Alessandro Zan: «Il mio Ddl? Meglio nessuna legge che averne una decapitata»

Il deputato Pd e primo firmatario della legge contro l’omotransfobia: «Se una legge fosse decapitata rispetto alla dignità delle persone, a quel punto sarebbe meglio nessuna legge. Questa è la mia opinione»

Alessandro Zan, deputato del Partito Democratico e primo firmatario della legge contro l’omotransfobia, si schiera in un’intervista al Foglio che sarà pubblicata domani: «Meglio non avere nessuna legge, su questi temi, che una legge fatta a metà». «Io do un avviso ai naviganti – dice Zan -, meglio nessuna legge che una legge pessima, che rischia di essere discriminatoria. Nessuno vuole comprimere il dibattito, il Senato ha tutte le facoltà e le prerogative per fare il compromesso e le mediazioni. Però se una legge fosse decapitata rispetto alla dignità delle persone, a quel punto sarebbe meglio nessuna legge. Questa è la mia opinione».


Alessandro Zan e le modifiche al Ddl

Intanto Matteo Salvini è tornato a chiedere modifiche al Ddl, ribadendo che secondo la Lega «ognuno è libero di amare, ma chiediamo al Pd di togliere da quella legge i bambini della scuola elementari. Speriamo che ci ascolti». La risposta del segretario Enrico Letta è arrivata dalla Festa dell’Unità di Testaccio: «Salvini vuole discutere? Prima rinneghi quello che sta facendo nel Parlamento europeo. In Italia non si può fare una cosa e in Europa un’altra. Se non fossimo stati cosi rigorosi e determinati non saremmo arrivati neppure in aula in Senato, noi abbiamo tenuto il punto, se non lo avessimo fatto saremmo ancora con le audizioni nella Commissione con Ostellari». Intanto Italia viva annuncia che non presenterà emendamenti in Aula, ma la ministra delle Pari Opportunità Elena Bonetti continua a chiedere uno sforzo ai Dem: «Mi auguro che il Pd cambi idea per il bene del Paese. Per un partito, che per sua vocazione vuole cambiare e le riforme vuol farle, è del tutto inspiegabile una posizione di arroccamento che rischia di arrivare a dire: ‘Noi l’avremmo voluto approvare, ma non ce l’abbiamo fatta’. I veri riformisti non si accontentano dell”avremmo voluto fare’, ma vogliono produrre e cambiare».


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