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I numeri shock dei sanitari No vax: 10 mila in Lombardia, 5 mila in Veneto. Ma le sospensioni vanno a rilento

La procedura è complessa e porta con sé il problema di sguarnire i reparti o lasciare senza medici di base interi territori. Mentre il decreto scade il 31 dicembre: cosa succederà dopo?

In Sardegna sono partite 57 lettere di sospensione a medici e sanitari non vaccinati. Ma quelli senza copertura sono 500 secondo i calcoli delle Asl. In Veneto ne hanno fermati 70 a fronte di 4950 dipendenti delle aziende sanitarie locali scoperti. E poi c’è la Lombardia, severissima nell’iniziare la procedura di sospensione per 2500 sanitari ma le posizioni al vaglio sono attualmente diecimila. È il lato oscuro dell’obbligo vaccinale per medici e infermieri: il governo Draghi ha previsto con il decreto 44 la coercizione e le sanzioni per chi non la rispetta. Ma la procedura è complessa e porta con sé il problema di sguarnire i reparti o lasciare senza medici di base interi territori.


È il caso dell’ambulatorio di Cervarese Santa Croce, piccolo comune del Padovano. Dina Sandon, unica medica di base del paese, nei giorni scorsi ha appeso un cartello alla porta del suo ambulatorio: «Si avvisano i signori pazienti che da oggi sono stata sospesa dal mio incarico di medicina generale per non aver effettuato il vaccino obbligatorio contro il Covid-19». E così 1.300 persone sono rimaste senza assistenza da un giorno all’altro. Ci sono anche quelli che dopo aver ricevuto la lettera che minaccia la sospensione cambiano improvvisamente idea e decidono di vaccinarsi: ma la maggior parte sa che in ogni caso il decreto scadrà il 31 dicembre 2021 e quindi sarà solo questione di tempo. Perché le Regioni devono incrociare i nomi dei vaccinati con quelli degli elenchi degli ordini, trovare i non immunizzati, chiedere per lettera se hanno una giustificazione, valutarla e poi – solo poi – procedere eventualmente alla sospensione.


«Il meccanismo è farraginoso — dice a Repubblica oggi Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, Federazione nazionale degli ordini dei medici — Lo avevamo detto che la legge non era chiara. Poi la sospensione porta con sé il problema di sguarnire certi reparti, mettendo in difficoltà l’assistenza delle Asl. Comunque devo dire che i medici hanno risposto alla grande, l’intera professione si è confermata un baluardo della scienza. È chiaro poi che tra noi ci sia anche una certa eterogeneità, come nella società stessa. C’è così una piccolissima frangia che non si vaccina e addirittura fa proselitismo contro la vaccinazione. A parte questi casi isolati però i medici hanno risposto bene». E non finisce qui, perché ognuno dei sospesi poi può portare la Asl davanti al tribunale amministrativo regionale. Dove finora i giudici, per fortuna, hanno confermato le decisioni delle aziende sanitarie.

Il problema dell’obbligo vaccinale per medici e infermieri

Ma in futuro le cose potrebbero cambiare. Anche perché i sanitari «hanno in tasca un contratto di lavoro che non prevede l’obbligo vaccinale, e non è irrilevante», come ha fatto notare qualche giorno fa il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Che poi ha lanciato un quesito per nulla peregrino: «Ma le nuove assunzioni hanno già una previsione di obbligo vaccinale, o no? A me risulta che si stia assumendo con la stessa modalità contrattuale di prima». Intanto cinque sanitari No-vax che erano stati sospesi a Vicenza assieme ad altri 25 colleghi che avevano rifiutato il vaccino anti-Covid, sono tornati sui loro passi, e si sono presentati spontaneamente per ricevere la somministrazione della prima dose. Sono stati così reintegrati al lavoro. «Sono già tornati in servizio», ha spiegato al Corriere del Veneto il direttore generale dell’azienda Ulss 7, Carlo Bramezza. Per gli altri sarà solo questione di tempo.

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