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Paragone e il fantomatico microchip sottopelle del Pentagono per contestare il Green Pass

Il senatore ex M5s rilancia una vecchia notizia falsa, condita da complottismo, che Open Fact-checking aveva verificato ad aprile 2021

Il 4 agosto 2021 il senatore Gianluigi Paragone ha pubblicato un articolo dal titolo «Microchip sottopelle. In cosa consiste la nuova “arma” contro il contagio» che, leggendo attentamente, risulta essere una notizia alterata riguardo un inesistente microchip sottocutaneo dell’agenzia DARPA del Pentagono (ne avevamo parlato qui). Il senatore, che si affida a degli articoli pubblicati da Adnkronos e La Stampa, si dichiara contrario al fantomatico microchip americano per poi contestare il Green Pass: «No grazie. E comunque facciamo attenzione, perchè se oggi ci impongono il Green Pass, non è detto che domani, seguendo lo stesso principio, non ci impongano un microchip sottopelle». La conclusione dell’articolo è una di quelle amate dai sostenitori delle teorie del complotto: «”Nessun dorma”, difendiamo il nostro diritto alla libertà di scelta».

Per chi ha fretta

  • DARPA non ha ideato un microchip sottocutaneo.
  • Si tratta di un idrogel, come quello delle lenti a contatto.
  • L’unica parte elettronica è un rilevatore esterno che interagisce con l’idrogel.
  • La tecnologia in fase di studio non è ancora capace di individuare la Covid19 o l’insorgere di un’altra malattia.

Analisi

Ecco il testo pubblicato da Paragone nel suo sito:

Il passo da Green Pass obbligatorio, a vaccinazione obbligatoria (nei fatti, indirettamente già lo è), e a microchip sotto la pelle per controllare il nostro stato di salute -considerando l’aria che si respira- può essere davvero breve. Il Darpa, agenzia del Pentagono, ha lanciato durante la scorsa primavera quella che viene definita come la nuova “rivoluzione tecnologica” per il contenimento del contagio del Coronavirus.

A darne notizia La Stampa e Adnkronos. Si tratterebbe di un microchip che, una volta inserito sotto la pelle, è in grado di rivelare se il paziente svilupperà i sintomi del Covid-19. L’invenzione, creazione degli scienziati del Pentagono, è stata presentata durante il corso del programma ’60 Minutes’ sulla Cbs dal colonnello Matt Hepburn, “ex medico militare specializzato in malattie infettive che ha guidato la risposta del Defence Advanced Research Project Agency (DARPA) alla pandemia”, riferisce adnkronos. L’idea nasce dal focolaio scoppiato “a bordo della USS Theodore Roosevelt, dove 1.271 membri dell’equipaggio sono risultati positivi”.

Con questa tecnologia “possiamo avere informazioni sulla positività in 3-5 minuti, fermando l’infezione sul nascere”, riferisce il colonnello che prosegue spiegando: “È un sensore che si mette sotto la pelle e che ci dice quali sono le reazioni chimiche in corso. Funziona come una spia di controllo di un motore e quel segnale significa che domani avrai i sintomi”.

No grazie. E comunque facciamo attenzione, perchè se oggi ci impongono il Green Pass, non è detto che domani, seguendo lo stesso principio, non ci impongano un microchip sottopelle. “Nessun dorma”, difendiamo il nostro diritto alla libertà di scelta.

Il post Facebook del senatore Paragone che rimanda all’articolo del suo sito.

La notizia del “microchip” venne riportata il 13 aprile 2021 da AdnKronos e La Stampa, ma diffusa il giorno prima dal DailyMail attraverso un articolo intitolato «Pentagon scientists reveal a microchip that senses COVID-19 in your body BEFORE you show symptoms and a filter that extracts the virus from blood». Successivamente, il titolo è stato modificato togliendo del tutto il riferimento a un fantomatico microchip: «Pentagon scientists reveal a ‘gel sensor‘ that detects infection in your body». Infatti, si trattava di un “gel”.

Come avevamo spiegato nel nostro articolo di Open Fact-checking del 21 aprile 2021, si tratta di un prototipo della società Profusa (che collabora con DARPA) composto da una striscia di idrogel, lunga appena due millimetri, che viene iniettata sotto la pelle, e un rilevatore esterno. Solo quest’ultimo contiene parti elettroniche.

L’idrogel del prototipo dell’azienda Profusa e DARPA.

In caso di infezione da parte di un patogeno, l’idrogel si “illuminerebbe” al passaggio sopra la pelle del sensore esterno. Tutto avviene in maniera chimica e a livello cutaneo, ma c’è da dire un’altra cosa: gli stessi scienziati ritengono che sia ancora troppo presto perché possa rivelare la Covid19 o altre malattie: «The sensor itself cannot tell if the infection is COVID-19 or another pathogen. But once it starts signaling that something is off, “now you can look under the hood,” Hepburn said».

Infografica di Profusa, pubblicato da Insider lo scorso 16 aprile 2021.

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