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Firenze, migliaia di persone in strada per sostenere gli operai della Gkn. Lo striscione in testa: «Insorgiamo» – Il video

Oltre 500 persone tra operai e fornitori sono stati licenziati con una lettera dalla Gkn, un’azienda inglese che si occupa di componenti per auto. I lavoratori hanno ricevuto il supporto di migliaia di persone

La storia che ha portato migliaia di persone a manifestare tra le vie di Firenze è cominciata il 9 luglio. È questo il giorno in cui 422 lettere di licenziamento sono arrivate agli operai della Gkn di Campi Bisenzio, una fabbrica di componenti di automobili gestita da una multinazionale con sede a Redditch, Inghilterra. Nelle lettere si certificava di fatto la chiusura della fabbrica. Le motivazioni sono tutte di tipo economico: «Totale disequilibrio tra costo di produzione e valore di vendita», dice la lettera. E da qui che è cominciata l’occupazione della fabbrica: gli operai hanno deciso di aprire un’assemblea permanente. Un modo per tenere presidiata la struttura e impedire che lo stabilimento venga smantellato. «Se davvero qui chiuderà tutto sarà difficile riciclarsi, molti di noi sono ultracinquantenni», spiegano i lavoratori al quotidiano La Nazione. Da qui è cominciata una protesta arrivata fino alla manifestazione di oggi. Secondo gli organizzatori oltre 10 mila persone sono arrivate per dimostrare solidarietà agli operai licenziati che nel frattempo sono arrivati a 500. Non solo. Le voci della protesta chiedono di rimettere al centro del dibattito politico i diritti dei lavoratori: «Allo stato attuale noi respingiamo la richiesta che l’azienda fa di cassa integrazione per cessazione. La Gkn è un’azienda che va bene, che ha commesse, è un’operazione finanziaria dettata da un fondo», spiega Francesca Re David, segretaria della Fiom. In testa al corteo lo striscione originale della 22° Brigata Garibaldi “Vittorio Sinigalia”, una scritta bianca su sfondo rosso diventata lo slogan di questa vertenza: «Insorgiamo».


Le reazioni politiche e la fabbrica chiusa per Conte

Il 16 settembre l’ex premier e ora capo politico del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte è arrivato a Campi Bisenzio per entrare nella fabbrica a parlare con gli operai. I responsabili della protesta hanno deciso di non farlo entrare: «Dal 4 agosto non abbiamo avuto più notizie dal governo. Vogliamo la sospensione della procedura di licenziamento. Poi si discute il resto», ha spiegato Matteo Moretti della Rsu di Gkn. Intanto sono parecchi gli amministratori locali che si sono schierati a favore degli operai. Il sindaco di Campi Bisenzio Emiliano Fossi ha firmato un’ordinanza per impedire ai camion di avvicinarsi alla fabbrica, così da ostacolare lo smantellamento: «Voglio dare un segnale amministrativo e politico chiaro che non accettiamo lo smantellamento dello stabilimento da parte della proprietà». Il supporto è arrivato anche dal ministro del lavoro Andrea Orlando: «Ho sentito il sindaco di Campi Bisenzio e i miei uffici hanno contattato i sindacati, il Mise si sta muovendo per verificare le condizioni in cui è avvenuto l’episodio, ma si tratta di modalità che non possono essere accettate e su cui bisogna trovare tutti gli elementi per scongiurarle».


Il minuto di silenzio per l’operaio morto

La manifestazione è cominciata con un minuto di silenzio. A Campi Bisenzio la sera di venerdì 17 settembre un uomo è morto sul posto di lavoro. Giuseppe Siino aveva 48 anni e lavorava alla Alma, un’azienda specializzata nella produzione di moquette. Dalle prime ricostruzioni sembra che l’uomo sia stato schiacciato da un rullo poco dopo le 21. Il macchinario è stato subito messo sotto sequestro. Giuseppe Siino aveva una moglie e una figlia di 13 anni.

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