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Green pass, si apre il fronte degli scioperi: le prime proteste a Torino contro l’obbligo nella mensa aziendale

Le decisioni della Hanon Systems di Campiglione Fenile e della Stemet di Feletto hanno fatto scattare le reazioni dei sindacati. Che denunciano: «Equiparare ristoranti e bar a una mensa aziendale è una forzatura»

Niente Green pass? Niente mensa aziendale al chiuso. Una decisione che ha fatto scattare polemiche e proteste in due aziende del Torinese e l’annuncio di uno sciopero di due ore con uscita anticipata su tutti i turni di lavoro per il prossimo 13 agosto. Tra le aziende coinvolte c’è la Hanon Systems di Campiglione Fenile, sita tra Pinerolo e Cavour, dove lo scorso 3 agosto è stato comunicato ai 650 dipendenti della ditta produttrice di componenti per il settore automotive che i lavoratori sprovvisti di certificazione verde dovrà consumare il pasto in gazebo all’aperto appositamente allestiti dall’azienda. Una decisione, quella dell’azienda, riconducibile al Decreto Covid del 23 luglio scorso, in cui viene sancito l’obbligo di Green pass per tutti i «servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso».


Chi dovesse esser sprovvisto di certificazione verde «non potrà accedere al locale mensa – si legge nel comunicato aziendale – ma dovrà consumare il proprio pranzo/cena al sacco in un’area differente evitando aree aziendali comuni, spogliatoi, aree break e postazioni di lavoro». Stessa regola applicata anche per i 150 dipendenti dello stabilimento della Stamet, nel piccolo comune di Feletto, nel Canavese. La decisione delle due aziende è stata contestata dai sindacati che hanno definito la scelta delle due aziende un «gesto di ingratitudine nei confronti di lavoratori che hanno sempre dato il loro contributo durante questa pandemia, anche nei vari lockdown, quando i rischi erano elevati e non c’era ancora il vaccino», così come riferito da Davide Provenzano, leader della Fim-Cisl Torino. 


La denuncia dei sindacati

«Queste aziende stanno portando avanti un’interpretazione rigida del decreto perché a oggi non ci sono indicazioni di questa natura. Neppure dalle associazioni datoriali alle quali le due aziende appartengono», prosegue Provenzano. «Nel decreto non si parla dell’equiparazione dei locali mensa aziendali a locali pubblici di ristorazione, e fino a quando non sarà così tutte le persone devono poter andare in mensa rispettando le misure di contenimento». A detta dei sindacati, infatti, «equiparare un esercizio di ristoro con la mensa aziendale è quantomeno una forzatura – si legge nel comunicato della Cisl -. Nel primo ci vanno avventori casuali e sconosciuti, nel caso dei dipendenti invece l’azienda è in possesso di tutte le informazioni sanitarie e di tutta la loro storia lavorativa, nonché di un rigido protocollo anti-Covid».

E il segretario della Fim Provenzano puntualizza: «Il nostro sindacato è favorevole alla vaccinazione di massa» ma, al contempo, evidenzia anche «inaccettabili discriminazioni tra lavoratori in assenza di chiarimenti da parte del governo». L’auspicio è che «si evitino fughe aziendali isolate che rischiano di creare tensioni inutili, il governo dia un chiarimento definitivo sul tema e, se non dovesse arrivare, attiviamo un tavolo territoriale per delineare linee guida da condividere tra i lavoratori e le imprese». 

Foto in copertina esemplificativa: Cirfood

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