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Codacons vs Fedez, esposto sui soldi per i lavoratori dello spettacolo: «Ne ho pieni i co***. Ci paragonano a Malika » – Il video

«Paragonano i soldi raccolti per aiutare i lavoratori dello spettacolo alla raccolta di Malika e ne chiedono immediato sequestro», sbotta il rapper su Instagram. Ma l’associazione smentisce: «È un atto a tutela delle raccolte fondi proprio come quella di Fedez, per garantire trasparenza sull’uso dei soldi raccolti»

«Ennesima raccomandata del Codacons. Scusate ragazzi ma io ne ho pieni i coglioni». Non usa giri di parole Fedez nelle sue stories su Instagram per commentare l’ennesimo esposto presentato contro di lui dal Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori. Fedez spiega che l’ultimo esposto del Codacons «paragona la raccolta fondi di Scena Unita (nata per sostenere le maestranze e chi, nel mondo dell’arte, della cultura e dello spettacolo è stato messo in ginocchio dall’epidemia di Coronavirus, ndr), dove abbiamo raccolto più di 5 milioni di euro per i lavoratori dello spettacolo, a quella di Malika che si è comprata il Mercedes. Richiedono di procedere all’immediato sequestro. Fate schifo». «Io sono stufo di essere perseguitato da voi – prosegue -. È incredibile che nessuno faccia niente per controllare voi e che nessuno intervenga, perché so come fate, e sono stufo di essere perseguitato da voi anche quando le persone fanno del bene. Vergognatevi». 


Il nuovo esposto del Codacons contro Fedez

Fedez poi aggiunge: «Io cerco sempre di farmi una risata però si è arrivati davvero a un punto insostenibile. Io ricordo che il Codacons durante l’emergenza Covid, durante il primo lockdown, chiedeva i soldi alle persone con un banner con scritto “Donate per l’emergenza Coronavirus” quando i soldi andavano direttamente a loro, che con l’emergenza sanitaria non avevano nulla a che fare». E Federico Lucia rincara la dose: «Questi ora hanno il coraggio di venire a rompere i coglioni a degli artisti che hanno raccolto milioni di euro per aiutare i lavoratori dello spettacolo in difficoltà, paragonando il tutto a una raccolta fondi di una ragazzina che si è comprata il Mercedes». E il rapper infine sbotta: «Ma come cazzo è possibile che in questo Paese sia possibile tutto questo? Io ho almeno una trentina di denunce, devo andare in tribunale per trenta volte a causa di questi stronzi che intasano i pubblici uffici. Mi sono rotto il cazzo, non è possibile una cosa del genere».  


La risposta del Codacons alle accuse di Fedez

Dopo la diffusione dei video di Fedez, il Codacons ha replicato alle accuse lanciate dal rapper: «Evidentemente non ha letto la nostra istanza, e se l’ha letta non l’ha capita, dimostrando leggerezza e superficialità». «L’atto presentato dalla nostra associazione e a cui il rapper fa riferimento è finalizzato proprio a tutelare le raccolte fondi come quella avviata da Fedez, e a garantire trasparenza e correttezza ai donatori circa la destinazione e l’utilizzo dei soldi raccolti – si legge nella nota diffusa dall’associazione -. Una richiesta, come si legge nell’atto, che chiama in causa anche i recenti fatti di cronaca, come il caso di Malika che ha tenuto banco sulla stampa per giorni e ha minato la fiducia dei cittadini verso le iniziative di beneficenza, senza minimamente paragonare la raccolta di Fedez a quella della ragazza». E il Codacons ribatte anche alle accuse lanciate dal rapper nel suo video: «Entrando poi nel merito delle accuse mosse dal rapper verso la nostra associazione, gli insulti, l’arroganza, le menzogne contenute nel suo video e la violenza dimostrata nei nostri confronti varranno a Fedez una nuova querela per diffamazione, che il rapper si sarebbe potuto evitare se solo avesse letto (e compreso) l’atto che gli è stato notificato. In favore dell’influencer stanziamo volentieri una piccola somma per pagare un giovane docente di italiano che, da oggi, manderemo a casa di Fedez quando dovrà leggere atti da noi scritti, per essere certi che li legga e li comprenda a fondo».

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