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Tokyo 2020, è il giorno dell’arrampicata: la nuova disciplina olimpica cresciuta nel segno della star Adam Ondra

Il paradosso dell’atleta classe 1993: nato in Repubblica Ceca, è diventato il più grande interprete dell’arrampicata sportiva negli ultimi anni. Eppure a queste Olimpiadi rischia di non arrivare all’oro

Oggi è il giorno in cui l’arrampicata diventa grande. Nata come una tecnica dell’alpinismo, cresciuta su linee indipendenti, diventata quasi di moda negli ultimi anni, l’arrampicata sportiva è tra gli sport che hanno fatto il loro esordio alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Dopo karate, skate e surf, ora tocca a questa disciplina vedere le prime medaglie. Gli occhi di tutte le persone che negli ultimi anni hanno cominciato a conoscere questo sport sono puntati su uno scalatore: Adam Ondra. Classe 1993, passaporto della Repubblica Ceca, Ondra negli ultimi anni ha spostato di un paio di appigli l’orizzonte di questo sport. Ha scalato pareti con gradi di difficoltà mai provati, si è dimostrato forte sia negli appigli di plastica delle palestre indoor che sul granito delle montagne e soprattutto è diventato il volto di uno sport sempre più popolare. Solo in Italia nel 2008 gli iscritti alla Federazione Arrampicata Sportiva Italiana (Fasi) erano 6.000. Nel 2018 sono arrivati a 30.000, con un iniezione di 10.000 iscritti a partire dal 2017. Un incremento che ha convinto il Comitato Internazionale Olimpico (Cio) a introdurre tra le discipline anche questo sport. Un successo anche del movimento italiano, visto che una delle prime gare ufficiali di arrampicata è stata nel 1985 in Valle Stretta, vicino a Bardonecchia in Piemonte.


Come funziona l’arrampicata combinata

I ragazzi e le ragazze che si allenano nelle palestre di roccia guardano Ondra come i loro compagni di classe guardando Ronaldo, Simone Biles o Usain Bolt (magari adesso Marcell Jacobs). Laureato in economia, in grado di parlare cinque lingue, Ondra non è solo l’uomo che sta interpretando meglio questo disciplina ma anche quello che vorrebbe cambiarla. Tra i suoi progetti dopo l’Olimpiadi c’è quello di cominciare a esplorare i templi sacri dell’alpinismo tra Himalaya e Patagonia. «È tempo di abbattere il muro culturale che divide alpinismo e arrampicata sportiva». C’è però un ostacolo sulla strada dell’oro alle Olimpiadi. L’arrampicata sportiva in questa edizione dei giochi si divide in tre specialità: Lead, Boulder e Speed. La classifica finale verrà fatta sommando il punteggio di queste tre discipline. Ci saranno quindi solo due medaglie: una maschile e una femminile. E questo per Ondra potrebbe essere un problema. Tanto che il New York Times ha dedicato uno speciale intitolato There’s nothing Adam Ondra can’t climb, but is an Olympic Medal out of reach?.


Lead e Boulder sono due gare in cui la tecnica è fondamentale. Lead è l’arrampicata in corda, si fa su pareti lunghe con percorsi che hanno diversi livelli di difficoltà. Qui i percorsi possono portare fino a 25 metri di altezza. Boulder è l’arrampicata su piccole pareti. I percorsi sono più bassi ma molto più complessi. È come se fossero dei piccoli enigmi da completare con tecnica, forza e strategia. L’ultima disciplina è Speed, una gara in cui due atleti si sfidano su due problemi identici. Vince chi arriva primo. Nello Speed le pareti sono alte 15 metri, gli appigli sono più semplici e tutto si basa sulla forza esplosiva dell’atleta. Il record mondiale è poco sopra i 5 secondi. Questa disciplina è stata criticata spesso dagli atleti del settore. È spettacolare da vedere ma ha poco a che fare con Boulder e Lead. Ondra in vista delle Olimpiadi ha cercato di migliorare le sue performance nello Speed ma è arrivato a un record personale di 7,46 secondi, ancora lontano dai vertici mondiali.

YOUTUBE | Il record di Speed stabilito nel 2014. Ora è stato migliorato dall’indonesiano Veddriq Leonardo

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