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Chi è Luca Bernardo, il candidato di centrodestra alle elezioni comunali di Milano

Classe 1967, prima della candidatura a sindaco Bernardo ha avuto solo un’esperienza politica con Letizia Moratti. Pediatra, con diversi incarichi nel mondo della sanità, al momento i sondaggi lo danno parecchio lontano dal rivale Beppe Sala

Solo un accenno di politica – 2006, quando si era candidato nella lista che sosteneva Letizia Moratti – poi nulla, fino a quando gli è stato chiesto di correre alle elezioni comunali contro Beppe Sala. Luca Bernardo è il candidato sindaco della coalizione di centrodestra. Classe 1967, è primario nel reparto di pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli. Bernardo ricopre diversi incarichi nel mondo sanitario: fa parte dell’Osservatorio nazionale per l’Infanzia del ministero dell’Istruzione ed è direttore del Centro nazionale Cyberbullismo. Nel 2017 aveva fatto parte anche dell’Autorità nazionale per l’Anticorruzione (Anac) come esperto in materie sanitarie. Il politico in famiglia è sempre stato il fratello Maurizio. Eletto nel 2006 come deputato per Forza Italia, ha visto il partito fondato da Silvio Berlusconi trasformarsi nel Popolo delle Libertà. Maurizio Bernardo è uno dei parlamentari che poi sono confluiti nel Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Nel 2017 si è spostato nel Pd per finire la sua esperienza come parlamentare nel 2018.


Il programma e le liste

Bernardo è sostenuto da cinque liste principali: Lega per Salvini Premier, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Luca Bernardo Sindaco e Maurizio Lupi – Milano Popolare. Le due liste che al momento stanno raccogliendo più preferenze sono Lega e Fratelli d’Italia. Secondo i sondaggi ognuna delle due sarebbe in grado di richiamare almeno il 13% dei voti. Lo slogan del suo programma è Milano insieme Si cura. I punti principali sono la sicurezza, la diminuzione delle tasse, una nuova mobilità e un nuovo modo di dare spazio alla cultura. Fra gli obiettivi c’è l’assunzione di 600 vigili urbani, la chiusura dei centri sociali e il trasferimento dei detenuti di San Vittore per riqualificare la struttura. Il carcere ora si trova in una zona centrale della città. Fra le proposte economiche c’è la diminuzione del 50% della Tari per tutte le attività che sono state danneggiate dal Coronavirus.


Il vocale e i fondi dei partiti

Un tono fermo, deciso. A tratti scocciato. Il 18 settembre il quotidiano la Repubblica ha pubblicato un messaggio vocale mandato da Luca Bernardo nella chat con i segretari dei partiti che lo sostengono. Un messaggio da un minuto e mezzo in cui il candidato del centrodestra: «Se entro questa settimana non arrivano per tutti i partiti 50 mila euro a testa per andare avanti in questa campagna che costa molto di più … Io lunedì mattina alle 10 convoco una conferenza stampa e dirà che mi ritiro dalla tenzone elettorale. Torno a fare il mio lavoro che tanto mi piace». Dopo la divulgazione dell’audio sono cominciati anche i retroscena: Bernardo sostiene che qualcuno abbia trafugato l’audio dalla chat: «È una chat di sette persone ci sono i segretari dei partiti, ci sono dei parlamentari. Ho il timore che si sia inserito qualcuno in questa chat, conosciamo i colpi bassi di certa sinistra. I metodi da ex Unione Sovietica non sono i nostri».

Le polemiche sulla pistola in ospedale

Durante questa campagna elettorale Bernardo ha ricevuto parecchie critiche per il caso della pistola in ospedale. Lo scorso luglio il consigliere della regione Lombardia Michele Usuelli (+ Europa) ha accusato il candidato sindaco di portare la pistola in ospedale durante le visite ai pazienti in corsia. Anche Usuelli è un medico specializzato in pediatria e all’inizio della sua carriera ha lavorato proprio con Bernardo. «Non è un pettegolezzo: è una cosa nota nel mondo della pediatria milanese», aveva assicurato. Un’accusa che è stata smentita solo in parte dal candidato. Bernardo infatti ha dichiarato di avere il porto d’armi ma di non aver mai portato una pistola in corsia: «Io sono entrato con l’arma in ospedale e l’ho avuta addosso, ma mai quando giro con i pazienti e nemmeno in loro presenza. Se la notte rimango in ospedale visto che sono stato minacciato la tengo addosso e resto nel mio studio e non visito».

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