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Dopo il sabotaggio alla centrale nucleare di Natanz, l’Iran ha annunciato che arricchirà l’uranio al 60%

A Vienna intanto si è riunito il comitato sugli accordi del 2015: sul tavolo anche il possibile rientro degli Usa nell’intesa

L’Iran ha annunciato che inizierà ad arricchire l’uranio dell’impianto nucleare di Natanz fino al 60% come reazione all’incidente dell’11 aprile – descritto dalle autorità di Teheran come un attacco hacker di Israele (che non ha commentato l’accaduto pubblicamente). Al momento, il livello più elevato di arricchimento dell’uranio in Iran si registra nell’impianto di Fordow, vicino a Qom, al 20%. Questa percentuale era stata raggiunta a gennaio 2021 in violazione degli accordi sul nucleare del 2015 (decisa in risposta all’uscita degli Usa nel 2018), nei quali si prevedeva un limite del 3,67% in Iran e l’impiego delle sole centrifughe di prima generazione IR-1. A dare la notizia è stato il viceministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha detto di avere comunicato la decisione in una lettera inviata all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).


I colloqui di Vienna

Sabato l’Iran aveva annunciato di avere avviato una nuova catena di centrifughe 164 IR-6 nell’impianto di Natanz per l’arricchimento dell’uranio e di avere cominciato a sperimentare le centrifughe IR-9 che dovrebbero arricchire l’uranio 50 volte più velocemente di quelle di prima generazione. Il viceministro Araghchi è arrivato poche ore fa a Vienna per partecipare a una nuova riunione del comitato congiunto dell’accordo sul nucleare del 2015, che vede la presenza di Regno Unito, Francia, Germania, Russia e Cina. I Paesi stanno discutendo della possibilità di un rientro degli Stati Uniti nell’intesa.


Immagine di copertina: ANSA/EPA/MAXAR TECHNOLOGIES HANDOUT

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