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Scuola, ancora nessun accordo sul protocollo di sicurezza: il Green pass divide Ministero e sindacati

L’incontro di oggi si è risolto con una fumata nera: le parti restano divise sull’obbligo della certificazione verde per gli insegnanti

Ennesimo nodo da sciogliere sul fronte scuola. Il capo dipartimento del ministero dell’Istruzione Jacopo Greco e i sindacati si sono incontrati oggi, 12 agosto, per la terza volta allo scopo di mettere la firma sul nuovo protocollo di sicurezza necessario per il rientro in presenza di settembre. Il documento però – che è basato sui pareri del Cts e sul decreto legge varato dal governo – non è stato firmato nemmeno stavolta. Il primo protocollo (e anche l’ultimo, finora) era stato finalizzato ad agosto 2020, quando al Ministero c’era ancora Lucia Azzolina e l’emergenza Coronavirus in Italia né aveva incontrato il pericolo delle varianti, né aveva potuto contare sull’aiuto dei vaccini. E a proposito di vaccini, il punto che sta creando più difficoltà è proprio quello sull’obbligo del Green pass, che continua a far scontrare le due parti. Se per il ministro Patrizio Bianchi si tratta di «una tutela in più e non di una misura punitiva», la linea dei sindacati resta quella del no. Tanto che, nella bozza discussa in queste ore, il riferimento alla certificazione verde è a dir poco aleatorio: «Ferme restando le diversità di valutazione delle parti in merito alle modalità con cui è stato disciplinato l’obbligo del green pass – si legge – il Ministero si impegna ad aprire una fase di ascolto delle proposte e delle osservazioni delle organizzazioni sindacali».


Una corsia preferenziale per i vaccini agli insegnanti

Nel documento ancora da convalidare ci sarebbe anche la promessa del ministero di Trastevere di «richiedere al Ministero della Salute la garanzia di una corsia preferenziale per la vaccinazione del personale scolastico, attraverso degli accessi prioritari, al fine di ampliare la platea in possesso della certificazione verde».


Confermate le misure già in vigore lo scorso anno

Nel documento si conferma l’uso della mascherina per gli studenti sopra i 6 anni di età e si «raccomanda» di mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, e di assicurare, «anche nelle zone bianche», la distanza di due metri tra i banchi e la cattedra del docente. I punti potrebbero tuttavia essere ridiscussi alla luce dell’accordo sul Green pass, che potrebbe portare a qualche limatura delle regole. Anche nel caso della positività di alunni o insegnanti le regole restano le stesse dello scorso anno, con la persona positiva posta immediatamente in isolamento e l’attivazione repentina delle procedure con la Asl. Ci sarà però una novità: per i vaccinati dovranno passare soltanto 7 giorni più tampone negativo per poter tornare a scuola, e non i 10 giorni più tampone come lo scorso anno – e come resta, tuttora, per i non vaccinati.

Focus sull’aerazione degli ambienti

Tra le regole di base presenti nella bozza c’è anche la buona norma della ventilazione delle classi. Per quanto possibile, le aule dovranno essere costantemente soggette a aerazione. Finestre e porte aperte, dunque, saranno parte integrante della strategia anti-Covid negli istituti, fermo restando lo stanziamento di 150 milioni nel decreto Sostegni di marzo 2021 per installare impianti di purificazione dell’aria.

Nessun riferimento alla Dad

Nella bozza non compare, nemmeno come ipotesi, il riferimento alla didattica a distanza (Dad), grande protagonista dell’anno scolastico 2020/2021. A differenza dello scorso anno, quando in mancanza di spazi adeguati il governo e le Regioni avevano consigliato ai presidi di integrare lo studio in presenza con quello a distanza, quest’anno, grazie anche alla campagna vaccinale, l’obiettivo è quello di limitarsi alle misure base di lotta al virus (mascherina, finestre aperte e igienizzante). Almeno per ora.

Immagine di copertina: EPA/MARIO CRUZ

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