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Stand up comedy, Luca Ravenna: «Eppure prima di LOL ero carico, ma ubriaco». Il politicamente corretto? «Diventerà una malattia psicologica» – Il video

Il reduce del reality comico più chiacchierato del momento ha già un passato da autore di programmi come “Quelli che il calcio”

Arrivato con quell’aria da «che ci faccio qui?» dentro l’arena di LOL – Chi ride è fuori, è stato il secondo eliminato eccellente dal format di Prime Video. Luca Ravenna, 33 anni, e un passato da autore di programmi come Quelli che il calcio, è cresciuto a pane e comicità fin da bambino. «Quella di LOL è stata una grande lezione di vita», racconta, mentre cerca di spiegare che quell’atteggiamento, da persona un po’ a disagio, è l’essenza del suo sé: «Non so essere diverso». E gli autori lo sapevano: «Credo mi abbiano scelto proprio perché gli altri pezzi da novanta presenti potessero pensare al mio arrivo: e questo chi è?». Ad ogni modo prima di entrare a Lol, racconta, «mi sono ubriacato». Intanto Aldo Grasso, sul Corriere della Sera, lo ha menzionato come elemento più interessante del programma: «Fa un gran piacere, ma è come essere accerchiati. Alla fine tu sei l’unico che si salva all’interno dell’articolo forse più criticato da inizio 2021».


I primi passi e la stand up comedy

Un’infanzia, e poi l’adolescenza, passate a ridere con «i miei preferiti di tutti i tempi: quelli della Gialappa’s, geni e precursori addirittura di piattaforme come Twitch». A un certo punto ha capito che si poteva vivere in un mondo in cui centinaia di persone avrebbero potuto ridere alla stessa battuta, come quella volta in cui, seduto su una poltroncina al cinema, «stavo guardando Tre uomini e una gamba e ho sentito una risata alzarsi dal fondo sala e riempire lo spazio». In quel momento qualcosa è scattato. La stand up comedy, genere ancora di nicchia qui in Italia «soprattutto se non porti il tuo lavoro sulle grandi piattaforme, in quel caso è come se non esistessi», lo ha travolto. Personaggi a cui si ispira: Louis C.K. e Eddie Izzard. Palchi sempre diversi, come quelli di Milano, sua città natale. Ma anche di Roma, città che lo ha accolto anni fa. Ravenna è uno dei pochi milanesi digeriti dai cittadini romani, «anche se ci ho messo anni prima di riuscire a non farmi prendere per il culo quando andavo a ordinare un caffè al bar».


La pandemia

È sopravvissuto alla pandemia inventandosi una breve serie sul dinosauro di Google che compare sulla schermata del computer in assenza di Internet. «Mi sono messo a filmare e a fare un campionato sportivo durato quasi 20 minuti. Un racconto con commentatori, con una narrazione che andava avanti e indietro nel tempo. E poi c’era Ciro, il dinosauro italiano. Sembravo un deficiente, diciamolo. Poi non sono da video spiritosi e brevi perché mi vergogno. Però è un esempio di come la creatività possa salvarti certe volte».

Il podcast

Sulla scia dell’ozio da quarantena è arrivato Cachemire, un podcast morbidissimo, condotto con l’amico e collega Edoardo Ferrario, anche lui esponente di lungo corso della stand up comedy all’italiana. Un appuntamento settimanale per tantissimi – visto che il podcast è uno dei più seguiti. «Camparci si può, se viene qualcuno che ti paga per farci della pubblicità. E ci sta, perché offri un prodotto gratuito, una volta alla settimana. Stiamo anche pensando di portare lo stesso format in giro per il Paese, con dei live: quindi faremo esattamente quello che facciamo a Cachemire ma con un pubblico in sala che ci segue».

Cancel culture e il politicamente corretto

Nell’era della cancel culture, Ravenna è dell’idea che, comunque stiano le cose, la «tua battuta più cattiva è la migliore. Ci son cose che fan ridere e sono gravissime. L’idea che si guardi al passato con occhi del presente, so che prima o poi avrà il nome di una malattia psicologica. Non puoi guardare al passato con gli occhi di oggi perché sei pazzo e non comprenderai nulla di quello che succederà dopo. Se è successo che qualcuno mi abbia fermato dopo gli spettacoli per dirmi che ero stato politicamente scorretto? Sì, e gli ho risposto: “mi spiace, hai scelto la battuta sbagliata. Succede, migliorerò. Ma migliorerai anche tu».

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