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Insulti e minacce per gli atleti a Tokyo, sotto attacco anche i giapponesi che mancano l’oro: «Sappiamo dove abita la tua famiglia»

Nel clima già teso per l’emergenza Covid e il dissenso della popolazione contro i Giochi, centinaia di atleti sono stati attaccati e insultati

Non vinci una medaglia? Insulti. Ne vinci una, ma puntavi a un risultato migliore? Minacce. Ti ritiri per un problema? Ingiurie. Questo è il contenuto dei commenti e delle reazioni della platea dei social sui diversi account degli atleti che stanno partecipando ai Giochi di Tokyo 2020. Una vera e propria emergenza che corre su canali di campioni come Jun Muzutani, 32enne giapponese del ping-pong reduce dell’argento ottenuto nel doppio. Non abbastanza, però, per gli haters, che lo hanno bersagliato minacciando di morte lui e i suoi cari con messaggi come «sappiamo dove abita la tua famiglia». Che i messaggi d’odio facciano parte del linguaggio sulle piattaforme non è certo una novità, diverso è per le Olimpiadi, rassegna in teoria di promozione di valori universali come pace e fratellanza. Come racconta la Repubblica, da quando ha perso la finale nel doppio di ping-pong contro la coppia cinese, Muzutani è spaventato. «Da quel momento non ho più il coraggio di prendere in mano il cellulare», ha detto, «migliaia di sconosciuti promettono di venirmi a cercare per uccidermi e coprono di ingiurie anche mia madre anziana. Con un argento al collo sono costretto a vivere nella paura». Stessa sorte anche per la ginnasta 24enne May Murakami, che come il suo connazionale, è stata al centro di ingiurie perché “colpevole” di aver fatto abbastanza per ampliare il medagliere giapponese.


«Ormai sai che se non vinci la medaglia d’oro», ha detto il nuotatore Daiya Seto, 27 anni, finito quarto nei 200 misti, «vieni travolto dall’odio e sei costretto a sparire. Questo non permette più di competere sereni, le prestazioni ne risentono e molti di noi sono tentati di smettere». I casi di odio contro gli atleti non riguardano soltanto i campioni giapponesi. I social schiacciano anche atleti come Simone Biles, la ginnasta americana che si è ritirata per motivi legati alla depressione che la affligge, facendo sfumare le sue probabili vittorie. La 24enne texana, infatti, ha ricevuto veri e propri insulti per «essere stata egoista», per esempio, nel ritirarsi dalle prove. Il fango aveva toccato anche i tre giocatori inglesi che avevano sbagliato i rigori in finale di Euro 2020 contro gli Azzurri, un altro caso che dietro di sé aveva una matrice razzista legata all’etnia africano-caraibica dei calciatori coinvolti.


Pandemia e intolleranza

Le parole contro gli atleti dei Giochi si collocano in un contesto di dissenso della popolazione locale, che ha manifestato per mesi contro la rassegna, e nel quadro sociale che caratterizza parte del Paese, radicato in alcune visioni razziste. Tuttavia, la maggior parte dei commenti ricevuti dagli atleti provengono da utenti sparsi in tutto il mondo. Lo stesso Comitato olimpico internazionale, in particolare, ha avviato un progetto di consulenza per gli atleti che sono stati vittime di episodi del genere e le autorità giapponesi hanno avviato l’acquisizione di tutti i contenuti denunciati per risalire agli autori. Le società tecnologiche che detengono le piattaforme, invece, continuano a promettere provvedimenti e ban per coloro che usano in malomodo i social, ipotizzando, per esempio, l’esclusione di questi utenti dal’e-commerce presente sui diversi spazi online.

L’avvocato Kazuya Tanaka dell’associazione giapponese Bar che tutela i diritti umani, sostiene che questa impennata d’odio nello sport e contro gli atleti è connesso alla pandemia. «La persone in Giappone come nel mondo vivono recluse da mesi con l’incubo del Covid. Molte hanno perso il lavoro e non sanno come mantenere la famiglia. La salute mentale e nervosa ne risente», ha detto il legale. La tendenza ormai ha toccato tutti, anche l’imperatore del Giappone Naruhito. La massima autorità del Paese, considerata e venerata come una divinità in terra, non parteciperà alla cerimonia di chiusura dei Giochi, come fece suo nonno Hirohito nell’edizione del 1964. Aver cambiato il discorso d’inaugurazione senza pronunciare le parole “festa” e “celebrazione” in segno di rispetto per la popolazione giapponese è stato troppo per gli hater, che hanno insultati pesantemente l’imperatore e la famiglia reale.

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