Coronavirus. Secondo Matteo Salvini «le varianti nascono come reazione al vaccino», ma non è così

Le varianti sono il risultato della libera circolazione del virus e della sua replicazione, non delle vaccinazioni e della reazione del sistema immunitario

Matteo Salvini, leader della Lega e partito di Governo, ha dichiarato il 10 settembre 2021 che «Le varianti nascono come reazione al vaccino». Lo ha affermato durante la puntata di L’Aria Che Tira, in onda su La7, davanti alla conduttrice Myrta Merlino dopo aver invocato un’informazione corretta sulla Covid-19. L’affermazione di Matteo Salvini non è corretta.

Per chi ha fretta

Analisi

In uno speciale di Open Fact-checking avevamo spiegato che cosa sono le varianti, come si sviluppano e come vengono classificate. La seguente tabella – consultabile con continui aggiornamenti nel sito dell’OMS – riporta l’elenco delle varianti di preoccupazione e delle varianti di interesse. Nelle prime troviamo la Alpha (Inglese) e la Delta (Indiana), che come possiamo vedere sono state scoperte rispettivamente a settembre e ottobre del 2020 quando i vaccini non erano ancora stati approvati e somministrati in massa.

La variante che ha preso il sopravvento è la Delta, precedentemente nota come “Variante Indiana”. In India, dove è stata scoperta per la prima volta ad ottobre 2020, non era stato ancora approvato nemmeno il vaccino nazionale Covaxin. L’approvazione da parte dell’ente regolatore indiano risale a inizio gennaio 2021, mentre per Pfizer e AstraZeneca la richiesta era ancora in ballo a dicembre 2020. La campagna vaccinale iniziò il 16 gennaio 2021.

Come si sviluppano le varianti

Sfatata la teoria che vede lo sviluppo delle varianti a causa delle vaccinazioni, spieghiamo attraverso un esempio come avviene la loro comparsa:

State per stampare 100 copie di un vostro lavoro, ma dovete sapere che nessuna copia sarà mai uguale all’altra. Una avrà un foglio un po’ piegato in un angolo, una avrà una macchia dovuta alla lavorazione della risma di carta, e così via. I virus si replicano, si moltiplicano, e può capitare che venga riscontrato un “errore di copiatura”. La prima condizione che permette la “nascita” o la “formazione” di una variante è la possibilità di moltiplicarsi all’interno di un corpo, umano o animale.

Più il virus circola, permettendo la replicazione incontrastata nel corpo infettato, più ci sono possibilità che si presentino questi “errori di copiatura” generando varianti che possono essere innocue o pericolose.

Il virus non cerca di sopravvivere

Matteo Salvini prosegue: «Se io provo ad ammazzare il virus, il virus cerca di sopravvivere variando, mutando, reagendo al vaccino. Per questo che in Israele, che è il Paese più vaccinato al mondo, ci sono migliaia di casi e stanno arrivando alla terza dose».

Il virus non è considerato un essere vivente e per replicarsi ha bisogno di una cellula. I batteri, invece, sono esseri viventi unicellulari, si nutrono e sono capaci di moltiplicarsi in autonomia.

Ciò che avviene con il virus è un evento casuale, non una reazione al sistema immunitario (e non al vaccino).

L’obiettivo dei vaccini e rendere il nostro sistema immunitario capace di reagire contro il virus, arrestandone la replicazione. Inoltre, i vaccinati (tranne in casi molto rari) se infettati hanno una carica virale molto bassa.

Infine, il problema in Israele riguarda la variante Delta e non si riscontrano altre varianti ritenute preoccupanti a seguito delle vaccinazioni nel Paese.

Per approfondire l’argomento vaccini, ricordiamo la nostra guida utile dove spieghiamo come bisogna comportarsi una volta completamente vaccinati.

Lo dicono l’ISS, Ricciardi e Burioni?

I sostenitori della teoria citano l’Istituto Superiore di Sanità e Roberto Burioni come fonte delle loro argomentazioni. Facciamo chiarezza.

All’interno del portale Issalute.it (gestito dall’ISS), alla voce “Varianti virali“, vengono elencate le ipotesi su come si potrebbe sviluppare la variante di un virus. Tra queste leggiamo: «pressione selettiva esercitata dalla risposta immunitaria, da farmaci o da vaccini […] Sotto l’azione dei vaccini, o anche dei farmaci, che tendono a ridurre la sua moltiplicazione, è più probabile che quegli errori casuali (mutazioni) che danno al virus variato maggiori probabilità di resistere all’attacco degli anticorpi o all’azione dei farmaci antivirali, prendano il sopravvento. Questo risulta in un’accelerazione del naturale cambiamento (evoluzione) del virus».

L’ISS specifica che questa possa essere un’ipotesi, non una certezza. Il sistema immunitario, grazie ai vaccini, riconosce il virus e ne riduce la moltiplicazione, ma viene considerata la possibilità che uno degli errori casuali dovuti alla replicazione del virus attraverso una cellula potrebbe sfuggire all’azione degli anticorpi.

Non è il vaccino che scatena la mutazione, ma il classico processo di replicazione attraverso le cellule infettate. Una variante resistente ai vaccini potrebbe, infatti, provenire anche da un errore di replicazione avvenuta in un corpo non vaccinato. Ricordiamo che a seguito della prevalenza della variante Delta, sviluppatasi in india prima della campagna vaccinale, la comunità scientifica si era posta la domanda se fosse vaccino resistente.

Come riportato dal medico e divulgatrice scientifica Roberta Villa nel portale Dottore Ma È Vero Che dell’FNOMCeO, «La pressione che potrebbe in teoria essere esercitata dall’immunità indotta dai vaccini non è sostanzialmente differente da quella che potrebbe derivare da una popolazione che ha già incontrato il virus, come accaduto a Manaus».

Walter Ricciardi, consulente del Ministro della Salute Roberto Speranza, durante la trasmissione In Onda su La7 aveva dichiarato che «il vaccino scatena le varianti». Come spiegato anche dai colleghi di Facta, le varianti dei virus «non nascono in seguito a un fine deliberato, bensì sono prodotto dell’evoluzione biologica tramite selezione naturale, che non ha scopi», concludendo che l’affermazione di Walter Ricciardi possa al massimo essere definita «una metafora» pur etichettando la dichiarazione come “fuorviante”: «Quello che in teoria potrebbe accadere è, semmai, che varianti del virus capaci di replicarsi e trasmettersi in soggetti vaccinati, sorte in seguito a mutazioni casuali del virus, siano capaci di diffondersi più facilmente di altre e prendano il sopravvento».

Alcuni sostengono che il virologo Roberto Burioni ritenga i vaccini come responsabili dello sviluppo di nuove varianti. Lo avrebbe sostenuto in un lungo thread via Twitter, ma i sostenitori della tesi riportano solo due tweet dove leggiamo: «A questo punto la variante conveniente per il virus non è più solo quella che si diffonde di più, ma anche quella che riesce a infettare i già vaccinati. Una simile variante, in assenza di vaccino, non avrebbe alcun vantaggio e non emergerebbe mai. Ma in presenza di vaccinati potrebbe emergere. Quindi, in un certo senso, è la vaccinazione a tappeto a creare le condizioni nelle quali un virus resistente potrebbe emergere».

I sostenitori della teoria citano i due tweet di Roberto Burioni, ma non quello successivo dove leggiamo: «Però non fate l’errore di considerare questo un effetto negativo dei vaccini: senza vaccini la variante non potrebbe emergere semplicemente perché troverebbe la strada libera verso il contagiare tutto il mondo».

Lo stesso Roberto Burioni ha condiviso il thread utilizzato parzialmente dai sostenitori della teoria, ma per contestare le parole di Matteo Salvini e non per sostenerlo: «Voi capite perché sono scoraggiato? COVID: SALVINI, ‘VARIANTI NASCONO COME REAZIONE AL VACCINO’».

Conclusioni

Il virus non è un essere vivente e le varianti si sviluppano in maniera casuale attraverso la replicazione che avviene nelle cellule infettate attraverso gli “errori di copiatura”.

Una persona vaccinata può essere comunque infettata dal virus e, sempre in maniera del tutto casuale, attraverso la replicazione potrebbe svilupparsi una variante capace di aggirare gli anticorpi del vaccinato.

Non si esclude la possibilità che una variante pericolosa e capace di aggirare i vaccini possa svilupparsi attraverso il corpo di un vaccinato come di un non vaccinato.

Ad oggi, non è stata rilevata una variante capace di aggirare i vaccini in uso in Italia nonostante vi siano già milioni di persone completamente vaccinate.

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