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L’imprenditore che lascia gli operai No vax a casa: «Mi hanno detto che sono un nazista»

Con il marchio Cosmo produce macchinari agricoli: «Ho 54 dipendenti. Quando torneranno dalle ferie spiegherò loro che o si vaccinano, o passano a mansioni lontano dai colleghi o stanno a casa e li pago lo stesso»

Duilio Paolino, imprenditore di Busca, nel Cuneese, con il marchio Cosmo produce macchinari agricoli e in un’intervista a Repubblica annuncia oggi che lascerà gli operai No vax a casa: «Ho detto che avrei lasciato a casa i dipendenti che non si vaccinavano pagando lo stesso lo stipendio. E sa cosa mi ha scritto uno? Che ero un nazista perché discrimino le persone. Ma sarebbe discriminatorio anche creare spogliatoi separati per vaccinati e non. Allora ditemi come mi devo comportare». Paolino non si fida molto del governo: «Spero in regole chiare. Ma il Green Pass chiaro non lo è, anzi sembra fatto perché qualcuno trovi il modo di aggirarlo. È come con le tasse»


L’imprenditore che lascia gli operai No vax a casa

Per questo ha deciso di fare da sé: «Ho 64 dipendenti e mi interessa che regni l’armonia. Ognuno della sua vita è libero di fare quello che vuole ma quando ho capito che c’era malumore per due non vaccinati sono corso ai ripari. Quando torneranno dalle ferie spiegherò loro che o si vaccinano, o passano a mansioni lontano dai colleghi o stanno a casa e li pago lo stesso. Non andrò in rovina per questo: molto peggio sarebbe che qualcuno si ammalasse e lasciasse turni scoperti. Altri tre dipendenti che non si possono vaccinare per ragioni di salute non sono a contatto con i colleghi e non ci sono problemi». Tra i suoi operai finora uno solo è stato contagiato. Ed è successo mentre era in vacanza.


«Però in azienda non c’è il rischio zero: per quanto con la mascherina, certe operazioni, come caricare un container, non si possono fare con il distanziamento». E lui non vuole essere denunciato se qualcuno si contagia al lavoro: «Mi era capitata la stessa cosa quando a inizio pandemia avevo iniziato a misurare la febbre prima che fosse previsto ovunque». All’epoca ha risolto così: «Ci eravamo accordati perché fossero i lavoratori a chiederlo in una lettera. Era un escamotage, avrei preferito farlo alla luce del sole ma in quel momento i sindacati a livello nazionale erano contrari. Da noi, invece, i sindacati non ci sono, i lavoratori non li vogliono»

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