Vittorio Feltri entra in Fratelli d’Italia: candidato alle Comunali di Milano per Giorgia Meloni

Il fondatore di Libero scende in campo a 78 anni: guiderà la lista del partito di Giorgia Meloni alle Comunali di Milano

Dopo il turbolento addio alla direzione del quotidiano Libero, Vittorio Feltri, 78 anni, per la prima volta nella sua vita sarà candidato in un’elezione. Il giornalista guiderà la lista di Fratelli d’Italia alle prossime elezioni amministrative di Milano. Ad annunciarlo è stata la stessa leader di Fdi, Giorgia Meloni, a margine della presentazione del suo libro Io sono Giorgia, le mie radici, le mie idee a Palazzo Reale. Meloni si è detta «estremamente fiera di annunciare, non solo che il direttore Vittorio Feltri ha deciso di iscriversi a Fratelli d’Italia, ma l’abbiamo anche convinto con facilità a guidare la nostra lista per le prossime amministrative a Milano».


Tutte le volte che Vittorio Feltri rifiutò di candidarsi

Sino a oggi, Feltri aveva sempre declinato l’invito a scendere in politica e a candidarsi. Nel 2017, Berlusconi gli propose di candidarsi come senatore. E il fondatore ed ex direttore di Libero declinò l’invito. Perché? «Guadagnerei di meno rispetto a quanto prendo ora, sarei veramente un suicida, uno stupido», dichiarò successivamente alla trasmissione La Zanzara. In quel caso il leader forzista, a detta di Feltri, comprese il perché del diniego. E in precedenza il nome di Vittorio Feltri venne avanzato per un’altra carica istituzionale. Nel 2015 Feltri venne “candidato” da Fratelli d’Italia e dalla Lega come possibile presidente della Repubblica. La storia andò diversamente, e venne eletto il presidente Mattarella. Anche in quel caso a frenare Feltri dalla “discesa in campo” sarebbe stata una questione meramente economica. A rivelarlo in quel caso, però, non fu il direttore stesso, ma l’ex numero uno del Giornale e attuale neo direttore di Libero, Alessandro Sallusti. Sallusti dichiarò infatti che Feltri sarebbe potuto essere «un buon presidente della Repubblica». Per poi precisare: «C’è uno scoglio insormontabile da superare: al Colle si guadagna troppo poco. Feltri guadagna più di me al Giornale. Già me lo vedo Renzi che va a comunicargli la sua elezione e lui (Feltri) che risponde: aspettiamo un attimo, prima parliamo di soldi».


Lo scontro tra Feltri e Sallusti dopo l’addio a Libero

Ma se sei anni fa i due direttori si riservavano parole d’apprezzamento reciproco e frecciatine bonarie, oggi non si può dir lo stesso. Anzi. I due direttori di Libero, l’ex (Feltri) e il nuovo (Sallusti), ormai da giorni non se le mandano a dire sul nuovo corso della testata. Nei giorni scorsi, Feltri ha infilzato a colpi di tweet l’ex direttore del Giornale, accusandolo di voler cacciare dal quotidiano di centrodestra «i migliori». Al professor Paolo Becchi, “ideologo” pentastellato ed ex editorialista di Libero non è stato rinnovato il contratto: «Guai ai bravi», ha commentato Feltri. Stesso discorso per Costanza Cavalli, brillante e colta cronista di Libero che è stata licenziata. «Ovvio – ha rincarato Feltri -. I giornalisti bravi vanno cacciati, quelli scadenti hanno il posto fisso. Questa è la regola nuova».

Stessa sorte, a detta del fondatore, toccherà a breve ad Azzurra Barbuto, «perché ricca di talento». E poi Feltri si è scagliato direttamente contro Sallusti e contro il suo vice Senaldi. «Anche io a Libero sono considerato un peso morto, a Sallusti, che ho assunto tre volte sto sul gozzo – ha scritto Feltri -. La gratitudine è il sentimento della vigilia. Mi aspetto il benservito con calma olimpica». E ancora: «Libero di oggi, pagina 16, titolo su Cosby liberato: l’attore ha scontato due anni. La penna (non la pena) annullata. Complimenti a Senaldi». Tuttavia Feltri, malgrado lo strappo con la nuova direzione, ha successivamente ribadito: «Libero comunque rimane l’amore cartaceo della mia lunga vita. Viva la libertà».

Foto in copertina: ANSA/MOURAD BALTI

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