Conte avverte Draghi: «Niente impunità: le nostre riforme non si toccano». Domani il faccia a faccia con il premier

Senza “Vaffa”, ma con un’inedita gentilezza linguistica, il nuovo Movimento 5 stelle cerca di salvare due sue battaglie fondative

Non sarà il primo incontro quello di domani mattina – 19 luglio, ore 11 – tra Giuseppe Conte e il premier Mario Draghi. Ma per la prima volta, l’avvocato del popolo potrà presentarsi al presidente del Consiglio con la benedizione ufficiale del fondatore dei 5 stelle. Poco cambia se il nuovo statuto non è ancora in vigore, la base lo voterà formalmente la prima settimana di agosto: la democrazia partecipativa degli iscritti al Movimento, in questi ultimi mesi, è stata sospesa. L’ex premier, però, con l’investitura di Beppe Grillo, potrà raffrontarsi con il suo successore a Palazzo Chigi forte di un’investitura convinta di Beppe Grillo. I pentastellati, così, tornano ad avere un interlocutore unico per incidere nelle dinamiche di governo. E Conte, come già annunciato ieri nel video che sancisce il ritorno a una leadership reale e social, darà battaglia su due temi fondati per il Movimento: la giustizia e il reddito di cittadinanza.


«Non lasceremo che le nostre riforme vengano cancellate», ha ricordato ai suoi follower, presentandosi con un outfit renziano, maniche di camicia e pantalone azzurro, appoggiato a un tavolo. «Vogliamo processi veloci, ma non accetteremo mai soglie di impunità». Conte ha tradotto con «impunità» il concetto di «improcedibilità» previsto dalla riforma di Marta Cartabia, che ripristinerebbe una sorta di prescrizione in ogni grado di giudizio. Martedì 20 luglio, scadono i termini di presentazione degli emendamenti sulla giustizia. Sarà in grado, l’avvocato e leader in divenire, di far valere il peso dei suoi 160 deputati a Montecitorio per salvare almeno in parte la riforma di Alfonso Bonafede? I ministri 5 stelle, in cdm, hanno detto sì alla riforma Cartabia, ma Conte, sempre nel video di ieri, ha ripetuto: «Non accetteremo mai che venga negata giustizia alle vittime dei reati».


FACEBOOK | L’intervento dell’ex premier Giuseppe Conte con cui ha annunciato il nuovo Statuto del M5s e i punti fermi su cui discuterà con Draghi lunedì 19 luglio

Conte avverte Draghi sulla riforma della Giustizia: «Le nostre riforme non si toccano»

Il capitolo sulla giustizia è il primo dossier bollente che l’avvocato dovrà gestire. Non si è sfilato dall’affrontare di petto la questione, anche con qualche esempio: «Non accetteremo mai che il processo penale per il crollo del Ponte Morandi possa rischiara l’estinzione». Contemporaneamente alla riforma della giustizia, Conte dovrà lottare per difendere un’altra battaglia identitaria del Movimento: il Reddito di Cittadinanza «che qualcuno ora vorrebbe smantellare». Rivolgendosi agli altri partner di maggioranza e a Draghi, prima che alla base grillina, l’avvocato a sottolineato: «Il Movimento 5 stelle è diventato la prima forza politica grazie agli impegni presi con gli elettori. Questi impegni, in parte, li abbiamo già mantenuti, realizzando gran parte delle riforme che avevamo promesso e che oggi non possiamo lasciare che vengano cancellate. È una questione di rispetto della democrazia e degli elettori».

Un elettorato che, dopo due anni e poco più dalla sua approvazione, potrebbe assistere all’eliminazione del Reddito di Cittadinanza. Matteo Renzi e i partiti di centrodestra vorrebbero abrogarlo, magari ricorrendo anche alla via referendaria. Gli industriali italiani non hanno mai compreso la misura e anche dal centrosinistra è stata criticata, a più riprese, la parte relativa alle politiche attive del lavoro. E sarà difficile, proprio mentre si trova sotto attacco, riformare il Reddito di Cittadinanza per renderlo qualcosa in più di un sussidio. Le barricate estive su questi due nodi – giustizia e Reddito – saranno il primo banco di prova di un Movimento che prova a rinascere, meno digitale e più fisico, con una sede reale, e i dimenticati meet up che diventano Gruppi territoriali. Ma saranno barricate gentili, senza Vaffa, poiché «le espressioni verbali aggressive devono essere considerate al pari di comportamenti violenti», si legge nella nuova carta 5 stelle. E chissà che lo strumento della diplomazia – già adoperato, ad esempio, per far dimenticare al Pd di essere stato appellato per mesi partito di Bibbiano – possa funzionare per salvare stralci di riforma Bonafede e di Reddito di Cittadinanza.

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