uniti è «sicuramente un passo avanti rispetto alla politica di Trump, ma deve esserci anche un focus su centri di accoglienza alternativi», afferma Bocanumenth che osserva come i flussi cresceranno. «Le previsioni, tutte, ci dicono che il numero di attraversamenti aumenterà. Non possiamo continuare a respingere le persone».

Secondo Wola, queste espulsioni creano un circolo vizioso per cui le persone che vengono respinte, riprovano dopo qualche tempo ad attraversare il confine. Il “tasso di recidività” a gennaio è stato del 38%, contro il 7% del 2019. «Quello che deve fare l’amministrazione Biden, e gli Stati Uniti, è finalmente mettere in piedi un sistema di accoglienza permanente, e non temporaneo, che gestisca in modo ordinato questi flussi di migranti, sostenendo il diritto delle persone a una vita più dignitosa». Secondo Bocanumenth, «è impensabile che ancora gli Stati Uniti non abbiano la capacità, e le strutture, per accogliere i migranti. Sono politiche che vanno avanti da decenni. È chiaro che non c’è la volontà di cambiarle».

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