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Sicilia verso la zona gialla. I primari: «Troppe lacrime di coccodrillo dei No vax e polmoniti da curare» – L’intervista

Al “Cannizzaro” di Catania si dimettono i positivi per decongestionare i reparti, a Ragusa i non Covid di Medicina finiscono in Cardiologia. L’allarme è anche sui pochi medici e sui numeri che non tornano

Nel reparto di Pneumologia dell’Ospedale Cannizzaro di Catania il primario Sandro Distefano non ha più posti letto. Tutti malati Covid, tutti non vaccinati, continuano ad entrare a un ritmo difficile da sostenere. «La situazione è ancora una volta drammatica, noi siamo pieni, gli altri reparti quasi al collasso e siamo solo a fine agosto». Raggiunto al telefono tra le corsie del suo reparto, il primario descrive la tipologia di pazienti che ha davanti: «Senza alcuna protezione vaccinale entrano già con febbre a 39, e in questo momento hanno tutti polmonite bilaterale da Covid. Così non ne usciremo mai». Nell’elenco del primario quasi tutti pazienti dai 40 ai 60 anni, ma anche over 80 non immunizzati e purtroppo 20 enni. «Accoglierli e sapere che nessuno di loro ha deciso di proteggersi con il vaccino fa molto male». I sintomi rispetto ai ricoveri dell’anno scorso sono preoccupanti soprattutto per lo stato avanzato dell’infezione della maggior parte dei pazienti che si presenta in ospedale: «Situazioni già molto compromesse che non si riesce più a gestire a livello terapico neanche in casa. In questo modo anche i monoclonali, tipicamente efficaci nei primissimi giorni della malattia, diventano inutili. Ma le persone non sembrano saperlo o ancora una volta sottovalutano. Il risultato è che dopo poco tempo sono da noi attaccati all’ossigeno».


Anche a Ragusa la situazione è complicata. Nella provincia si parla di contagi quintuplicati e reparti Covid che aprono in continuazione. «Alcuni pazienti che arrivano rimangono direttamente in pronto soccorso perché non riusciamo a sostenerli tutti. Altri ancora vengono riversati nel reparto di medicina, rimasto ormai senza nessun paziente non Covid». La direttrice di Malattie infettive dell’Ospedale di Ragusa Maria Antonietta Di Rosolini racconta in un misto di preoccupazione e rassegnazione. «Da luglio fino ad ora abbiamo contato più di 600 ricoverati, il problema qui è anche la scarsa disponibilità dei medici. E quello che è peggio è che i mesi di settembre e ottobre devono ancora arrivare».


«Non abbiamo fatto in tempo»

Un mese fa la speranza era quella di tornare alla normalità: «I primi di luglio pensavamo di avercela fatta, avevamo 4 pazienti in Pneumologia, si era pensato di chiudere: non abbiamo avuto il tempo di immaginarlo che in pochi giorni le stanze si sono riempite di nuovo», racconta il dottor Distefano. Anche l’equipe della dottoressa Di Rosolino aveva annusato il pericolo già da fine giugno: «Verso i primi di luglio eravamo arrivati con pochi pazienti, si prospettava anche per noi l’ipotesi di chiudere e di diventare finalmente Covid free», racconta. «Per fortuna abbiamo intuito quello che sarebbe potuto succedere guardando già da allora i numerosi comportamenti irresponsabili in diverse parti della regione. Chiedemmo alla Direzione generale di lasciarci come reparto Covid e purtroppo non abbiamo sbagliato».

La velocità di diffusione della variante Delta continua da giorni a mettere in ginocchio le strutture sanitarie della regione. I comportamenti irresponsabili, l’afflusso ingente di turisti e una campagna di vaccinazione che fa il record negativo di immunizzati hanno nelle ultime ore fatto registrare in Sicilia una media di mille contagi al giorno. Per non parlare delle soglie di occupazione: ormai al limite o al di sopra del tetto massimo consentito dal governo Draghi avviano il territorio al definitivo passaggio in zona gialla. «Come se poi un cambio di colore servisse a qualcosa», riflette Distefano. «Qui la gente non si vaccina ed è questo il dramma».

«Le lacrime di coccodrillo dei no vax ricoverati non basteranno»

«Arrivano in reparto a pezzi, a quel punto scendono lacrime di coccodrillo». I toni decisi del primario sono riservati alla gran parte dei suoi pazienti, tutti No vax . «Si rendono conto e invitano i familiari a vaccinarsi dai loro letti di ospedale. Ma se l’unico strumento di comprensione per loro è prendersi una polmonite bilaterale grave come si potrà vincere questa guerra?». Il medico continua: «Un nostro paziente ha deciso di scrivere un diario per non dimenticare tutti i sintomi e i disturbi che continua ad avere, non riesce a parlare, a respirare, e scrivere di quello che sta scoprendo è una delle poche cose che gli dà sollievo. Era un No vax, ha cambiato opinione, ma troppo tardi». Tra i pentiti anche i 20 enni: «Si svegliano da questa forte forma di incoscienza e sono i primi a rendersi conto della cavolata commessa. Abbiamo visto alcuni di loro dal letto di ospedale attaccarsi al telefono chiamando tutti i loro amici e invitandoli a vaccinarsi».

«Positivi mandati a casa per liberare posti»

Il dottor Sandro Distefano racconta di aver ricorso alla telemedicina per tentare di decongestionare il reparto. I pazienti ancora positivi vengono mandati a casa con un respiratore polmonare domiciliare, un saturimetro e un controllo h24 a distanza. «Sono soggetti che non hanno più bisogno di alti flussi di ossigeno», spiega, ma che in condizioni di pressione ospedaliera di certo rimarrebbero ricoverati in struttura. Gli estremi rimedi della dimissione però sembrano non essere abbastanza, il ricambio è troppo alto. «Giorni fa ho dimesso 6 pazienti, nell’arco di 24 ore ne sono rientrati altri 6, riempendo di nuovo al colmo il reparto». Nel frattempo chi ci rimette sono tutti gli altri malati: «Broncopatici cronici, cardiopatici, diabetici sono tornati ad aver paura di venire in ospedale o ancora peggio cominciano a non trovare più posto per curarsi. Una conseguenza tra le più drammatiche ormai da troppo tempo».

«Qui i reparti aprono ma senza medici»

A Ragusa i reparti Covid lavorano a pieno ritmo già da giorni. Con più di 260 positivi al giorno la provincia è la prima nella classifica regionale. Insieme alle strutture sanitarie delle vicine Modica e Vittoria, l’ospedale della dottoressa Di Rosolini tenta di arginare l’ondata di ricoveri come può. «C’è un pronto soccorso che ha posti letto riconosciuti, abbiamo dovuto ricorrere a quelli per smistare gli arrivi. La nostra sub intensiva di Malattie infettive accoglie i casi più gravi. Allo stesso tempo è stato aperto un altro reparto Covid: l’area di medicina generale è stata riconvertita, trasferendo i pazienti non Covid in Cardiologia, con tutte le difficoltà che ne conseguono a livello di assistenza». I reparti aprono ma i medici mancano. «Si sono accorpate le Chirurgie, il personale medico è stato dirottato in Mlattie infettive creando squadre adibite. Ma il problema della carenza adesso si pone più che mai. Il personale che da marzo 2020 lavora nei reparti Covid ha bisogno di riposo: e questo soprattutto in previsione di settembre e ottobre quando tutto questo peggiorerà ulteriormente. Siamo stremati ma qui i reparti Covid aumentano per necessità e non sappiamo più come fare».

«Effetto Delta: tempi di incubazione più brevi»

La direttrice del reparto di Malattie infettive di Ragusa prescrive di continuo terapie antivirali ai pazienti, nella grande maggioranza arrivati in ospedale già in condizioni molto compromesse. «La variante Delta è molto diffusiva e prevede un periodo di incubazione più breve: questo comporta la presenza di pazienti che diventano sintomatici molto presto e in modo piuttosto impegnativo», spiega Di Rosolini e aggiunge: «i numeri sono evidenti: se prima la prescrizione di una terapia antivirale fatta ad un paziente che non desaturava poteva essere necessaria a 10 giorni dalla sintomaticità, oggi è urgente già dal 4° giorno. Per questo stiamo avendo anche un consumo di farmaci di gran lunga superiore a prima».

«Zona gialla? Servirà a poco»

«Abbiamo avuto una ragazzina di 12 anni proveniente da Parigi che evidentemente non è passato per i controlli francesi. Arrivando in aeroporto a Catania è stata trovata con 39 di febbre e subito ricoverata da noi» racconta il dottor Distefano. «Ci siamo occupati di un focolaio causato da un intero villaggio turistico», fa eco la direttrice di Ragusa. Ma entrambe i primari sono fermamente convinti che il problema principale del disastro siciliano non sono certo i turisti. «Qui il problema è culturale e di coscienza sociale. Il 98% dei ricoverati sono non vaccinati» spiega Di Rosolino. «Il passaggio in zona gialla non funzionerà semplicemente perché le regole seppur minime non verranno rispettate», continua, raccontando uno sconforto ormai difficile da consolare. «Fa rabbia e fa male perché ancora una volta ci troviamo a curare persone che potrebbero evitare di stare male. Qui non ci sentiamo più degli eroi ma delle vittime», confessa Distefano.

La Sicilia “trucca” i dati?

Da giorni i dati del monitoraggio dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali registra per la Sicilia un progressivo aumento di posti letto nei reparti Covid e di rianimazione. Le soglie del 10% e del 15% stabilite dal governo Draghi per il passaggio in zona gialla sono state raggiunte e superate. Nonostante questo le misure da area bianca hanno regolato anche tutta la settimana di ferragosto e relativi festeggiamenti. Ad aumentare però non sono solo le percentuali di posti letto occupati. Da un mese a questa parte i monitoraggi giornalieri non fanno altro che rendicontare grossi balzi nella crescita dei letti Covid disponibili. Un dato fondamentale per il calcolo del tasso di occupazione che si ricava dal conteggio dei ricoverati sul totale dei posti disponibili. Solo tra l’11 e il 12 agosto la Sicilia ha rendicontato 316 letti in area medica in più rispetto alle 24 ore precedenti. Un salto non indifferente che sommato alle crescite degli altri giorni va a modificare in maniera rilevante il totale dei posti disponibili e a condizionare così l’effettivo calcolo del tasso di occupazione regionale. Un trucco per ritardare il più possibile il passaggio in zona gialla?

A rispondere alla domanda è Vittorio Nicoletta, esperto in sistemi decisionali e analisi dei dati e dottorando all’Università canadese di Laval. Nicoletta è stato il primo su Twitter a evidenziare l’aumento “miracoloso” registrato in Sicilia. Raggiunto da Open spiega la fondamentale premessa da considerare quando si parla di posti letto occupati: «Esistono due tipi di posti letto: quelli attualmente attivi riservati ai pazienti in questo momento positivi a Covid-19 e quelli convertibili, e cioè presi all’occorrenza da altri reparti e trasformati in posti letto Covid». In buona sostanza sono letti riconvertiti tutti quelli dei reparti Covid creati appositamente per fronteggiare l’infezione e che in precedenza erano occupati da pazienti con altre patologie. Non solo. «Nella riconversione dei posti letto quasi sempre non viene prevista l’assunzione di ulteriori medici specialisti o di attrezzature specifiche. Risale ai tempi del commissario Arcuri la definizione su carta: “diventano di intensiva quei posti letto normali forniti di un respiratore”, senza alcuna direttiva di ulteriore personale medico da dover integrare».

Tutto questo ci serve per capire di quale tipo di posti letto sta rendendo conto la regione Sicilia. Secondo i dati, da un mese a questa parte i posti disponibili in area medica sul territorio sarebbero aumentati di almeno 500 unità, in intensiva di circa 100. «Le possibilità a riguardo sono due: o che la Regione abbia creato 600 ex novo posti letto comprando al contempo attrezzature e assumendo nuovi medici o molto più probabilmente che stia convertendo reparti non Covid in reparti Covid». «E allora a questo punto», si chiede Nicoletta, «a cosa serve un monitoraggio sulla pressione ospedaliera se i posti letto che aumentano per il Covid vengono tolti agli altri pazienti non Covid, senza nemmeno l’introduzione di nuove figure mediche? A cosa serve monitorare la pressione con metodi che creano la stessa pressione sanitaria che si dice di voler evitare?».

Nicoletta non parla di “trucco” da parte dell’assessorato regionale, ma di una responsabilità più a monte. «Non lo definirei inganno perché è il monitoraggio stesso che permette alle regioni il meccanismo di riconversione dei posti letto». Senza contare le ultime decisioni del governo molto meno restrittive sui criteri del passaggio in zona gialla: «Per cambiare colore bisogna superare tutte e tre le soglie di incidenza, intensive e aree mediche contemporaneamente», spiega, «con misure previste in caso di passaggio che non andrebbe a modificare poi molto. Senza coprifuoco o nulla delle genere, la mascherina all’aperto sarà forse una delle poche misure che si differenzieranno da quelle della zona bianca. A meno che non arrivino nuove comunicazioni da parte del governo».

Agenas vs Ministero, i numeri che non tornano

Con l’ultimo decreto legge 105 del 2021, per i dati di occupazione sulle terapie intensive le regioni sono chiamate a comunicare su base mensile solo i posti letto effettivi e non quelli riconvertiti. «Ma per le aree mediche la “stortura” non è stata invece corretta», spiega Nicoletta. Inoltre mentre i posti letto di Agenas sono noti, quelli comunicati dal Ministero della salute per il monitoraggio della Cabina di regia no. «Vanno calcolati con un conteggio proprio: venerdì è stato pubblicato il monitoraggio del Ministero in cui si riportava il tasso di martedì 10 agosto. Conoscendo questo tasso e il numero dei ricoveri in terapia intensiva si può ricavare il numero comunicato alla Cabina di regia: e dunque attualmente i posti letto disponibili in Sicilia in intensiva secondo il governo sarebbero 833. Agenas invece al 18 di agosto 2021 riporta 762 posti letto attivi e 196 convertibili, per un totale di 958». I dati sembrano non combaciare. «Sono 958 o 833?» continua Nicoletta. La risposta a questa domanda determina il passaggio o meno in zona gialla della regione, dove se incidenza e tasso in area medica sono ormai sopra la soglia, decisivo rimane il dato sulle intensive. «Se il totale è di 762 posti disponibili il tasso sarà del 9% e quindi ancora sotto il tetto massimo consentito dal governo. Se sono invece 958 le cose cambiano superando il limite del 10% e confermando uno scenario da zona gialla su tutti e tre i fronti».

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