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Kabul, la testimonianza di una donna sopravvissuta all’attentato: «Hanno ucciso tre persone davanti ai miei occhi»

La donna ha raccontato ai volontari dela onlus Cospe di Firenze i momenti dell’attentato suicida ai gate dello scalo della capitale

Il canale di scolo dell’acqua piovana che separa l’aeroporto di Kabul dalla strada, da dove erano arrivate immagini di persone accalcate nel tentativo di lasciare l’Afghanistan, è diventato «color sangue». È una delle immagini più forti della testimonianza di una donna afgana sopravvissuta all’attentato suicida allo scalo che ha provocato la morte di almeno 13 persone e il ferimento di decine di persone, tra cui tre soldati americani di cui uno grave. La donna stava cercando di abbandonare il Paese insieme ad altre migliaia di persone rimaste in fila davanti ai gate dell’aeroporto vicino all’Hotel Baron dove è avvenuta l’esplosione. «Hanno ucciso tre persone davanti ai miei occhi», ha scritto in un messaggio la ragazza afgana alla Ong Cospe di Firenze. La donna si trovava con i volontari dell’associazione, che hanno messo in sicurezza lei e altri afgani. «L’esplosione è arrivata nel momento in cui sarebbe dovuto entrare con il nostro gruppo, purtroppo è rimasto fuori dal gate durante l’esplosione suicida. La folla è quindi rimasta assiepata per metà del tempo nel canale che separa la strada dall’ingresso vero e proprio all’aeroporto, il cosiddetto Dirty River».


La testimonianza dell’interprete

Giungono altre testimonianze dell’attentato suicida. «È stato come il giorno del giudizio universale», racconta alla Bbc un ex interprete delle forze britanniche presente sul posto, «persone ferite ovunque. Ho visto persone correre con il sangue sui loro volti e sui loro corpi». E’ la testimonianza resa a un redattore di Sky News da un ex interprete per le forze britanniche che stava aspettando all’aeroporto di Kabul un volo di evacuazione con sua moglie e i suoi figli quando sono avvenute le esplosioni. Lo riporta la Bbc.


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