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Il segretario leghista della Vigilanza Rai contro Fedez: «Nessuna censura. Il controllo dei testi avviene ovunque» – L’intervista

Al cantante «non interessava né parlare di lavoro né di lavoratori. La visione preventiva dei testi è prevista dal contratto»

La Rai dice che la telefonata è stata manipolata, Fedez contrattacca mettendo a disposizione dei vertici dell’azienda il colloquio integrale. Una polemica che si somma alla polemica scoppiata nella serata di ieri, 1º maggio, prima e dopo l’esibizione di Fedez sul palco del Concertone. Nel corso del suo intervento, dopo un appello a Mario Draghi per i lavoratori dello spettacolo, il cantante ha difeso la legge Zan. Per farlo si è scagliato contro chi sta ostacolando il disegno di legge, Andrea Ostellari. E ha poi elencato una serie di dichiarazioni di esponenti leghisti sull’omosessualità. Massimiliano Capitanio dal 2018 è segretario, in quota Lega, della Commissione parlamentare per la Vigilanza Rai. Abbiamo chiesto a lui un parere sulla vicenda.


Nel corso della telefonata registrata da Fedez, la vicedirettrice di Rai 3 Ilaria Capitani dice che il contenuto dell’intervento è inopportuno. In che termini lo è, visto che il palco del Primo Maggio è fatto proprio per mandare messaggi di quel tipo?


«Innanzitutto, ci piacerebbe conoscere tutto il contenuto della telefonata e non solo quello estrapolato. Poi avrei preferito, come hanno fatto altri, che si parlasse di lavoro e di lavoratori. Se proprio si fosse voluto affrontare il tema sacrosanto della discriminazione, mi sarebbe piaciuto che Fedez citasse quei versi di un suo brano in cui dice che “Tiziano Ferro ha mangiato più wurstel che crauti”».

Quel brano è di parecchi anni fa (Tutto il contrario, 2011): nel frattempo Fedez sarà cresciuto e avrà cambiato mentalità.

«Sicuramente».

Quindi sul palco si può parlare di diritti sociali, ma meno di quelli civili.

«Si può parlare di tutto, ma bisogna tutelare sia chi esprime una opinione ma anche chi la subisce».

Chi avrebbe subìto le opinioni del cantante? La direzione Rai, la Lega?

«Parliamoci chiaro: a Fedez non interessava parlare né del lavoro né dei diritti dei lavoratori. Questo era chiaro anche ai sassi».

Non è singolare che la Rai, che fa servizio pubblico, chieda a un artista di controllare preventivamente il testo di un intervento?

«La visione dei testi è prevista dal contratto stipulato dalla società che organizza l’evento e dall’organizzazione. Non c’è stata censura: si vogliono leggere i testi per capire se ci possano essere frasi che ledono la Costituzione, per esempio».

La difesa dei diritti di una comunità emarginata, come quella Lgbtq+, è un principio che lede la Costituzione?

«Le ripeto, nessuno voleva censurare nessuno».

Lei ha sentito l’integrale della telefonata?

«No, non ne sono in possesso e non credo la Rai abbia registrato il colloquio. Dovremo lavorare sui documenti ufficiali che abbiamo, e cioè su un filmato tagliuzzato ad arte da dare in pasto ai social».

La Vigilanza Rai farà qualcosa?

«Andremo a fondo per verificare i costi della trasmissione, le modalità con cui è stato scritto il contratto del cantante, le clausole. Mi creda, il controllo preventivo dei testi avviene ovunque».

Quindi come avete intenzione di agire?

«Verificheremo se ci sono gli estremi per impugnare il contratto».

Al netto della polemica, cosa pensa delle affermazioni di esponenti leghisti riportate da Fedez?

«Che sono deprecabili, ma non era quello il palco giusto. Poi gli scivoloni sull’omosessualità e la discriminazione non sono imputabili solo alla Lega. Era il concerto del Primo Maggio, non la Festa dell’Unità».

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