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La moglie di Enzo, l’uomo morto di Covid dopo un viaggio in India: «L’ambasciata italiana ci ha lasciati soli»

L’uomo era andato in India con la moglie per adottare una bambina di due anni. Una volta tornato è arrivata la diagnosi: positivo al Coronavirus

Enzo Galli aveva 45 anni. È morto il 25 agosto, a Firenze, con una diagnosi di Covid 19. Non era stato contagiato in Italia ma in India, dove era andato ad aprile insieme alla moglie Simonetta Filippi per adottare una bambina di 2 anni. Simonetta ha raccontato a diversi giornali, come sono state le ultime settimane di Enzo, da quando a maggio era tornato in Italia con una diagnosi positiva di Covid. «È stato davvero un angelo – spiega Simonetta – e adesso è tornato a volare. Nonostante le sue sofferenze ha cercato sempre di tranquillizzare me e nostra figlia. Anche prima di essere intubato. Lo ha fatto con un sms. Ci ha scritto: “Vi amo tanto. Stai sicura che Dio è più grande. Curati e abbraccia la bambina”». Simonetta era risultata positiva al Covid durante il viaggio in India e i due sono rimasti bloccati nel Paese. Erano riusciti a tornare in Italia solo l’8 maggio, grazie a un volo sanitario privato. L’avvocata pratese Elena Rondelli aveva organizzato una raccolta fondi per arrivare ai 134 mila euro necessari per noleggiare il volo con equipaggio e personale medico a bordo. Tornati a casa, anche Enzo era risultato positivo.


Poco dopo è iniziato il ricovero in ospedale. L’uomo non si è più ripreso dall’infezione. Dopo il ricovero si è aggravato ancora, fino a quando è diventata necessaria l’intubazione. «Ha donato la sua vita per salvare la famiglia. Sapeva di essere stato infettato, stava già male, ma non mi aveva detto niente. Temeva che ci togliessero nostra figlia. Me lo ha confessato dopo la partenza dall’India». Tra le dichiarazioni di Simonetta, anche una che spiega il ruolo che ha avuto la diplomazia italiana:


«Ringrazio il console Daniele Sfregola, è stato straordinario. Ma l’ambasciata italiana non la devo ringraziare, ci ha lasciato soli, non ci ha aiutato. Eravamo andati a chiedere i visti per tornare al più presto in Italia perché la pandemia in India sembrava ancora più terribile. Ci hanno buttato fuori dicendo che c’era il lockdown e dovevamo prendere un appuntamento. Ce l’hanno dato dopo una settimana e quella settimana è stata fatale».

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