La variante Delta si allarga in Italia: quali regioni hanno più casi e dove l’incidenza comincia a preoccupare

In Campania arriva al 30% e sfonda quota 70% in Friuli-Venezia Giulia, dove però i casi sono pochissimi. In Lombardia è ancora al 6% mentre in Basilicata e Valle d’Aosta non è ancora comparsa

Mentre in Australia impone un nuovo lockdown, la variante Delta avanza anche nelle regioni italiane. E se l’immunologo Alberto Mantovani consiglia di dare il Green Pass solo a chi ha fatto la seconda dose, in Campania l’incidenza della variazione del Coronavirus arriva al 30% e sfonda quota 70% in Friuli-Venezia Giulia, dove però i casi sono pochissimi. E mentre in Lombardia è ancora al 6%, a festeggiare sono Basilicata e Valle d’Aosta: le uniche due regioni in cui ancora non si è verificato nessun caso. Intanto Jeannette Young, responsabile sanitaria del Queensland, avverte: «Per contagiarsi bastano anche pochi secondi a contatto con un malato». Ma soltanto tra non vaccinati e senza mascherina.


Variante Delta: quali regioni italiane hanno più casi

Le brutte notizie sulla variante Delta arrivano mentre in Italia la curva dell’epidemia di Coronavirus continua a rallentare. Il bollettino del ministero della Salute ieri riportava 679 nuovi contagi da Covid-19 con 190 mila tamponi e un tasso di positività che è sceso allo 0,36%. I posti in terapia intensiva continuano il loro calo (ieri erano 270), così come quelli nei reparti ordinari. Ma intanto, scrive oggi il Corriere della Sera, l’incidenza della variante Delta nelle regioni italiane è in crescita. Ufficialmente la media è di poco al di sotto del 17%, ma in alcuni territori già comincia a esplodere. C’è la Campania al 30% e il Friuli al 70% (con pochi casi), mentre in Lombardia ci sono 130 casi ma l’incidenza è appena al 6%.


Nelle Marche, con cinque casi, arriva al 10-12%. Tra le regioni con il maggior numero di casi ci sono anche la Sardegna (43) e la Puglia (66), subito dopo vengono l’Umbria (35), il Veneto (39) e la provincia autonoma di Bolzano (34). Il tutto in attesa del report ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanità e mentre i dirigenti delle task force regionali ammettono che la nuova variazione sta diventando prevalente in molte zone, anche grazie al fatto che per ora appare più contagiosa sia rispetto al virus “originale” che alla variante Alfa (ex inglese).

La variante Delta e il Green Pass

Proprio a causa della Delta oggi Mantovani, in un’intervista rilasciata a La Stampa, auspica un’accelerazione della campagna vaccinale: «L’intervallo per una protezione ottimale dei vaccini a Rna va da 20 a 40 giorni e per Oxford AstraZeneca da 2 a 3 mesi. Non vedo necessità di cambiare date, ma di aumentare la chiarezza: la seconda dose va fatta assolutamente, i guariti hanno bisogno di una sola dose, Oxford AstraZeneca è un vaccino efficace con un effetto collaterale rarissimo per cui basta non farlo sotto i 40 anni come in Regno Unito o 60 da noi».

Per Mantovani il Green Pass va dato solo dopo la seconda dose (o ai guariti che ne hanno ricevuta una. E per il professore bisogna puntare sulla vaccinazione degli under 16: «I dati dicono che i vaccini a Rna funzionano anche tra 12 e 16 anni. Dobbiamo preoccuparci per il Covid, che raramente li interessa, e per le malattie post Covid che li possono colpire anche dopo una forma leggera: dalla sindrome infiammatoria multisistemica Mis-C) alla Post acute sequelae of Sars-Cov-2 (Pasc). Secondo uno studio norvegese a Bergen la metà dei 16-30enni guariti non ospedalizzati dopo sei mesi ha problemi di gusto, olfatto, respirazione e memoria. Se fosse confermato i giovani sarebbero in pericolo. Va consigliato loro di vaccinarsi per limitare la variante Delta che forse li predilige, evitare la malattia e le sue conseguenze, oltre che per mettere in sicurezza le scuole».

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